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Stakanovismi incontenibili

10 giugno 2014 | By benty in ah la musica!, Senza categoria | No Comments Yet

Certo che non scrivo più sul blog. E non devo nemmeno più fingere di avere una vita: ho un lavoro, un figlio accollato appena esco dal lavoro e quasi nulla da raccontare, mica come quando stavo in Grecia che invece tutto era avventura e roccheroll, ed era tutta campagna, signora mia. Chi ce l’ha il tempo per guardare serie tv, leggere libri, giocare a calcetto, mettere dischi, ascoltare dischi, parlare di dischi, andare ai concerti, riflettere amaramente sulla società odierna? E poi parlarne. Soprattutto chi ne ha voglia? Ancora più soprattutto chi ha più voglia di farlo qui, quando si può fare su facebook e tutti ci hanno il like facile, o su twitter e con la scusa dei 140 caratteri se non hai nulla da dire parti avvantaggiato, o su frenfi con tutti quegli amici turchi simpaticissimi.

Nonostante ciò se siete gentili con me e me lo chiedete promettendomi del denaro, anche molto denaro, scriverò praticamente ovunque di quello che volete, contenti voi. Anche se poi non me lo date quel denaro non importa, alla fine tanto è il pensiero che conta e io dimentico in fretta.

E quindi ormai, quasi mio malgrado, dilago in tutti i luoghi in tutti i laghi. Avvincentissimo!

Ho accettato volentieri l’invito degli esimi calciofili Enzop e Stefano Trinchero (too ricordi Splinde?) su calcioparziale.it dove tento invano di spiegare il calcio a Pjotr, il mio primogenito

Poi mi ha onorato di una chiamata che vale più di quella prandelliana per il Brazil anche l’esimissimo Paolo Madeddu su comunqueitalia.it e che fai non le scrivi quelle due-tremila battute su una partita di appena 28 anni fa?

Ho due minuti liberi e vuoi che non ti mando una rece sull’ultimo album di Wovenhand per indie-zone.it? Ma certo che te la mando!

Infine mi hanno promesso mari e monti i ragazzi della Caduta e allora scrivo recensioni e interviste come se non ci fosse un domani pure per loro.

Insomma. Vedete di non approfittarvene troppo adesso però eh.

Storia di un ebook mai nato. Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO

11 settembre 2013 | By benty in ah la musica! | No Comments Yet

Non potendosi considerare come mio primo concerto quello a cui sono andato in età pre-puberale insieme a tutta la famiglia (credo fosse Bobby Solo. Ricordo che mio padre era infastidito dai volumi altissimi e dall’acustica roboante. Fu lì che decisi di non portarlo mai a vedere i My Bloody  Valentine, che per inciso ancora non conoscevo), il mio primo concerto vero e proprio deve considerarsi quello dei Litfiba , tenutosi  a Fabriano il 19 settembre 1991, presso il Palasport cittadino. Era la penultima tappa di El Diablo Tour.

Si tratta del concerto che ti vai a vedere anche se non sai esattamente cosa ti aspetta (avevo iniziato ad ascoltare i Litfiba solo pochi mesi prima) ma siccome sei un adolescente di provincia che deve ostentare sicumera e conoscenza delle cose, anche se è il primo concerto a cui assisti, fai finta che siano da sempre il gruppo della tua vita (cosa che accadrà comodamente subito dopo, per almeno due anni, fino a che tale sorte toccò agli incolpevoli  Nirvana) anche se poi non sai  i testi delle canzoni, tranne un paio di ritornelli e per il resto muovi la bocca smozzicando sottovoce mezze parole e annuendo convinto.

Loro freschi del concertone del primo maggio, quello famoso in cui infilarono un preservativo sul microfono, episodio che li elevò perciò al ruolo di trasgressivi certificati in diretta TV, con la benedizione di Vincenzo Mollica. Noi freschi di patente e autoproclamatici trasgressivi locali, una cosa a metà fra l’alcolismo del primo Vasco Rossi e la lucidità del tardo Vasco Rossi.

Suonarono canzoni dell’album che portavano in tour, di Pirata e credo anche qualcosa di precedente, quindi poi alla fine poteva pure andarci peggio (cosa che accadde inevitabilmente anni dopo, con i tour di Terremoto nel 93 e finanche Spirito nel 95). Ricordo i cani antidroga che circolavano per il palazzetto e a un certo punto qualcuno (Pelù?) che, dopo aver indossato una parrucca bionda, mimò una fellatio a Renzulli mentre costui eseguiva divertito l’ennesimo assolo.

Il battesimo del ruock maledettoah mi fu dunque impartito da Piero Pelù, con tanto di coda di capelli  e pantaloni rossi di pelle aderentissimi,  e da Ghigo, fomentatissimo nei suoi inconfondibili birignao chitarristici. Un indelebile marchio a fuoco, una stimma che mi porterò dietro finché campo, mannaggia a me.

Avevamo diciotto anni e i capelli lunghi, eravamo contro il sistema che voleva addirittura proibirci di fumare, e odiavamo abbastanza anche il governo, gli yankees, la polizia, la grande finanza, le multinazionali e i matusa in giacca e cravatta. Pelù era perfetto nel  1991 per essere il nostro maitre maître à penser, ché c’era anche abbastanza poco da penser alla fine.

Per dire come ci siamo ridotti: oggi io sono un triste elettore del PD e Pelù lavora a Raidue in prima serata, con Cocciante e la Carrà. Forse è alla fine andata meglio a me.

Se quella volta fossero passati gli Shellac dalle mie parti anziché i ruockerz fiorentini, già in declino artistico inarrestabile, adesso vanterei un curriculum da giovane concertgoer di tutto rispetto, un pedigree indie invidiabile sin dagli inizi e avrei visto solo concerti di cui non dovrei ancora a quarant’anni vergognarmi . Come peraltro mi capita a volte anche quando voto PD. Da questo punto di vista i Litfiba mi hanno preparato alla vita in maniera esemplare.

Vittorio

08 agosto 2013 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Si chiamava Vittorio e lo chiamavano Anselmo, per motivi ignoti ai più. Per Vittorio le parole contavano un sacco. Per esempio volle la mia parola per quanto riguardava la serietà dell’impegno che mi apprestavo a prendere quando decisi, con gesto davvero d’altri tempi, di andare a chiedere formalmente la mano della nipote, come aveva suggerito. Mi prese da parte 6 anni fa, mi disse che andava bene convivere prima del matrimonio, andava bene sposarsi anche in comune, andava bene persino la Grecia, che si fidava visto che le nostre famiglie erano amiche da decenni (una mia zia aveva cucito l’abito da sposa di sua moglie Vera a credito, verso la fine degli anni 40) ma insomma ci voleva un impegno serio, ché se poi venivano i figli ci voleva che avessero un nome, mica si poteva lasciarli così.

Ci voleva la mia parola.

Tutt’intorno la sua famiglia si sbellicava pregandolo di lasciarmi in pace, ma io e lui eravamo serissimi, io gli diedi la mia parola e lui venne fino in Grecia ad accompagnare la nipote, bellissima, all’altare. A 88 anni prese per la prima volta una nave, andò per la prima volta all’estero, arrivò fino a Salonicco (“andare a Salonicco”, mi spiegò poi, era un’espressione che ai suoi tempi si usava come equivalente di andare al diavolo, o in un posto remoto, che nessuno sapeva esattamente dove fosse). Non è che ne avesse molta voglia ma aveva dato la sua parola.

Quella volta le parole purtroppo erano in greco, ma insomma tutti finsero di capire la cerimonia in comune e poi tutto andò bene, tanto che dopo, alla festa in taverna, Vittorio rubò a lunghi tratti la scena alla sposa, intrattenendo amabilmente camerieri greci e ospiti di varie nazionalità.

Le parole per Vittorio, contadino dell’entroterra marchigiano, erano il tratto che lo distingueva dai suoi compaesani. Si esprimeva senza quasi inflessioni dialettali in italiano forbito, citava a memoria ampi passi della Divina Commedia e salaci aneddoti sul Manzoni, era salito anche a rappresentar commediole su qualche palco locale. Addirittura, abbiamo saputo anni dopo, assieme a mio nonno, attorno al 1950. Tu chiamala se vuoi serendipity, ma secondo me a Vittorio questa parola non sarebbe mica piaciuta tanto.

Le parole per Vittorio erano così importanti che ne scrisse per anni, tutti i giorni, su un quadernino a quadretti a sua moglie Vera, che non c’era più. Ogni giorno le raccontava come era andata la giornata. C’è chi va al camposanto tutti i giorni a portare fiori e chi invece scrive su un quaderno. Smise di scrivere solo quando morì suo figlio, e di parole forse a quel punto non ne aveva davvero più.

Le parole che Vittorio mi regalò come segreto per la durata di un matrimonio somigliavano più a un monito che a un consiglio, ed erano queste “Alla rabbia della sera segua sempre la quiete del mattino”. Potrebbero sembrare luoghi comuni o blanda saggezza popolare se non fosse che per me e Ludovica suonarono più come il responso finale di uno psicoterapeuta di coppia. Sicuramente un caso.

Siccome diceva quello che le parole sono importanti, e siccome il ricordo delle persone passa banalmente per le parole che ti hanno detto molto più che per le immagini o altro, e siccome secondo alcuni se non scrivi tutto tutto tutto poi rischi di dimenticare qualcosa ed è un peccato, allora in questo agosto feroce volevo lasciare un ricordo scritto delle parole di Vittorio, contadino poeta, come lo chiamavano al paese.

Dieci pezzi da 90

25 maggio 2012 | By benty in ah la musica! | No Comments Yet

1 Litfiba – Il volo 1990

Perché adesso per voi che ascoltavate gli 883 è il momento della riscossa, dello sdoganamento, della rivalutazione. Io invece fino alla prima metà degli anni 90 ascoltavo i Litfiba, perdio, per me non c’è salvezza né redenzione, né ci sarà mai. Com’è giusto che sia.

2 Yo La Tengo – Be Thankful For What You’ve Got 1998

Cover meravigliosa, di un gruppo meraviglioso, inclusa in un’edizione limitata di un EP dalla copertina meravigliosa, ascoltata per la prima volta in un quartiere meraviglioso, di una città meravigliosa, con gente meravigliosa, in un momento della vita meraviglioso, che mi ha rivoltato l’esistenza due tre volte, in maniera abbastanza meravigliosa.

3 Elio e Le Storie Tese – Servi Della Gleba 1992

La sorpresa di scoprire che quelli delle cassettine che parlavano di attori porno e fluidi corporei potevano passare sulle radio mainstream (che al tempo erano più semplicemente la radio e basta).  La prima volta forse che ho potuto dire “Eh IO sono ANNI che li ascolto”.  Questa poi è una lectio magistralis che insieme a  Cara Ti Amo, Tapparella, La Follia della Donna spiega tutto ciò che c’è da sapere del rapporto uomo sfigato/donna.

4 Nirvana – Scentless Apprentice 1993

Basta co’ ‘sti Nirvana. Io amavo più In Utero che Nevermind, che quando li ho scoperti era già uscito da quasi due anni. Durante il tour italiano di In Utero c’era un concorso alla radio, chiamai sperando di vincere i biglietti per il concerto di Modena. E invece.

5 Massimo Volume – Primo Dio 1995

Il gruppo della vita.

6 Marlene Kuntz – Nuotando Nell’Aria 1994

Il gruppo che a lungo se l’è giocata coi Massimo Volume, poi abbiamo preso strade diverse, è stato bello, ma è finita. Questo resta un pezzo gigantesco, invecchia benone, ricordiamoli così.

7 Chemical Brothers – Block Rockin’ Beats 1997

Il difficile ma non definitivo abbandono delle chitarre a cui ero abbastanza affezionato e il timido affacciarsi del sottoscritto al magico mondo dell’elettronica avviene grazie a loro, ai Massive Attack, ai Daft Punk e a suo modo a Beck. Credo scoperti tramite Planet Rock o Suoni e Ultrasuoni, o Weekendance, come un sacco di altra roba fichissima, elettronica e non. Fondamentali per me davanti e dietro la consolle.

8 Africa Unite – Andare 1993

Uh quanto reggae che ho ascoltato pure dopo i 18 anni, non ci si crede!  I centrisocialioccupati, i punkabbestia, il Manifesto,  il vino cattivo, i vent’anni, Avanzi, i capelli lunghi e unti e la paura e la voglia di essere nudi. Inutile negare il passato per quanto imbarazzante e antiestetico. E poi questo pezzo mi piace ancora molto. Li ho visti pure in concerto con mia moglie che non eravamo manco fidanzati e ancora per quindici anni non sarebbe stata mia moglie, pensa tu che cazzo di flashback.

9 Sonic Youth – Junkie’s Promise 1995

L’ingresso al mondo del rockenrolle come tutt’ora mi piace, la porta aperta da Cobain e ci trovo dentro loro,  poi i Pixies, i Pavement, i Soundgarden, i Pearl Jam, i Fugazi, gli Husker Du, P.J. Harvey, Nick Cave, pure il britpop (che cazzo c’entrasse poi). Ma soprattutto loro, che già adesso mi mancano da morire con quella loro majetta fina. Sniff.

10 Beastie Boys – Sabotage 1994

A un certo punto ho deciso che mi piaceva solo il rap old school, roba dei gruppi dell’epoca dei Beastie Boys e poi basta. Non avrei ascoltato il nuovo hip hop che avanzava, quello in stile gangsta. Questa canzone l’ho consumata su cassetta e ci ho consumato poi un paio di dancefloor, almeno. Tutt’ora è un pezzo che sventra. RIP MCA.

Splinder è chiuso, evviva Chiuso!

23 febbraio 2012 | By benty in ah la musica!, dj set, reading | No Comments Yet

Questa sarà la nuova casa di Tragedie Greche, almeno per un po’, e per prima cosa volevo ringraziare Diego per l’ospitalità.

Ha chiuso Splinder e un sacco di cose che ho letto e negli ultimi 10 anni sono scomparse, permettendomi una serena sopravvivenza, tutto sommato. Non sono ancora convinto del fatto che sia stata una buona idea salvare il vecchio blog, ma come dicono persone a me vicine sono un accumulatore compulsivo, indosso ancora magliette di quando ci avevo 18 anni (e mi stanno!) figurati se avevo cuore di buttare 9 anni di cazzate.

Poi ha chiuso Vitaminic uno dei migliori portali italiani di musica indipendente. Ci ho scritto pure io per un annetto, curavo le news. Ho intervistato un gruppo, scritto una recensione di un live e di qualche disco, mi sono divertito, ho imparato parecchio per essere un hobby. Il tutto a fianco di alcune tra le meglio penne del roghenroa italiano e di questa opportunità devo ringraziare Marina.

Poi basta coi ringraziamenti che sennò pare che ho vinto il giro d’Italia e passiamo alle cose nuove di qualche interesse. Per me ovviamente, mica per voi. Alcuni ex vitaminici si sono trasferiti a scrivere su Chiuso.eu sito di musica ma soprattutto di una imprescindibilità che non vi inizio manco a spiegare. Ci sto dentro pure io anche se non so perché me lo permettano, ma ho smesso di farmi domande tempo fa.

Sabato 25 febbraio prossimo venturo c’è Schegge di Liberazione a Civitavecchia. A parte che davvero BASTA CO’ ‘STI READING! Poi nella pagina facebook ci sono tutte le informazioni. Io ci vado, resisto, forse leggo, ascolto i miei musici di riferimento,  e (gran finale!) giro pure i dischi del roghenroa assieme a 1+1 Many Djs, cioè quei fichissimi carpigiani dell’insgenier Many e la di lui meravijosa consorte Grushenka. Romani venitevelo a vedere, daje, no dico, guardate che locandina

 

Schegge c’è pure il giorno stesso di mattina, in una scuola superiore di Civitavecchia, come da locandina sottostante

Guardate che branco di lettori prestigiosi, ditemi se è il caso di non andarci (io non ci vado, voi andateci)

[email protected]

03 dicembre 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Croccantissima e roghenroa

27 ottobre 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Di buche, candidature, trionfi e elettrolibri

29 settembre 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Quest'anno niente Blogfest e dire che mi ero pure imbucato proditoriamente fra i candidati con Vitaminic e Inkiostro, nonché come BILF 2011 (nel 2011 ho smesso di raccontare in giro che ho scritto su Spinoza, non era bello con una sola battuta all'attivo in tre anni approfittare di quelle giovani che volevano concedersi sessualmente a Stark e allo Zio Bonino e deluse ripiegavano su di me).

Veni Vidi Vici: Faenza ha visto la compagine della 42 recs trionfare al torneo delle etichette indipendenti. Eravamo io, i Cani, I Jacqueries, i Kobenhaven Store, Paco Peña, Fidel Castro, Oronzo Canà e Andy Luotto.

Poi veramente basta con questi e-book, ché quest'anno sarà il terzo -quarto in cui scrivo, ho perso il conto e poi tanto lo so che non li legge nessuno e manco mi ci pagano. Sempre quegli inarrestabili, invasati, ingordi di scrittura di Barabba, stavolta su iniziativa di Francesco "disappunto" Farabegoli , hanno deciso di raccogliere le testimonianze di parecchie persone sul loro primo (e l'ultimo) ascolto di Nevermind dei Nirvana, visto che sono vent'anni che è uscito il best seller di Cobain & Co. Ci ha scritto dentro gente di una fighitudine che lèvati e poi anche io. Il titolo (meravijoso) dell'elettrolibro è IL NUMERO DI PLAYBOY CON STEPHANIE SEYMOUR. Copertina bellissima di Giudit

Tutto Molto Bello

24 settembre 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Domani sarò qua a giocare a calcetto per difendere i gloriosi colori della 42 recs al fianco e contro band indipendenti italiane, fra cui almeno un paio di  candidati al Tenco 2011. Ancora prima sarò presso la Galleria della Molinella alle ore 11.00, dove Trovarobato organizzerà una conferenza dal titolo "Blog, Web Tv on Demand, Radio, Fanzine Cartacee. Un punto sulla diffusione del messaggio cultural-musicale al di fuori dai canali tradizionali". Parteciperanno: il blog "Gli Indiepatici", il collettivo "Soluzioni Semplici" di Roma, Youthless Fanzine da Reggio Emilia e la webradio veronese "Fuori Aula Network". A moderare, Emiliano Colasanti del blog Stereogram. E pure io, sembra. Poi concerti a non finire. Il programma è qui

Un anno

03 settembre 2011 | By benty in Senza categoria | 3 Comments

Che sia passato un anno dal mio ritorno in Italia me ne accorgo da ricorrenze molto banali, come il fatto che sia già ora di iscriversi a certi tornei di calcetto di paese, una delle pirme cose che ho fatto l'anno scorso appena arrivato. Al tempo occorreva accelerare sul versante del reinserimento sociale.

Il torneo di calcetto di paese è un catalizzatore di frustrazioni che nemmeno certi reality show. A livello umano ci trovi davvero di tutto. Ci sono i ragazzini, tutti ciuffi gelatinosi e frangette a schiaffo, che non vedono l'ora di mettersi in mostra davanti alle ragazzine accorse per vederli partecipare a un incontro "ufficiale" (a ogni goal c'è anche lo speaker che dal microfono indica chi ha segnato e quanti goal ha fatto). Ci sono stranieri che si coalizzano in squadre multietniche per tentare un riscatto sociale sul campo di calcio. Compagini di peruviani allegri, albanesi tecnicissimi e africani atletici. C'è gente di 50 anni che in virtù delle proprie remote partecipazioni a campionati minori non accetta l'idea di dover smettere e continua a giocare anche se a correre con i ragazzini non ce la fa più, e se perde palla s'innervosice e reagisce malissimo. Ci sono semi-professionisti che passano l'estate vincendo tornei a ripetizione, accaparrandosi i premi per i capocannonieri, ingaggiati a suon di euro da chi può permettersi uno sponsor danaroso. Di solito hanno l'aria molto annoiata, anche quando realizzano goal stratosferici. Li riconosci dalle divise, dei completi scintillanti che includono anche borsa e calzettoni. Ci sono i pezzentoni (quasi sempre la mia squadra) che manco vogliono tirar fuori due lire per comprarsi una maglietta e fanno quella cosa triste dei numeri col pennarello sulla maglietta bianca. Ci sono i dribblomani che nemmeno si trovassero sulle praterie dei campi da calcio di serie A e non sul cemento stretto e malmesso di frazioni dell'entroterra. Ma soprattutto è il regno del trentaqualcosenne, percentualmente la tipologia di gran lunga più presente. 

Vittima di inesorabile calo fisico il trentaqualcosenne è sempre pronto a servire sul campo vendette che progetta da anni, a esternare sul terreno di gioco antipatie più o meno confessate di ordine personale, politico, sociale a forza di entrate sulle caviglie. Il trentaqualcosenne imbastisce con avversari, arbitri e pubblico, polemiche infinite che rinverdiscono ogni anno e si reiterano al minimo fallo laterale non concesso. Il trentaqualcosenne si iscrive per dimostrare soprattutto a sè stesso che gli anni per lui si sono fermati, che non ha affatto smesso di correre, che anzi ha ancora più fiato di prima, che "Sono andato tutto l'anno in palestra e in mountain bike", che gliela farà vedere lui a questi ragazzini, che comunque la tecnica conta più dei polmoni, che "Avrò perso dieci chili!", che l'esperienza è tutto, che al limite "Se proprio ce la vediamo brutta e restiamo senza ossigeno la buttiamo in rissa, al solito", che però, dai, alla fine abbiamo giocato bene, che l'importante è divertirsi, che tutto sommato "Guarda a me non interessa vincere o perdere, per me va bene farmi una sudata ogni tanto", che "Però a farmi prendere per il culo da questi stronzi non ci sto!" , che a fine gara batte la ritirata adducendo scuse del tipo "No, non mi fermo per la birretta che ci ho la moglie a casa che mi aspetta". Che l'arbitro comunque non capisce mai un cazzo.

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