All Posts from January, 2008

Vento

January 28th, 2008 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

C’e’ un vento freddo da ieri notte che soffia cosi’ forte che ti scombussola pure dentro. Un vento che fa casino, sbatte persiane e pulisce il cielo di questa citta’ malata, umida e perennemente sotto una cappa grigiastra. Un vento che ti sveglia la mattina presto, che ti permette solo sogni leggeri e inquieti, che ti strappa parole pesanti, false e violente, che ti fa alzare con un groppo in gola abbastanza ingiustificato e chiude le porte chiassosamente. Un vento che ti aggroviglia i pensieri. Un vento che anche quando smettesse fuori ti continuerebbe nella testa, fastidioso e inevitabile, pensi. Un vento che per strada fa danzare in cielo mille buste di plastica colorate e foglie morte, tanto che potresti leggerci la bellezza insita nel caos che governa il mondo, oppure l’inefficienza della raccolta dei rifiuti del comune.

Poi il vento cala, il rumore finisce, i toni si abbassano, le foglie vinte dalla gravita’ si chetano e pure noi torniamo ad essere belli, puliti, calmi e e caldi come dei cappuccini pronti la mattina, davanti al giornale.

Tags:

Quando il gioco si fa duro i duri consultano l’orario dei treni (2008 remix, cit. Cuore)

January 25th, 2008 | By benty in Senza categoria | 15 Comments »

Visto che nel precedente governo sono stati decisivi personaggi come Mastella e Dini, e che a figuri simili affidiamo ciclicamente i destini del nostro Bel Paese. Mastella, per la Madonna !!!

Appurato che in Parlamento, luogo eletto della democrazia rappresentativa, si mangia mortadella e si banchetta a champagne, ci si dà della Checca Squallida, della Gran Troia e ci si dice Pezzo di Merda, cosa che qui in Grecia, ad es. avviene di solito allo stadio, ma solo durante i derby più accesi. Se questi rappresentano l’Italia, e secondo me la rappresentano bene, ci sarebbe da riflettere e avere abbastanza paura.

Considerato che : la recessione economica, la Cina è vicina, le caste, i precari fottuti senza vasellina, le fughe di cervelli, gli impuniti, la confindustria che voleva il tesoretto, i morti sul lavoro, i baroni all’università, i dibattiti futuri sull’aborto e che Napoli è sommersa dalla monnezza. Ma anche Roma, come si nota da questa foto

Accertato che le alternative possibili per il momento sono

1 Vittoria del PD con la Binetti e i teodem che tengono l’eventuale governo di centrosinistra per le palle (probabilità 10%)

2 Vittoria della CDL e ventennio Belrusconiano (probabilità 80%)

3 Rivoluzione armata di Bossi (probabilità 1%)

4 Rivoluzione armata capeggiata da Beppe Grillo (probabilità 1%)

5 Ormai quasi auspicabile ritorno del potere temporale dello Stato Vaticano, invasione delle guardie svizzere e seguente dominio sul centro e sud Italia (probabilità 8%)

Io vi invito a ripensare a tutte le volte che avete creduto che la Grecia, o anche il Rwanda, fossero terzo mondo, e voi, l’Italia, no. Vi invito a farvi un esame di coscienza su quante volte vi siete sentiti parte di una paese più evoluto, democratico, moderno, civile rispetto all’Ecuador o alla Nigeria. Inoltre vi esorto ad esaminare serenamente questi link, come soluzioni costruttive all’attuale crisi politica italiana

http://www.alitalia.com/   partenze tutti i giorni

http://www.superfast.com/Adriatic/superfast_offers/it/index.aspx traghetti per la Grecia, partenze tutti i giorni

http://www.viavai.com/autostop/altri.htm autostop organizzato per andare in tutta Europa

A buon intenditor pochi link. Mai stato più felice di essermene andato dall’Italia.  Mi dispiace, ma mo so’ veramente cazzi vostri.

Invettiva contro certi dj

January 21st, 2008 | By benty in Senza categoria | 20 Comments »

Il dj e’ un essere abietto che, mentre tutti quelli che vanno in un bar o a una festa si divertono, bevono, o intortano le strafiche, lui se ne sta sulle sue, in un angolo buio a cambiar dischi di musica che in genere non e’ capace di  suonare e che nessuno sta comunque ascoltando. Voi non lo sapete, ma spesso e’ contento di questo onanismo esistenziale.

Il dj e’ un essere ignobile perche’, se si trova ad una festa come semplice invitato, molto spesso lo si vedra’ ronzare come un moscone attorno alla postazione del dj, lamentandosi della musica a bassa voce con tutti i partecipanti, sperando che il dj ufficiale muoia all’istante di colpo apoplettico, cosi’ da impossessarsi delle cuffie e salvare quella festa dallo sfacelo, trasformandola grazie alle sue indubitabili capacita’ di selezionatore in un sabba di affascinanti ninfomani alcolizzate, che conservano pero’ gusti musicali sopraffini, che poi sarebbero i suoi. All’uopo si trascina sempre dietro pesanti valigette colme di cd anche se deve andare a trovare la nonna moribonda in campagna, perche’, hai visto mai, magari ci scappa un festinaccio funebre all’ultimo momento, e ci vuole la musica giusta.

Il dj e’ un essere complessato che soffre perche’ – in genere – non lo capiscono, in quanto non balla mai nessuno. Oppure perche’ il gestore del locale lo vessa, e minaccia di farlo fuori, visto che la gente mette piede nel locale per fuggire a gambe levate appena ha intrasentito la prima nota. Oppure perche’ i clienti vanno a chiedergli di cambiare musica o di mettere questa o quella canzone, che in nessun caso c’entrano con la sua sacrosanta playlist. In genere, peraltro, il dj pretende che la gente balli i Mogwai, senno’ si offende e si chiede, "Ma che gli devo mettere a questi per farli ballare, la Bamba?". 

Il dj e’ un essere patetico che, forse  voi non lo sapete, ma mentre siete intenti a intortarvi la strafica minigonnata al bancone, che il terzo ginlemon ha ormai quasi piegato ai vostri voleri, lui si strugge a pensare se a questo punto sarebbe meglio buttarsi su un pop allegrotto pseudo svedese, o virare verso certo garage punk detroitiano, e se si, quale potrebbe essere il pezzo che rappresenta il giusto anello di congiunzione fra i due generi, sia mai che il passaggio venga fuori troppo brusco e arrechi disturbo a voi. Proprio a voi, che state per per allungare le mani verso la tipa, sicuri di non incontrare resistenze, e della musica non ve ne potrebbe fottere di meno. Figuriamoci alla tipa.

Il dj e’ un essere frustrato perche’  tutto il tempo che voi in gioventu’ avete passato a copulare allegramente, lui, il dj, se ne stava in cameretta a tormentarsi e sospirare, tentando di decifrare le parole di Zingales, di far proprio il verbo di SIB, a parlar male da solo del Mucchio (a cui era pero’ abbonato) o di Rumore (di cui pero’ non perdeva una copia). Per questo attorno a se’ ha fatto terra bruciata, non ha piu’ amici ne’ conoscenti. Ma ora le cose sono cambiate. Adesso mentre voi continuate a trombare gioiosamente, lui passa tutto il tempo a scaricare musica da internet, ma si sente molto meglio perche’ ci sono i blog e i forum, e quando, per esempio, parla male dei Baustelle, ci sono altri mentecatti che gli rispondono. Ora e’ piu’ felice, si direbbe. 

Il dj e’ un essere inferiore, cresciuto a memorizzare etichette, a pensare liasons fra canzoni e generi, a partorire la playlist perfetta da ballare, a scovare l’hit riempipista. Come se tutto cio’ avesse maggiore importanza che copulare (o come se cio’ lo avrebbe portato in un futuro non lontano a copulare esso stesso con le strafiche che invece siete voialtri ad intortarvi al bancone in questo momento).

Il dj e’ cresciuto male, vaschettando, spendendo fortune in cd e vinili, aggiornandosi, memorizzando artisti, testi, etichette, nomi di compilation, titoli di album, che sperava un giorno di poter suonare davanti a platee di fan in delirio. I quali lo ringraziavano, – alcuni troppo sensibili –  addirittura piangendo per la commozione, della selezione da lui intelligentemente operata, del gentile accostamento, della sensazionale scoperta, da vero pioniere. Il suo sogno da bambino era infatti imporsi alle masse come rivelatore del verbo ancora in possesso di pochi. Non poteva, o meglio non voleva prevedere che quelle stesse platee, peraltro mai foltissime, delle sue selezioni se ne sarebbero altamente sbattute i coglioni, nella maggior parte dei casi, in quanto giustamente  intente a intortare le strafiche al bancone.

Il dj e’ un essere insulso perche’ non vuole accettare il fatto che le sopra citate folle si sarebbero esaltate solo al momento in cui lo stesso, esausto dopo averle tentate tutte, avrebbe optato di nuovo per mettere la Bamba, che in termini musicali equivale alla resa incondizionata, facendovi cosi’ felici e scatenando orrendi trenini. Ovvero uno dei crimini della civilta’ moderna, di cui il dj e’ principale responsabile, ma di cui ipoocritamente si lamenta. Ma lui – si sappia –  intanto soffre, perche’ quella che e’ appena stato costretto a mettere non e’ la sua musica. E’ musica che avrebbe messo qualunque "altro" dj, che lui avrebbe odiato in altri locali, di cui poi avrebbe detto peste e corna nel suo blog. Perche’, ovviamente, il dj in questione non può non avere un blog, in cui parla della musica di merda che sente altrove e di che gran bella musica mette invece lui, ma (vedi punto due) purtroppo non lo capiscono. Mai.

Il dj e’ un essere violento, in particolare se vi avvicinate troppo alle sue valigette dei dischi a dare un’occhiata e osate pure storcere la bocca leggendo qualche titolo dei suoi cd. Lui e’ in genere un soggetto con gravi carenze di autostima, che vive di e per l’ approvazione altrui e per essa e’ disposto a uccidere. Quindi stateve accuort’.

Il dj e’ un essere infelice, che invece di curarsi dei clienti presenti nel locale e di farli divertire con le sue scelte musicali, quando mette pezzi che fanno ballare il gentile pubblico pensa tristemente "Chissa’ che direbbero i miei amici dj, se sentissero che passo questa robaccia". E sospira rassegnato.

Il dj e’ un essere malato che non si capacita del fatto che alla gente possa anche sfuggire che due pezzi, oggettivamente distanti per genere, siano in realta’ accomunati da sonorita’ simili, dall’uso di uno strumento particolare, dal ritornello fotocopia, dal fatto essere distribuiti dalla stessa etichetta o dal fatto che la cugina del bassista del primo gruppo se la fa col produttore del secondo. Al dj sfugge che a differenza di quello che avviene a lui, la gente possa avere anche un lavoro o una vita sociale. Si lagna dunque ancora una volta di essere un genio incompreso, e che nessuno ne capisca la cultura musicale dalle sottigliezze in questione.

Il dj e’ un essere odioso perche’ parte dal presupposto che di musica lui ne sa piu’ di chiunque altro,  e se a voi non piace, siete voi che non capite niente.  Se per caso osate argomentare, potreste notare come spesso volga gli occhi al cielo, cercando l’aiuto divino per non uccidervi seduta stante. Perche’ per lui le ipotesi sono queste tre:

  1. Siete degli incompetenti. In quel caso vi compatisce come un padre farebbe con dei figli minorati pisichici. Ipotesi uno: vorreste ascoltare ‘la canzone della pubblicita’ della fiat’, mentre lui passa i Modest Mouse. In quel caso vi odia, ma sa perdonarvi, perche’ non sapete ne’ quello che fate, ne’ quello che dite. Oppure avete il coraggio di dirgli che vi piacerebbe qualcosa di piu’ allegro. In quel caso vi e’ andata bene se il dj non vi ha mai risposto allungandovi una copia di un dvd di Mr Bean, con una pacca sulla spalla. Per dispetto vi costringera’ a sorbirvi Heroin del Velvet Underground in una interminabile versione live, e zitti.
  2. Siete degli ultracompetenti, ma di una nicchia che sfortunatamente non gode di alcuna considerazione da parte del dj, e guardacaso, nelle sue due borse contenenti circa 200 cd, uno per genere musicale mai concepito (addirittura si parla di dj che girano con delle compilation di balkan jazz) purtroppo non vi è traccia della selezione di grind-trash-death-growl-suicide-post-hard-core metal, che proprio volevate sentire. L’accusa del dj in quel caso sara’ che solo degli sciocchi potrebbero chiedere un genere simile, in un bar dove di sicuro non c’e’ gente disposta a farsi triturare i timpani da tale strazio. E lo fara’ ignorando scientemente quel gruppo di trenta persone perfettamente acchittate secondo i canoni estetici internazionali del grind-trash-death-growl-suicide-post-hard-core metal e che hanno sicuramente un voglia matta di ballare proprio quella sera dell’ottimo grind-trash-death-growl-suicide-post-hard-core metal di recente pubblicazione. Peccato.
  3. Siete ferratissimi sui generi e sulle band che lui adora. Pero’, c’e’ un pero’. Purtroppo avete osato mostrare una competenza superiore alla sua  e avete osato suggerirgli che forse "Dei Cure invece che la solita ‘Close to me’ sarebbe stato meglio passare, chesso’ io, ‘A forest’, nel remix di Digitalism". In quel caso il sentimento che il dj provera’ nei vostri confronti sara’ un distillato di livore  purissimo, che vi comunichera’ con un’occhiata complice, come a dire "Eh amico mio, magari potessi, come piacerebbe anche a me, ma vedi che questi oltre la Bamba non vanno. ‘Close to me’ e’ gia’ un miracolo se la riconoscono". Ovviamente in tal caso il dj vi odiera’ per non averci pensato lui per primo. E divertente anche solo provarci: preparatevi un pezzo da chiedere che il dj non conosce di un gruppo che conosce, o crede di conoscere bene e godetevi le sue scomposte reazioni. Sappiate anche che dal prossimo djset mettera’ sempre ‘A forest’ remixato da Digitalism, millantando che "Non se ne puo’ piu’ di sentire Close to me", che lui e’ un pezzo che prova a evangelizzare le masse proponendo idee nuove. Come se glielo avesse chiesto qualcuno, peraltro. E poi quei quattro alcolisti al bancone che si intortano le strafiche rappresenterebbero le masse?

Il dj e’ un essere arrogante perche’ sdegna tutti gli altri dj che ballicchiano esaltati mentre mettono musica che gli piace, ma poi  – quando suona lui – si beve quattro birre medie in un’ora e lo vedete in ginocchio a far finta di ballare il flamenco in mezzo alla pista su "Please don’t let me be misunderstood", che adesso si puo’ di nuovo suonare, sdoganata da quando Tarantino l’ha inclusa nella colonna sonora di Kill Bill, (fino a quando non interverra’ FdL, a dire che Tarantino ha rotto i coglioni, lui e le sue colonne sonore).

Il dj e’ un essere disdicevole, perche’ se mai trovasse un bar dove mettono musica che gli piace, dopo la terza volta che ci va e tenta di diventare amico del dj, e lo molesta con delle richieste assurde, puntualmente esaudite, alla quarta, mosso dall’invidia di non suonarci lui in un posto cosi’ figo, comincerebbe a parlarne malissimo. Dal frasario standard: "Certo che pero’ mettono sempre la stessa cazzo di musica", dimenticando temporaneamente che lui stesso ha una scaletta pressoche’ immutabile dal 92. Quando si venisse a trovare in un altro locale in cui la musica e’ ancora peggiore, inizierebbe la pronta rivalutazione del locale di cui sopra che intanto, grazie agli stronzi come lui, ha gia’ chiuso i battenti da un pezzo.

Il dj e’ un essere abominevole, perche’ in qualunque serata voi, suoi colleghi dj, vi troverete a suonare con successo davanti a un pubblico entusiasta, lui vi dira’, si , certo, bravo, ma vi ricordera’ anche che in quella serata del 1999 in cui la musica la metteva tal’altro dj, c’era, nello stesso locale, il doppio della gente che ballava il quadruplo di questa volta. Anche quella volta nel 1999 disse lo stesso a quel dj, cambiando il 1999 col 1998.

Il dj e’ un essere falso perche’ secondo lui i locali in cui suona nell’anno corrente sono sempre quelli fichissimi e di moda, fino a che ci suona, poi – quando lo cacciano – diventano dei posti di merda frequentati da gente assurda. E se sta per iniziare a suonare in qualche altro locale, immediatamente quello diventera’ il locale piu’ cool della citta’, e tutti gli altri dei posti di merda. E così via. Il dj in questione tende ad andare in cortocircuito quando torna a suonare dopo anni nello stesso locale che aveva a suo tempo smerdato pubblicamente.

Il dj e’ un essere ipocrita perche’ dice che

  • "E’ solo un hobby, mica lo faccio per soldi, e’ per passione", ma se poi non lo pagano adeguatamente corre a lamentarsi (magari sul solito blog per farsi compatire da altri scioperati come lui) .
  • "Passo solo musica che mi piace davvero" ma se vede che nessuno lo apprezza e’ lesto a prostituirsi e passare le cazzate piu’ grottesche, purche’ qualcuno muova il culo.
  • "Dai gestori del locale ho preteso carta bianca per suonare ". Agli stessi proprietari pero’ non disdegna di chiedere che genere preferisce la clientela e qual e’ il pezzo preferito dal capo, dal barista e dalla cameriera. Tutti brani che diveranno pilastri immancabili delle sue playlist.
  • alla sua ragazza (nei rari casi in cui ne abbia una)  "No cara, davvero, non importa se non vieni stasera", ma poi lo vedrete per le settimane seguenti con un muso lungo un chilometro se lei non ci va. E se un giorno poi lei decidera’ di andare ad ascoltarlo mettere i dischi, dopo continue pressioni, minacce e ritorsioni, e la malcapitata si trovera’ davanti al solito locale vuoto, lui sara’ pronto a giustificarsi "Guarda, fino a dieci minuti fa era strapieno di gente che ballava sui tavoli, mi sa che sei tu che porti sfiga". A quel punto la santa donna dovrebbe ricorrere alle cure di uno specialista in disordini della personalita’.

Il dj e’ un essere depresso, che solo a tratti si riprende, se qualcuno gli fa dei complimenti per la bella musica e senza chiedere di ascoltare altri pezzi. E anche in quel caso inizierà a soffririre poco dopo, perche’ essere apprezzato da troppa gente significa per lui solo essersi abbassato al genere piu’ commerciale, anche se in tutta la serata non ha fatto altro che mettere b-sides dei Gorky Zygotic Mincy.

Salve, mi chiamo Benty e faccio il dj.

To shoot or not to shoot the dj, that is the question

January 3rd, 2008 | By benty in Senza categoria | 16 Comments »

A mente fredda, oggidì tre gennaio, possiamo tornare con  la memoria sul solito dramma capodannesco. Si ritorna nei lidi di gioventù, ci si accoda a decisioni pressochè prese da altri, cenone esoso ma anche delizioso, e da lì il baratro. Il dopo. Chè lo sai benissimo, l’alternativa è una sola. Non hai nè l’età, nè la possibilità, nè la voglia, nè il tasso alcolico abbastanza alto da formulare soluzioni alternative/avventurose che ti portino lontano, a finire l’anno degnamente, almeno divertendoti. No.

L’unica soluzione è la "discoteca" del borgo natìo, che visitare una volta l’anno è ormai divenuta tradizione che odora di revival, e quindi, affrontata col giusto grado alcolico potrebbe essere pure , in certa qual misura, divertente. Almeno speri. E per questo ti dai un tono semi-vivace mentre chi ti circonda è già in preda al pessimismo cosmico nella sua peggiore versione capodannesca.

Poi invece arrivi. Li vedi. Richiami alla mente tutti i perchè. Sono tantissimi, accalcati, accaldati, ingellati, dolcegabbanati, rissosi, ubriachi, socievolissimi, sconosciuti eppure familiarissimi, orrendi nel loro dilagante entusiasmo. Nè più giovani nè più vecchi di te. Solo orrendi.

Non sai se fargliene una colpa, o meno. Sai solo che quando, come tutti gli stracazzo di capodanni, parte il discosamba, loro fanno il trenino, che si snoda felice attorno a tutto il locale. A te, che vieni dopotutto da lì, vengono i brividi. Ero come loro? SONO come loro?

Sai che dopo i Ricchi e poveri il dj, peraltro tuo amico, metterà Raffaella Carrà, e dopo ancora Lorella Cuccarini. Lo sai tu, e lo sanno quelli attorno a te, partiti da tempo e per le feste tornati al borgo natìo, che smadonnano amareggiatissimi. Tu invece hai deciso che per quella sera canticchi. Sarebbe un ripetersi inutile smoccolare (di nuovo) per qualcosa che non è destinato a cambiare, smoccolare come fai tutti gli anni. Abbiamo resistito un’ora scarsa là dentro, il tempo di un paio di consumazioni veloci.

La stessa domanda si pone ogni anno. Perchè in quel posto, e per esteso in quella cittadina, continua ad esserci, da sempre, la stessa invariabile musica di merda? E’ colpa del dj che non si azzarda a proporre niente di nuovo da 10 anni ( e lui è un dj relativamente giovane) o è colpa della gente che a ben vedere tutti gli anni reagisce entusiasta alla stessa immutabile scaletta? Ha ragione De Luca che dice che il dj che fa ballare il dancefloor ( e avreste dovuto vedere con quale trasporto) ha sempre e comunque ragione, che il dj è pure psicologo e forse anche un po’ sociologo, sa e deve interpretare e soddisfare le esigenze di chi gli si pone davanti? O ha ragione Kape ("Il dj è insostenibile, ha veramente rotto i coglioni, non è colpa della gente") e anche Enver (io come dj metto il cazzo che voglio, se non vi va bene andatevene in culo)? O è possibile una sintesi fra le due posizioni ovvero il dj dovrebbe andare un po’ incontro alla folla danzante (non avrebbe senso mettere i Fugazi a capodanno, immagino) ma pure mantenere un suo stile, una sua "personalità" sempre ammesso che ne abbia una?

Ce ne siamo andati mentre tutta la discoteca cantava, con le braccia in alto, un tamarrissimo remix di 7 Nation Army. Tutto molto amaro.