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Posts Tagged ‘viaggiano i perdenti’

Vengo a colmare un vuoto, anche emotivamente

December 21st, 2007 | By benty in Senza categoria | 1 Comment »

In effetti io Silvio lo capisco, sarà che siamo tutti e due imprenditori i cui fondi per iniziare l’impresa hanno origini poco chiare. Anche per lavorare nella mia scuola le professoresse e la segretaria o devono prostituirsi o essere di sinistra. Maledette troie bolsceviche !

Comunque torno in italia, tipo fra tre ore. Gli auguri ve li faccio da lì, temo.

Solito post di ritorno

August 18th, 2007 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Domani di nuovo ci si imbarca con destinazione Igoumenitsa e poi Salonicco. Festeggiamenti a bordo. Mi aspettano 43 gradi centigradi (si dice) e – a brevissimo – famosi blogbrothers in vacanza.

Sul cucuzzolo della montagna

August 11th, 2007 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Da oggi si va a villeggiare nel ridente villaggio di nascita paterno, posto presso i Sibillini, come succedeva ogni estate in infanzia e in buona parte dell’adolescenza. Non c’è internet, non c’è manco uno stereo. Però c’è un viale meraviglioso dove "svialare", un gelato come non lo fanno da nessun’altra parte, sagre a ripetizione e una spaventosa moltitudine di parenti da affrontare. C’è un giardino pubblico pieno di ricordi e nostalgie, con  una pista da pattinaggio che una volta, nelle notti di Ferragosto vedeva impazzare improbabili orchestre locali di liscio, e invece adesso temo ci saranno delle cover band di Ligabue. Fu lì che la si conobbe e la si amò per la prima volta circa 15 anni fa. Oggi si va a chiederne la mano ufficialmente alla famiglia, che sennò a questi gli pare che scherzo, tsè. La convalescenza procede bene, ma purtroppo i campionati regionali di break dance per quest’anno me li posso scordare, così come i pochi concerti che purtroppo nemmeno si tengono qui vicino. Sarà per un’altra volta. Buone vacanze a voi e pure io vorrei ricordare a un anno di distanza Giorgio, che le chitarre e gli wombat lo accompagnino sempre e ovunque.

I’m on the run (finalmente un post a punti)

July 26th, 2007 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Mi preme con assoluta urgenza rimarcare, a vostro esclusivo vantaggio, che negli ultimi 4 giorni ho:

  1. fatto annullare una multa da 500 euri, a costo di aspri scontri con gli impiegati delle poste e della stazione della polizia municipale
  2. fatto finta di niente per il furto del mio cellulare
  3. assolto pratiche burocratiche infinite e soffocanti
  4. fatto da tassista pressoche’ quotidianamente per la mia fidanzata
  5. cenato in un ristorante greco e in uno italiano senza cacciare un euro
  6. scoperto che la mia ragazza ha un blog di successo da tre mesi
  7. rifiutato l’offerta di aprire un ristorante italiano
  8. firmato un contratto d’affitto per delle nuove aule
  9. contestualmente deciso che dunque non e’ ancora ora di tornare in Italia
  10. riscosso gli ultimi faticosi soldi delle iscrizioni, spezzando un paio di mignoli e minacciando di morte una famiglia
  11. litigato con i due proprietari delle aule da cui ce ne andiamo
  12. dribblato elegantemente il pagamento dell’agenzia immobiliare che ci ha trovato le nuove aule
  13. pagato versando lacrime amare la professoressa di spagnolo e contestualmente le ho trovato pure un lavoro da cameriera
  14. messo i dischi – senza infamia e senza lode – sulla love boat
  15. scritto due post
  16. svolto una quindicina di ore di avvincenti lezioni sulle preposizioni e assolto a tutti i doveri da manager della scuola stessa
  17. assistito alla mia fidanzata che fa carriera come avvocato in Grecia, cosa che ancora stento a credere mentre scrivo: le hanno fatto pure i bilgietti da visita e io invece ancora non ce li ho
  18. fatto derattizzare e controllare inutilmente l’auto
  19. costretto la segretaria della scuola centrale a promettere che al mio ritorno tutto sara’ pronto, altrimenti mi suicido con la cicuta

Entro domani devo

  1. fare i regali alla famiglia, fra cui quello a mia nipote di 9 anni ancora non mi e’ nemmeno venuto in mente, se avete delle idee di realizzazione rapida e indolore per l’esausto portafoglio accomodatevi nei commenti
  2. partecipare attivamente a un travagliato trasloco per la scuola
  3. preparare i bagagli
  4. rassicurare mamma’ che no, non corro, si, sto attento
  5. farmi una birretta di commiato con gli amichetti miei
  6. farmi spiegare dalla suddetta fidanzata come si fa a far diventare un blog di successo in tre mesi
  7. comprare e imbottire i panini alla frittata per il viaggio, senno’ le uova si rovinano
  8. farmi la barba per rendermi piu’ presentabile alla suocera
  9. imbarcarmi verso l’Italia
  10. tagliarmi i capelli che sembro un bassista heavy metal
  11. mettere ordine nel marasma bancario dei conti personali e della scuola
  12. riscuotere gli ultimi spiccioli da studenti ritardatari di braccio corto e malevolo
  13. interrompere i contratti della corrente e dell’acqua

Appena arrivo in Italia nel giro di una settimana mi attende:

  1. un’inaugurazione di agriturismo dei parenti = una sbornia familiare epocale
  2. un intervento chirurgico di scarsa rilevanza che mi costringera’ a stare a letto per una settimana

Poi ti lamenti che non fai una vita intensa.

We’re all from Barcelona, step four: giorno 2.1 – Montjuic, stadio dell’Espanyol

May 19th, 2007 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

Il programma della giornata prevede un giro alla collina del Montjuic, la visita della fondazione Mirò, un giro al Peublo Espanol, e la sera è prevista la temibilissima serata flamenco, a soli 35 euros a cabeza. Sin dal mattino si insinua nella mia testa di conducador il seguente dilemma “Dare 35 euro per una manifestazione da vecchie turiste babbione o provare a capire dove si trova la sala Apolon, per vedere il concerto delle Coco Rosie a dodici euro ?".

Intanto piove, e la fantozziana nuvoletta non ci abbandonerà praticamente mai per tutto il viaggio, mentre ci arrivano notizie che pure in Islanda si fanno il bagno al mare e nel resto dell’Europa il sole spacca le pietre. Soprattuto in Grecia, ovviamente, il che non può non alimentare ulteriori lamentele e nostalgie dei simpatici gitanti discendenti di Omero. Al Montjuic tira pioggia a vento freddo, e c’è una commovente ostinazione in quei sorrisi tirati degli studenti, che si sforzano per mettersi in posa felici con lo sfondo di una Barcellona angustiata dalla foschia, nonostante il maltempo li fustighi impietoso. L’imprinting è chiaro: noi c’eravamo e dobbiamo testimoniarlo, costi quel che costi, anche se il fato c’è avverso e padre Zeus ci dà contro, noi, eroica stirpe di Leonida e dei trecento spartani, sopravvivremo. Ad aggiungere tristezza al tutto succede che non ci accettano come gruppo, alla fondazione Mirò. Un atto di vile ostracismo antiellenico, motivato pretestuosamente da futili discorsi di prenotazioni da effettuare mesi prima. Peraltro pretesa irrealizzabile in Grecia, avendo noialtri ricevuto adesioni fino al giorno prima di partire, e non prima degli ultimi 10 giorni della data fissata per la partenza. Quindi si opta per un giro all’insignificante stadio dell’Espanyol, dove i gitanti, genie eletta di Socrate il maieuta, hanno una prima possibilità di sfogare i loro istinti da heavy shoppers. C’è un modestissimo chioschetto di squallide cartoline, che in uno scenario surreale viene istericamente saccheggiato, roba che si fatica a farli risalire sull’autobus, gli ossessi, e si tenta invano di convincerli che Barcellona avrebbe, volendo, anche altro da offrire. Poi a coronare la giornata c’è il giro all’aquarium, con istantaneo cambio di programma e che vedrà presto la rivolta popolare contro tutto il direttorio e il violento giro di vite del conducador, in evidente difficoltà.

Ma, prima di continuare nella disamina di questa amena gita catalana, concediamoci una digressione antropologica di un certo livello. Andiamo ad analizzarne qualcuno di questi greci in gita, uomini oberati dal fardello dell’eredità culturale di una Grecia classica al suo apice, lontani nipoti di chi, a suo tempo, donò al mondo occidentale il teatro, la retorica, la filosofia, lo sport con corollario di spirito olimpico, mezzo vocabolario, nonché il centravanti Anastopoulos all’Avellino degli anni 80. Le categorie umane presenti sono varie, le dinamiche che li muovono risultano morbosamente interessanti, i loro profili agghiaccianti, provocano al sottoscritto profondi turbamenti, anche a distanza di settimane.

Uno degli inestimabili lasciti della cultura classica greca a quella italiana, Nikos Anastopoulos

We’re all from Barcelona, step three: giorno uno, Sagrada Familia e Parque Guell

May 4th, 2007 | By benty in Senza categoria | 1 Comment »

Si parte per verso la Sagrada Familia, cullati dalle ipnotiche delucidazioni storiche e architettoniche di Giorgos, la guida-volpe dalla voce oppiacea. Appena scendiamo dall’autobus, nel piazzale antistante l’opera di Gaudi’, faccio in tempo a perdere un gruppetto di sfaccendati. I quali mi importunano presto al cellulare, gravandomi delle spese di una chiamata che parte dalla Grecia, rimbalza in Spagna e infine torna al mio cellulare greco. Ma sono il lider maximo della temeraria spedizione, e un buon Lider deve sapersi accollare anche i costi della societa’, senza nemmeno inarcare un sopracciglio. Segue il costosissimo dialogo telefonico.

Lider Maximo "Dove siete?"

Dispersi "Siamo qui!"

Lider Maximo "Ah bene. Qui dove? Ancora in Spagna , tipo?"

Dispersi "Qui; dov’eravamo prima"

Lider Maximo "Prima di cosa?"

Dispersi "Dove ci ha lasciato l’autobus"

Lider Maximo "Ma siete sicuri? Non per contraddirvi, ma l’autobus e’ qui davanti"

Dispersi "Ma dove siete voi?"

LIder Maximo "All’entrata"

Dispersi "Ma anche noi, guarda si vede un chiosco da qui e anche degli alberi"

Lider Maximo "Certo, capisco. Vabbe’ fermi dove state vengo a prendervi"

(parte la colonna sonora di Indiana Jones, il Lider Maximo si acciglia, arrotola le maniche della immaginaria camicia-in realta’ la solita t-shirt dei Pixies – e bestemmiando sommessamente in vari idiomi si lancia alla ricerca dei dispersi)

Ovviamente non so nemmeno che faccia abbiano, li riconosco perche’ continuano istericamente a fotografare e fotografarsi. Una volta riportate le pecorelle smarrite al gregge mi devo sorbire pure le loro lamentele. Si erano persi per colpa nostra, secondo loro. "Non ci avete aspettati", dicono indignati mentre non smettono di immortalare con le loro fotocamere digitali i celebri marciapiedi catalani- cosi’ diversi da quelli greci d’altronde, e quando gli ricapita di vederne? Io, sulle ragioni del loro momentaneo perdersi,  ho una teoria diversa dalla loro, ma la tengo per me. Un buon Lider Maximo deve saper introiettare anche le colpe altrui, ma senza prendersi meriti o rivendicare alcunche’. Tornato al gruppo, invece che tributarmi un applauso per aver portato a termine la missione di recupero incapaci con successo, arrivano altri mugugni. L’entrata e’ di 10 euro. La gente mi guarda storto. Forse avremmo dovuto specificare meglio nel programma che ingressi a musei e monumenti erano da considerarsi extra. Essendo questa la prassi abbiamo pensato fosse superfluo. Evidentemente sbagliavamo.

Guida e accompagnatore fischiettano e guardano stupefatti verso l’alto, raccolgono rapidamente i soldi e si dileguano. Intanto iniziano a girare voci che per i gruppi il biglietto d’ingresso dovrebbe essere piu’ economico. Altri giurano di aver letto che c’erano group-ticket a tre euro e mezzo. Il malumore serpeggia incontrollabile. Ma un buon lider Maximo deve saper sopportare le piu’ basse insinuazioni senza tremare, essendo mondo dai peccati della corruzione. Io pero’ sudo.

Finalmente entriamo. La guida, nel percorso dall’aeroporto, aveva accennato al fatto che all’interno della Sagrada Familia i lavori erano in corso da anni. La gente pero’ era evidentemente intenta a fotografare i poggiatesta dei sedili dell’autobus, o preda di lapsus collettivi, o narcotizzata dai soporiferi excursus in greco. Entrati nel tempio, le espressioni piu’ tenere che colgo da parte degli studenti sono "Ma che cazzo e’ sta cosa?" oppure "Ma guarda ‘sti stronzi se ci tocca pagare dieci euro per vedere un cantiere!". La situazione e’ quasi fuori controllo. Realizzo che l’odio e’ equamente ripartito fra guida, accompagnatore accompagnato dell’agenzia, e direzione ovvero: io, fidanzata e parenti della socia.

Quando a un tratto, la rottura. La rabbia esplode davanti alla richiesta di ulteriori due euro per l’ascesa alle torri con l’ascensore. Peraltro unica via possibile, poiche’, recita un cartello, le scale sono chiuse per motivi di sicurezza. I due euro in piu’ fanno traboccare il vaso. Gli altri visitatori, diligentemente in fila, osservano allibiti e divertiti lo spettacolo di trenta persone che urlano, si accapigliano, discutono, insultano in una lingua alle loro orecchie incomprensibile.

Ma un buon Lider Maximo deve saper tenere i nervi saldi in ogni situazione. Davanti alle insurrezioni popolari ho sempre avuto una certa inclinazione per la soluzione piu’ cruenta. In questo caso pero’ e’ difficile reprimere la rivolta nel sangue, poiche’ anche parte della direzione mi tradisce. Infatti improvisamente anche le parenti della socia, serpi in seno, mi si rivoltano contro. Iniziano a inverire verso di me, riversandomi improperi rivolti solo nominalmente verso guida e accompagnatore, al momento stranamente irreperibili. Sembra che si sentano abbandonati, abbiamo pagato per entrare, non e’ cosi’ che si fa, pare proprio che abbiano bisogno di una guida pure per mettersi in fila e pagare due euro. Due cazzo di euro, avro’ a ripensare nei giorni seguenti, quando li vedro’ sperperare interi stipendi in introvabili cartoline nere recitanti "Barcelona by night".

Ma il Lider Maximo di polso si riconosce nei momenti piu’ delicati. Pur meditando per un attimo una rovinosa fuga, mi assumo le mie onerose responsabilita’ e mi metto in cerca dei due elementi ritenuti responsabili diretti dal pueblo en revuelta, ossia guida e accompagnatore. Figuratevi se li trovo. Il tempo scorre intanto. L’appuntamento all’autobus e’ fissato fra mezz’ora, ma la fila per gli ascensori e’ interminabile. Alcuni studenti sono gia’ in coda. Altri continuano a sbraitare. Altri mi implorano con lo sguardo, incerti sul  da farsi. E qui prendo per la prima volta le redini in mano, sedando la rivolta. "Facciamo che l’appuntamento e’ spostato di mezz’ora, adesso fate come cazzo vi pare, io salgo a vedermi Barcelona dall’alto, a dopo".

Sull’autobus, al ritorno, la tensione e’ palpabile. Non posso ignorare i commenti di scherno quando la guida inizia di nuovo a parlare. L’autista-Spartaco-Sacchi-tamburella nervoso le dita e fuma l’ennesima sigaretta mentre, come sempre, attendiamo gli ultimi arrivi con la canonica mezz’ora di ritardo.

Ci dirigiamo verso lo splendido Parque Guell. Appeno sceso fingo che non sia successo niente e tento delle rapide indagini sul gradimento della prima tappa da parte dei malmostosi gitanti. Ottengo in risposta grugniti, sguardi colmi di commiserazione e irrisione.

Ma l’autentico Lider Maximo, sicuro del suo retto operato, sa tirare dritto anche fra le perplessita’ del pueblo. Dentro al giardino la guida parla, ma non se lo incula piu’ nessuno, e il branco si disperde sparlando malevolo. A quel punto sviluppo, insieme alla mia consorte, un forte odio per i greci in gita, e numerose teorie sulla loro assoluta non idoneita’ ai viaggi, in particolare quelli di gruppo. Sto quasi per dichiarare la superiorita’ della razza italica, quando mi imbatto in un paio di gite scolastiche provenienti da varie parti del Belpaese. Suddette formazioni si gemellano casiniste e monopolizzano l’attenzione dei presenti cantando l’inno nazionale italiano, ovvero il Poppopopopopoopooo di whitestripesiana memoria. Rimpicciolisco dalla vergogna, comincio a parlare a voce alta solo in greco e mi sento molto molto molto apolide. Un lider Maximo sa pure nascondersi e rinnegare le proprie appartenenze quando occorre, altroche’.

Segue ritorno in hotel, durante il quale realizziamo presto che quando il programma della gita indica Casa Mila’ e casa Battlo’ non signfica "visiteremo" , bensi’ "passeremo rapidamente con l’autobus davanti a". Infine arriviamo in stanza e crolliamo esamini, colti da ineluttabile abbiocco: ci ridesteremo solo la mattina seguente.

We’re all from Barcelona, step two: l’arrivo

April 29th, 2007 | By benty in Senza categoria | 1 Comment »

Solo per uscire dall’aeroporto ci vuole un’ora poichè gli allegri vacanzieri sono in grado di perdersi a tempo di record, anche in spazi ristretti. Ragion per cui mi immolo al visibile ruolo del cane pastore affetto da retaggio cattolico: aspettare gli ultimi perchè saranno i primi. I primi che vorrei strangolare. Nemmeno siamo arrivati e trovo già straniante il vederli sciamare lentamente mentre fanno inutili fotografie e riprese con le loro telecamere, anche se ancora ci troviamo nel parcheggio dell’aeroporto.

Ad attenderci c’è l’autobus dell’agenzia, che ci porterà all’albergo solo a prendere possesso delle camere, per poi condurci al classico tour barcellonese. Sagrada familia, casa Milà e Battlò, Parque Guell. Questo recitava il programma, gonfiato ad arte dall’agenzia. Nel pullmann facciamo conoscenza con due figuri importanti per il prosieguo della gita catalana: il gatto e la volpe, ovvero autista e guida.

Giorgos, la guida greca, che dichiara di essersi trasferito da otto anni a Barcellona ma parla uno spagnolo alquanto stentato, roba che a confronto mi sento Cervantes. Lo sorprenderemo spesso a dialogare in un altrettanto discutibile inglese con il personale catalano agli sportelli dei musei, che è un po’ come tentare di parlare arabo in Austria. Dice di vivere accompagnando gruppi ellenici in vacanza, anche se ciò suona inizialmente strano. Capiremo presto che spennare polli in ferie all’estero può essere redditizio. Una psicopatologia interessante quella che lo affligge: disprezza profondamente i greci come popolo, in privato ne dice tutto il peggio possibile, ma pubblicamente non lo dà a vedere poichè essi gli danno da mangiare. I suoi cantilenati racconti sono efficientissimi surrogati del Valium: ridondanti, spesso inutili e disseminati di sfacciati "restaurant & bar placement" – (tutti locali con cui aveva precedenti accordi a da cui prendeva indubbiamente le sue brave mazzette entravano magicamente a far parte delle descrizioni storiche su Barcellona e la Spagna). Ben presto s’attirerà l’astio di gran parte dei pochi studenti rimasti svegli durante le sue letali litanie nozionistiche. Il suo fare finto-remissivo ne fa una vittima predestinata dal perfetto phisique du role.

Solomos, l’autista greco e non si sa a che titolo al volante fra le calles di Barcellona. Voi lettori di una certa età, come il sottoscritto, ricorderete perfettamente quell’ignobile telefilm che davano su italia 1 verso la fine degli anni 80, i ragazzi della terza C. Io e la mia fidanzata letteralmente trasaliamo realizzando che Solomos non è altro che la reincarnazione grecizzata, con tutto ciò che ne consegue in termini di rozzezza, di Spartaco Sacchi, padre di Bruno Sacchi. Permanentemente di malumore, sigaretta sempre in bocca, caffè-frappè in mano, cova in silenzio il suo rancore sordo ma nemmeno lontanamente mascherato per i gitanti, la Spagna, la Grecia e ogni forma di vita in genere. Il suo posacenere non verrà mai svuotato per l’intera durata della gita. Il suo cellulare squillerà di continuo, lasciando intuire traffici illegali di varia natura. Impone a tutta la compagnia la solita inascoltabile sequela di becerissime hit greche a tutto volume, così, per farci sentire a casa. Naturalmente ogni volta che lo vediamo, noi figli degli eighties, non possiamo che esclamare "Ahò, a Bbbruno, ma che ffai? Diggiuni?!", anche se lui stranamente non reagisce. Presto prende quota la teoria che si tratti proprio di Spartaco che ha improvvisamente deciso di cambiare vita e adesso, infastidito dall’essere stato scoperto, fa lo gnorri.

Arriviamo all’hotel che miracolosamente si rivela più che discreto, ma va anche detto che a noi europei occidentali l’insolita presenza di un bidè al bagno ci emoziona sempre. Peccato solo che l’albergo si trovasse ai confini con il Portogallo. Affrontiamo le prime lamentele con scioltezza, riassegnamo i posti in camera, dispensiamo chiavi e sorrisi e registriamo la fisiologica mezz’ora di ritardo, che sarà una costante di ogni appuntamento. Poi partiamo intrepidi alla volta della città. L’avventura è appena cominciata.

nella foto: il nostro autista in un momento di relax

We’re all from Barcelona, step one: la partenza

April 26th, 2007 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Le indicazioni della mia socia per il viaggio erano state chiare "Se le cose si mettono bene vanta e decanta pubblicamente i meriti della scuola, se si mettono male e i bastardi iniziano a lamentarsi, e credimi succederà, dai tutta la colpa all’agenzia che organizza il viaggio". Sembrava facile sulla carta, essendo presente anche uno dell’agenzia succitata, tale Kostas, con donna al seguito. Il mio capro espiatorio, pensavo, che si porta pure l’accompagno a nostre spese. Bersaglio sin troppo scontato. Al mio fianco nel ruolo dirigenziale, oltre alla mia dolce metà, anche dei parenti stretti della socia, nella figura di

a)sua sorella caffeina-nicotina dipendente

b)sua nipote-che-lavora-alla-scuola-centrale-come-segretaria. Almeno lei avrebbe saputo riconoscere le facce degli studenti. E inoltre, pensavo, l’avrei sfruttata per tediose mansioni quali raccogliere soldi per i musei, le adesioni e per effettuare conta del gregge. Oltre che per sollevare la cartellina riportante l’effigie della scuola, simbolo effettivo del potere, durante i movimenti di massa. Un po’ come l’ombrellino colorato per i gruppi di turisti giapponesi, ecco. Brandirlo è sempre stato uno dei miei incubi ricorrenti.

Sempre in teoria noi quattro, il gruppo di comando, non avremmo dovuto cacciare una lira per quanto riguardava musei, gite turistiche, etc. Ci saremmo accorti presto di quanto la realtà sarebbe stata esosamente diversa, maledetta Catalogna.

All’aeroporto l’appuntamento era alle 5.30, per prendere un charter che sarebbe partito alle 7. Che in Grecia significa le otto e mezza, ma non importa. Inizialmente si fatica a raggrupparci all’aeroporto. Si formano i primi gruppetti spontanei di gente sperduta, che teme di restare appiedata, e li vedi in giro che chiedono a chiunque se sanno niente di una gita con una scuola. Impietosito mi attivo in fase di catalizzazione, si siamo noi, non temete, o popolo predestinato. Come già un mio celebre predecessore vi porterò alla terra promessa, senza manco bisogno di aprire il mar Rosso. Già dalle 5.45 comincio a ricevere telefonate di gente in panico, alcuni già in procinto di imbarcarsi, "Ma dove siete?", e dire che l’aereoporto Makedonias di Salonicco non è esattamente gigantesco. Ci sono personaggi già pronti da tre ore al check-in, anche se il volo è ben lungi dall’essere annunciato. Altri che si apprestavano a salire le scalette di aerei in partenza. Peccato che non avessero ancora nemmeno i biglietti.

Piano piano ci si raggruppa. La visione d’insieme è raccapricciante. Dal numero e dalla dimensione delle valige di alcuni inizio a pensare che almeno una trentina di essi abbia deciso di trasferirsi a Barcellona in pianta stabile, anzichè permanere i cinque giorni scarsi che erano in progetto. Vengo presentato a tutti come il "responsabile" del viaggio, etichetta pesante da scrollarsi di dosso e davanti a cui la mia stessa madre si sarebbe sbellicata dalle risate, per il solo tentativo di associarvi un debosciato del mio calibro. Certo mamma che potevi pure sforzarti di più per contribuire ad accrescere la mia scarsa autostima.

Potete capire l’effetto di essere presentato alle 6 di mattina a 50 sconosciuti, fra cui parecchi scalmanati che iniziano a farvi domande sul flamenco, sul programma della gita, su Ronaldinho, sul modernismo, sui prezzi dei biglietti, sui monumenti, cogliendomi del tutto impreparato. Capacità percettive azzerate, confusione mentale sui nomi, sonno incipiente: tutto ciò che cerco è un caffè e un posto dove inaugurare il primo pacchetto. Ma d’altra parte vivo la dicotomia di dovermi improvvisare consumato accompagnatore di gite greche. Tranquillizzare, erudire, stuzzicare, coinvolgere. Inizio a dare informazioni random sulla Spagna, che spaziano dalla paella a las fiestas,dalla corrida a vamos a  la playa, sciorinando una conoscenza vistosamente artefatta della città (a Barcellona c’ero stato una volta quattro anni fa per due giorni, figuratevi) e anche un minimo sindacale di spagnolo, per vedere se abboccano. In realtà devo fare attenzione, che in mezzo a quella infida massa di gitanti ci sono anche persone che lo spagnolo lo sanno davvero. Inizio a sudare copiosamente. Dopo un’infinita attesa riusciamo a imbarcare tutta la sciamannata truppa sul charter di compagnia incerta. Inizialmente si dice spagnola, poi Yugoslava, infine si vocifera che nella notte la flotta sia stata ceduta per un imprecisato numero di barili di aringhe affumicate a un losco faccendiere vietnamita. Sarà una lungua giornata. Vedrai mamma, stavolta ce la farò.

We’re all from Barcelona, step zero: prologo, prima della partenza

April 24th, 2007 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Un po’ la connessione ballerina un po’ il tempo bello hanno finora sabotato l’uscita di questo post-testimonianza sull’agghiacciante viaggio della scuola a Barcellona. Affrettiamoci dunque, prima che salti di nuovo l’adsl.

Prima della partenza si approntano tutte le liste necessarie, si individuano i casi problematici. La maggior parte dei partecipanti nemmeno la conosco, che vengono tutti dalla scuola centrale, non dalla succursale di Kalamarià che gestisco io. I nodi vengono al pettine manco tentassimo di riordinare la capigliatura di un rasta. Manco siamo partiti e già rogne come se piovesse.

C’è quello che scopre di avere la carta d’identità scaduta la sera prima di partire. C’è quella che rinuncia al viaggio, già pagato, senza degnarsi di avvertire nessuno e semplicemente scollegando per tre giorni il suo cellulare, rendendosi irreperibile. C’è una che dice che non può arrivare in tempo all’aeroporto la mattina, in quanto ha un problema insormontabile. Deve dormire, per questo motivo si presenterà al check-in non prima di un’ora dal decollo.

Questi piccoli dettagli mi danno già la misura di quanto questo viaggio non sarà esattamente una scampagnata per me, lider maximo della temeraria impresa. Un italiano a capo di 50 greci che vanno in Spagna: pare una barzelletta. Per gran parte si tratta di gente che mette per la prima volta il naso fuori di casa, e ciò non facilita le cose.

Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere senza feta e frappè per quattro giorni? Riuscirà il conducador a riportarli tutti sani e salvi a casa? Riuscirà la spudorata bellezza di Barcellona a sedare rivolte interne, sopire malumori, calmare gli animi? Queste e altre rivelazioni nei prossimi avvincenti capitoli.

Gita scolastica

April 6th, 2007 | By benty in Senza categoria | 8 Comments »

Fine della breve permanenza italica, domattina si riparte verso la Grecia. Mercoledì il sottoscritto si troverà in quel di Barcellona a capeggiare una visita guidata di 50 studenti ellenici. Quando comunicavo agli scapestrati che sarei stato io il responsabile della gita si illuminavano in volto, i malvagi. Comunque è sempre stato il mio sogno fare il giro delle camere dell’albergo per sgamarli mentre si fumano le canne. ‘Sto lavoro mi da soddisfazioni enormi, come vedete. 

Ovviamente mi pareva troppo mainstream andare a Barcellona in periodi di Sonar o Primaverasound, tsè, son capaci tutti, noi quegli eventi mondani da finti indiekids li rifuggiamo ben volentieri. Da veri indipendenti ortodossi, saremo a Barcellona in una data completamente a cazzo. Meglio ancora, poco prima di quei festival, così da non trovare un concerto in tutta la Catalogna, manco a pagarlo oro (forse le Cocorosie, forse). In compenso l’organizzazione del viaggio è stata un brillante esempio di efficienza greca, il che significa che non si sa ancora se ci abbiamo un albergo prenotato oppure no, e se si trova a 10 o 20 km dal centro della ciudad.

Se dalle parti della Sagrada Famiglia o delle Rambals, vedete uno adirato con un ombrellino issato verso il cielo che urla bestemmie in greco e inveisce verso una cinquantina di studentesse ubriache, avvicinatevi: avrete buone probabilità di conoscermi. Una caña e una tapa ce la potremmo sempre fare, basta che offrite voi.

Ah sì, buona Pasqua. Qui osserviamo il digiuno del venerdì santo con estremo rigore, come ogni anno. In programma per la cena agnello al forno. Che toglie i peccati dal mondo.