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Posts Tagged ‘alcolismi’

Roba per uomini veri e stomaci forti

August 25th, 2008 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Ieri il quarto addio al celibato di mio fratello, destinato a pochi ma ottimi partecipanti. Non avendo io preso parte ai primi tre si è deciso di dare una possibilità anche all’esule greco di ritorno. Niente strappona che arriva a sorpresa nel finale però, su questo erano stati chiari, nonostante le mie vigorose insistenze. Le attività previste in cartellone, da affrontarsi rigidamente a torso nudo/panza di fuori sono state:

ricchi aperitivi: alcolismo precoce in attesa della laboriosa preparazione del pasto, tartine alla salsa scaduta, alle melanzane scadute fatte dalla mamma di Mig (scaduta anche la mamma)

calcio virtuale: tradizionale partita a PES, con possibile gara di bestemmie, molte delle quali associate alle mie prestazioni in campo.

intermezzo di walkie talkie: obbligo di pronunciare almeno un paio di cazzate al walkie talkie nuovi di zecca di Fuccio. Assolutamente irresistibili, spoecialmente se volete comunicare con qualcuno chiuso in bagno a fare i suo bisogni. Gettonatissimi gli Squallor ed Elio e le Storie tese. Parecchio vino bianco di supporto.

grande abboffata: domina la scena la celeberrima pasta al forno del sottoscritto, per continuare con le ottime "patate allo strutto di maiale obeso morto per overdose di colesterolo" di Mig, che di solito lui usa accompagnare con delle donne nude e disponibili a numeri da circo, (o che diventano tali subito dopo aver ingerito la pietanza) e invece ieri ci siamo accontentati di una insalatina. Infine ciambellone allo yogurt del Giallu e Mig, venuto buono pure per la colazione di stamane.

telefonata libera con cellulare greco: così per divertirsi, in simpatia. E io pago.

proiezione di filmati d’epoca: grande entusiasmo per il restaurato "Moana e Cicciolna ai mondiali", e per le acrobazie delle favolose compagini asiatiche, in particolare al dildo.

calcio reale : incontro di calcio su campo non arato, 15 contro 15, mischiandosi a una formazione di autoctoni Macedonini, di età comprese fra gli 8 e i 12 anni, più vari fuoriquota e un paio di pregiudicati. Praticamente pallastrada, con possibilità di soddisfacente scatarro selvaggio a terra. Durata indeterminata e birre fredde in panchina al posto del Gatorade. Un successone, a parte l’aneurisma che mi ha colpito sul finale, i due legamenti crociati saltati e quel ragazzino finito in ospedale, ma che tanto se l’era cercata e poi lo sappiamo che sono tutte scene alla fine.

svacco inconcludente e doccia non obbligatoria. Rutto libero (la pasta al forno non è un alimento dietetico, nè facilmente digeribile, ma sa piacere) e florilegio di ascella di calciatore ultratrentenne in affanno. Immancabile.

calcio assistito: gara di supercoppa italiana in TV, assistita in stato seicomatoso sul divano, con gente che ancora ansimava per via della partita vera del pomeriggio, birre fresche, ultime sigarette (le mie, che sembra in italia non se ne trovino altre a giudicare dal numero di scrocconi) e possibilità di abbiocco, sia semplice che russato.

Insomma, come avrete potuto facilmente intuire, una giornata magnifica, forse anche perchè – tristesse- fra le ultime di un’ epoca (o così sperano le mogli, presenti e future – maledette illuse!!!  – n.d.B. ).

Di feste aziendali e sventurate annate djistiche

June 23rd, 2008 | By benty in Senza categoria | Comments Off on Di feste aziendali e sventurate annate djistiche

La stagione djistica del sottoscritto si e’ conclusa in malomodo sabato scorso, con la temutissima festa di chiusura dell’Ekkentron, bar dove ho bevuto birre e incidentalmente sparso musica per tutto lo scorso inverno. Una specie di festa aziendale di fine anno, dove devi socializzare per forza con persone che non conosci, perche’ mi guardo bene dal frequentare quel posto quando non ci suono. Cosa che in termini professionali credo non paghi molto, ma tant’e’.

Per motivi familiari, si diceva una volta, ho scelto di mettere musica in mezzo alla settimana quest’anno, e non nelle piu’ frequentate serate del w/e. Per caso l’unica serata disponibile all’Ekkentron era proprio il martedi’. Con tutto che Salonicco e’ una citta’ prevalentemente universitaria, e che i bar che suonano l’indieroccherolle sono minoranza, non e’ che ci si potesse aspettare una gran folla i martedi’ sera. Per come la vedo io, per essere martedi’, nella maggior parte dei casi c’era perfino troppa gente, a volte (in due o tre occasioni) il locale era inspiegabilmente pienissimo, addirittura.

Il mio capo ha tenuto invece a farmi presente che non stavano esattamente cosi’ le cose, e che la mia serata, in termini di fatturato da birre, era la piu’ deludente della settimana. ‘Grazialcazzo’, verrebbe da pensare, mettimi a suonare il venerdi’ al posto tuo e poi vedi se non divento il piu’ redditizio dj del locale. A peggiorare il mio gia’ pessimo umore, lo stesso giorno, mi viene bruscamente comunicato che non avrei suonato sull’Arabella quest’estate. Normale avvicendamento, mi son detto fra me e me. ‘Porcodue’, ho detto fra me e mia moglie, ma in altri termini non spendibili in questo blog timorato di Dio. Siccome ci avevo fatto gia’ la bocca a suonare all’Arabella mi sono parecchio intristito, ma l’ho presa bene,  spaccando dei piatti e iniziando poi a portare avanti una campagna violenta di denigrazione nei confronti del suddetto bar-barcone. Le voci si spaccio di stupefacenti a bordo, per la cronaca, le ho messe in giro io.

Sabato scorso la festa di chiusura dell’Ekkentron dunque. Che avrebbe dovuto funzionare cosi’: tutti i dj si portano i dischi e poi ci si alterna. Tutti i dj eravamo:

1) il capo: cinquanrtenne detentore delle serate di venerdi e sabato, quelle facili. Come gia’ ebbi a scrivere si ritiene un intenditore sopraffino di musica. Potreste inquadrare meglio il tipo se vi menziono che la sua prima richiesta mentre ero a metter dischi la prima sera furono i Red Hot Chili Peppers e che mentre sabato entravo nel locale c’era lui ai cdj  e ha voluto deliziarci con Rootsie & Boopsie, di Papa Winnie. Quando si dice i gusti ricercatissimi, eh.

2) Evanghelos: cinquantenne detentore del mercoledi’ e domenica, calvo ma con due fluenti triangoli di ricci ai lati, e con un rivoltante orecchino pendente bianco. Per lui il capo ha una inspiegabile venerazione, essendo amici di vecchia data. A un certo punto della serata si e’ indispettito lamentandosi dello scarso minutaggio concessogli e il capo era li che lo consolava. Tenerissimi. Suona solo vecchi classici roccherolle, due palle cosi’.

3) Andreas: ventiseienne ex metallaro detentore del giovedi’. Eclettico, simpatico, ma pure lui abbastanza virato al passato musicale lontano che al presente anche non attualissimo.

4) Io, trentacinquenne giovanile detentore del martedi’. Che riesce a sentirsi facilmente l’eroe dell’avanguardia musicale locale, essendo stato l’unico a suonare tre pezzi datati 2007-2008. Per tutto il resto della pesantissima serata non si e’ ascoltato un pezzo -UNO –  anteriore al 1998.

5) Un avventore abituale e alcolizzato terminale, innalzato alle glorie della consolle per meriti extra musicali (trad. il benefattore ufficiale del bar) protagonista alla fin fine forse del miglior dj set dell’infausta notte, che svariava da certe polke strane ai Jackson 5 con una gioia dettata dal costante innalzamento del tasso alcolico.

Il lunedi’ non ho ancora capito chi suona, pero’ a dire del mio capo, qualcuno che riesce a  far bere piu’ gente di me, e tanto mi basta.

Per cominciare mia moglie, capita la seratina che l’aspettava, e’ fuggita dopo mezz’ora lasciandomi solo in mezzo a degli emeriti sconosciuti, poiche’ nessuno dei miei referenti del martedi’ (ovvero barman e cameriera) ha avuto la delicatezza di partecipare a questo evento. Io dovevo restare per motivi di immagine. Quindi mi sono seduto in compagnia di varie birre attendendo il mio turno di metter musica, cosi’ magari dopo mi toglievo dalle palle in fretta. Devo anche confessare che avendo smesso di metter dischi da quasi un mese, mi pizzicavano pure un po’ le mani dalla voglia di risalire in consolle, imbecille che non sono altro.

Insomma la serata si risolve con i tre non proprietari dj che si alternano per periodi che vanno dai 4 agli 8 pezzi e poi aspettano che si sfoghi il capo per ore abbondanti. Oh, il locale e’ il suo e fara’ pure come cazzo gli pare. Certo che stare li’ ad aspettare il proprio turno ascoltando musica datata e scontata non e’ proprio il massimo della vita, vi assicuro. Quindi la prevedibile svolta alcolica mi ha di nuovo salvato la vita. 

A un certo punto mi si fa incontro il capo, vedendomi assolutamente spaesato e intuendo il gorgo di birra e tristezza che mi stavano trascinando verso un abisso. Ricomincia a tessermi le sperticate lodi del dj dai capelli come Krusty il pagliaccio, Evaghelos, che proprio in quel momento ci sta ammorbando con musiche vetuste dalla plancia di comando, e mi dice "Ha una discografia fantastica, un tocco originale, sa quando mettere cosa, capisce il pubblico che ha davanti, e’ davvero eccezionale".

Ed a quel punto, proprio in quell’esatto istante, che per la gioia di grandi e piccini e’ partita "La Bamba".

Titoli scontati: il mio grasso grosso matrimonio greco

May 23rd, 2008 | By benty in Senza categoria | 18 Comments »

Alcuni ultimi – si spera – flash dalle mie nozze, in pratica l’equivalente dell’album delle fotografie. Una specie di post-pagella, un ringraziamento a punti sparsi.

Un grazie all’Alitalia. Il primo carico di invitati arriva e la nostra gloriosa compagnia di bandiera gli perde i bagagli. Per rendere tutto piu’ avvincente quel giorno Salonicco sembra la Val Padana, 9 gradi, pioggia,  cielo plumbeo, Benvenuti in Grecia, "o pais’ do sole". Come non bastasse al povero Tommaso gli si incricca la schiena. Quindi ben prima del suo primo tsipouro (da cui sviluppera’ poi una vera e propia dipendenza) deve farsi delle overdosi di Voltaren per sopravvivere. Non si riescono a trovare macchine da noleggiare. Ciliegina sulla torta la sposa resta chiusa in camera da letto per due ore, col rischio di farsela addosso, a causa di una maniglia rovinata che avevamo provveduto a far cambiare appena il giorno prima. Quando si dice partire col piede giusto. Tenaci.

Un secondo grazie all’Alitalia, che col secondo carico di ospiti in arrivo pensa bene di ritardare il volo a causa di un guasto, di farli scendere dall’aereo rotto, e di farceli risalire dopo un paio d’orette, cosi’ da farli viaggiare tranquilli. Ma si dai, diamogli pure dei meritatissmi finanziamenti statali ! Competitivi.

Un grazie al folle Michele, che subito dopo una soberrima vacanza ad Amsterdam, (o forse ancora sotto gli effetti di) decide d’un tratto di onorarci di una visita a sorpresa, in solitaria in moto, e me lo ritrovo a casa cosi’, all’improvviso. Non ho avuto il cuore di dirgli a quel punto che non era stato nemmeno invitato, e quindi l’ho ringraziato, come sempre, sacrificando al suo altare un paio di giovani vergini greche. Vergini si fa per dire. Mi-ti-co.

Un grazie a tutti i parenti e agli amici che hanno sborsato una cifra astronomica in stanze d’albergo pur di esserci, accontentandosi di sistemazioni piuttosto discutibili. In particolare vorrei menzionare Berna, che ha tranquillamente abbandonato a se’ stessa la sua giovane famigliuola per venirsi a fare una tre giorni alcolica in Grecia, e pure Meck e Cri, che a dispetto di tutti gli altri ospiti sistemati dagli sposi in un’alberghetto sfigato, per lo stesso prezzo si sono sistemati nel migliore hotel della citta’, in virtu’ di una incredibile botta di culo presentatasi sottoforma di pacchetto offerta col loro volo. Gli altri ospiti combattevano con gli scarafaggi, mentre loro si facevano le saune incluse nel prezzo. Invidiatissimi.

Un grazie alle mie cuggine de Roma, Ele e Ba, solite mattatrici indiscusse, instancabili nottambule, ballerine, intessitrici di relazioni sociali a manetta. A fine permanenza si sono ritrovate, piu’ o meno consapevolmente, ad aver invitato mezza Salonicco a casa loro per l’anno prossimo. Cuggine, se vi pare che stiano scherzando aspettate l’anno prossimo, e vedrete che purtroppo facevano molto sul serio. Inossidabili.

Un grazie a Tolis, il figlio della piu’ vecchia puttana di Verona e impagabile aiuto dj nella festa al Flou. Poi siamo arrivati io e Enzop e si e’ scatenata l’apocalisse, peccato non averne memoria. Alcolista.

Un grazie a Enzop e Serena (ciao Sere’!) che vengono accolti in suolo tessalonicese al grido di "Che ce frega d’Alemanno noi c’avemo Enzo P!". Coinvolgo suo malgrado Enzo in un dj set al Flou, dove mi lascia la consolle su un pezzo dei Sonic Youth che non ricordo, ma che consisteva in venticinque minuti di distorsioni. Lui si che sa come farsi amare dalla folla. Per non farci fare lingua in bocca a fine serata ci hanno dovuto trattenere con la forza, nonostante la nostra sbandierata eterosessaulita’. Tutto perche’ gli ho messo gli Art. 31 e Curre Curre Guaglio’ che pareva di stare rint’o cientr’ social’ occupat’ e non in Macedonia. L’ultima toccante  immagine che ho di lui e’ vederlo cantare a occhi chiusi "La societa’ dei Magnaccioni" da me personalmente eseguita alla chitarra la sera del banchetto, e per giunta a piedi nudi, con un trasporto e una commozione che nemmeno certe fan di Gigi D’Alessio. Straziante.

Un grazie a nonno Vittorio (nonno della sposa ma mo’ pure mio) che ha rubato presto la scena agli sposi, ha ballato come un matto, si e’ divertito, ha parlato a tutti i greci in italiano facendosi capire piu’ di me quando parlo in greco, e si e’ dimostrato semplicemente un mito vivente a cui andrebbe edificata una statua in oro massiccio. A 90 anni si e’ sobbarcato un viaggio che smidollati del mio calibro a stento reggerebbero, ed era la prima volta che si recava all’estero nella sua lunga vita. Tutto cio’ per accompagnare la sposa all’altare. E non c’era manco l’altare. Commovente.

Un grazie alle mie studentesse Dimitra e Cristina, fenomenali nel coinvolgere chiunque – soprattutto nonno Vittorio – nei piu’ sfrenati balli greci, e rendendo il loro professore orgoglioso come un pavone per come snocciolavano parolacce. Animatrici.

Un grazie al tempo che ci ha fatto temere il peggio per tutta la settimana prima delle nozze e invece poi, la sera del banchetto, ci ha regalato una serata talmente mite da poter mangiare tranquillamente in riva al mare, nonostante le reiterate catastrofiche previsoni della sposa/Cassandra. Secondo lei avrebbe sicuramente nevicato. Incoraggiante.

Un grazie ai miei, in particolare a Bradas, sempre pronto a intonare baritonalmente O’ Sarracino  al momento giusto abbandonando la povera Ila, futura sposa al suo destino, e a Sista, sempre pronta ad alcolizzarsi abbandonando la povera figlia Bea a se’ stessa. Buon sangue non mente. Genetici.

Un grazie alle amiche della sposa, anche perche’ si sono dovute sorbire la mia pesantissima compagnia per quasi tutta la loro permanenza, visto che la mia consorte, di mattina, preferiva giustamente dedicarsi al sonno antirughe piuttosto che a fargli vedere quelle 4 cose degne di essere viste a Salonicco. In particolare mi restera’ nel cuore la serata del martedi’ prima delle nozze quando, come ogni settimana, ho messo i dischi all’Ekkentron. Mara -l’ultima delle sue amiche ad atterrare in Grecia addirittura dalla Germania! – era arrivata quella sera stessa, tutti gli altri erano spossati da una giornata di duro turismo, Tommaso ancora alle prese con la schiena scricchiolante. Arrivano tardi, stanchi e determinati ad andare a letto presto. Mia moglie mi fa "Guarda, siamo passati solo per un salutino, se ci devi offrire ‘sto shottino fai in fretta che fra dieci minuti siamo fuori di qui". E’ bastato uno sguardo di intesa col barman. Dopo tre ore di danze sfrenate, all’ottavo giro di sfinnaki, sono usciti barcollando e cantando all’unisono "All that she wants" e le 4nonblondes. Lo ritengo un trionfo personale. Eroici.

Un grazie a mi compadre Juan e a tutti gli amici greci, che dal niente mi hanno tirato su, la sera prima delle nozze, una fenomenale sagra di paese a casa sua, nel suo splendido giardinetto dotato di amache. Pressoche’ senza preavviso gli ho portato a casa quaranta persone che si sono abboffate di deliziose fideua e tortillas, tornando a casa brille e entusiaste. Fenomenali.

Un grazie alla sposa, arrivata in comune sotto i fumi dell’alcol, e che afferma di non avere capito assolutamente nulla di quanto pronunciato dagli officianti presso il municipio. Dice che il fatidico si’ le e’ stato estorto con il raggiro e l’inganno. E’ bello sapere che l’amore trionfa sempre su tutto, anche sulla reale intenzione di sposarsi. Inconsapevole.

Kika, l’inesorabile declino

March 16th, 2007 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

Ieri chiama Panagiotis il capo del Kika, il bar nella downtown, dove da quasi due anni metto i dischi, e mi fa "Senti, venerdì prenditi pure un turno di riposo. Abbiamo deciso di fare una festa con degli amici, e non c’erano altri giorni disponibili". Io non faccio una piega "Non c’è problema" dico sfoderando un inutile allegro sorriso che al telefono non aveva possibilità di essere interpretato da alcunchì. Appena attacco,  quel sorriso si trasforma in una specie di piaga. Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Appare il titolo in sovraimpressione "Kika: l’inizio della fine", e parte uno stacchetto inquietante di xilofoni malati.

Dopo una stagione, quella passata, di invidiabili successi e apprezzamenti bipartisan, le cose quest’anno non vanno affatto bene nel locale dove suono. Leggo e mi dolgo del fatto che non se la passano benissimo nemmeno altri celeberrimi dj, ma torniamo subito a me. Pur restando irremovibile sulla mia scelta di mettere i dischi il venerdì, anzichè il più affollato sabato come facevo l’anno scorso, non posso non avvertire che in questo 2007 il locale non tira proprio. I maledetti cicli della notorietà che affliggono ogni bar di una città dalle migliaia di opzioni diverse, hanno gaiamente sorvolato su di noi: un anno sei "the hottest spot in town", e ci hai il dj nuovo e internazionale che fa un sacco fico, e quello successivo fai tre-clienti-tre in una serata del fine settimana, non ti si fila più un cane e "ma che suona ancora quello!?".

Certe serate, negli ultimi mesi, sono stato anche sfiorato dal pensiero che forse mi ero rotto le scatole di suonare dischi in quel posto. Sapere di trovarsi davanti le solite due facce stanche e indifferenti, mentre intanto dalla finestra vedi che il mondo nottambulo passa, scruta scettico il triste vuoto interno, scuote il capo e tira dritto, intuire dall’inizio che il capo è innervosito, realizzare che gli amici latitano ( e mica li puoi costringere a venire tutti i venerdì), subire pure una decurtazione sul già esiguo ingaggio, avere invisi camerieri ambosessi che si arrogano la pretesa di suggerirmi cosa suonare, basterebbe a togliere ogni motivazione. Hai voglia a ripeterti che lo fai solo per te stesso. Io però dopo un po’ che me lo ripeto mi convinco sempre, non lo so, ma funziona così.

Poi, due o tre settimane fa, ti si presenta l’ennesimo cliente coglione. Cioè non viene nessuno, ma quei due o tre che si presentano spiccano spesso per stronzaggine. Nello specifico un quarantenne che mentre mi trovo a destreggiarmi fra "I can’t escape myself" dei Sound, "Pablo Picasso" dei Modern Lovers e "Totally wired" dei Fall, mi chiede i Dire Straits. Volgo occhi e un certo tipo di preghiere al cielo. Gli dico calmo, "Aspetta un po’, adesso non c’entra, magari dopo, fra qualche pezzo ". Sembra impaziente, deve andare via, dice. Siede al tavolo con un coetaneo deturpato dallo stesso taglio di capelli, corto davanti lungo dietro (avete presente il camionista tedesco dell’immaginario collettivo) e un bambino di dieci anni, già obeso che si schianta la sua bella cocacolacolacannuccia e non si sa cosa ci faccia in giro a quell’ora. Mai visti qua dentro personaggi del genere. In fretta realizzo che praticamente ci sarebbero solo loro eventualmente interessati a sentire quello che sto suonando, purchè gli passi il dannato Knopfler e co. Allora cedo, sono le quattro, sono ubriaco, sono più buono, facciamone contento uno almeno e vaffanculo. Scartabello fra ignobili cd di stantio roccherolle anni ottanta, trovo "Walk of life", la metto, aspiro dalla venticinquesima marlboro light, penso "Mo avrai finito di rompere i coglioni". Intanto tutti e cinque gli avventori del bar canticchiano allegrotti "duru duruduru du du uh uh uhhhh". Mi sento soffocare, vado immediatamente in cerca degli One Dimensinal Man, poi Figurines, poi Sonic Youth, poi Low frequency in stereo, così si svegliano, o almeno così mi sento meglio io. 

E invece no. Sembra che io non avessi colto con esattezza la richiesta, molto specifica, che non era relativa a un qualunque brano degli Straits, eh no caro il mio magnaspaghetti di merda. La fregola dello sciattamaroni avrebbe potuto essere soddisfatta solo da "Sultans of Swing". Ma non ce l’ho quella, amico tamarrazzo. La lamentela viene quindi inoltrata con visibile disappunto direttamente al capo, scavalcando me, il responsabile preposto alle musiche.

Il capo mi guarda male "Ma come cazzo si fa a non avere Sultans? Ma lo sai che i Dire Straits erano punk nel 74, ben prima dei punk? E tu mi vieni a fare quello che si intende di punk?". A quell’ora della notte, dopo quel numero di beveraggi, chiunque, anche Michael Jackson, secondo la versione del mio capo, sarebbe stato punk ben prima dei punk, e comunque rientrerebbe nell’empireo di artisti troppo a lungo sottovalutati dalla critica allineata malignamente al mainstream, musicisti che possono godere della VERA comprensione solo da parte di pochi eletti votati all’arte, come lui e dei suoi  sodali che annuiscono, strafatti di tequila, dal bancone. Gente dalla lunga militanza roccherolle dietro le spalle, gente che c’era al tempo del vinile, gente che ha visto dal vivo i Clash, gente che quando loro ascoltavano i Dire Straits tu non eri manco nei sogni di tuo padre. Gente che in questo momento non si tiene in piedi. Tutti i venerdì la stessa storia, cambia solo il nome del cantante/gruppo e il genere musicale e a volte la gente al bancone. "Non come voiggiovani". All’alba del mio imminente  trentaquattresimo compleanno vorrei quasi abbracciarlo, commosso sia dal sentirmi finalmente giovane ma anche e soprattutto dal fatto che nonostante lo stato d’ebbrezza costui abbia saputo riconoscere in me una generazione comunque (grazziaddio) ben diversa dalla sua. E dire che me lo ricordo venerdì scorso in estasi a ballare mentre suonava l’ultimo di Madonna.

Fattostà che se in due anni di onorata carriera ero riuscito a non mettere praticamente mai due pezzi di fila dello stesso gruppo, l’ignominiosa missione riesce finalmente con i suddetti Dire Straits. C’è sempre una prima volta. Di merda. Infatti mi si industria il Panagiotis a cercare fra i suoi dischetti, per titillare lo sfintere del raro cliente, così da trovarmi senza meno il brano desiderato dall’uomo che indossa , se le Heineken non mi ingannano, un chiodo (qui in Grecia lo chiamano perfecto). Mi aspetto che Beruschi e i Trettrè escano fuori da un momento all’altro.

Poi finisce la serata. Sempre troppo tardi, perchè il capo ora urla come un invasato che "La politica di una volta era meglio, ed era politica ben prima della politica, mica come i politici d’oggi". Quando si ricorda di dovermi retribuire, consapevole degli interminabili momenti di solitudine che la serata ha riservato a me, lui e cameriera mi chiede sconsolato, a cassa aperta "Che vogliamo fare?".  Come se non fossi lì dalle dieci e non fossero le sei di mattina gli dico "Dammi cinque euro che mi ci pago il taxi, và". Torno a casa smadonnando in maniera sommessa e intanto penso a come tirarmi fuori da questo pantano.

Nella foto l'ispirazione per la rapida risoluzione della crisi: farsi impiantare un paio di tette e suonare in topless. Ne parlerĂ² a dj Scum e i suoi WPA

Alcoholiday

January 6th, 2007 | By benty in Senza categoria | 13 Comments »

Quella che si è appena conclusa è la sistematica serata d’addio. Come c’è la serata d’arrivo, c’è quella d’addio. Finiscono le vacanze, si parte, si saluta. Niente di trascendentale. Le facce fabrianesi sono più o meno sempre quelle, i discorsi del 5 gennaio di quest’anno non devono essere particolarmente diversi da quelli del 5 gennaio 2006, 2005 e via elencando a ritroso. In genere si cerca di capire che è successo a capodanno. Perchè, in particolare quest’anno, si verifica questo curioso fenomeno, per cui dalle due circa in poi, nessuno si ricorda più di niente. Anche stavolta. Eravamo allegri fino alla mezzanotte, si è brindato assieme, eravamo tanti, tantissimi quest’anno, siamo entrati nel locale imboscando fieramente delle bottiglie sotto i giubbotti, come a sedici anni (cheap alcoholism, nuovo trend del 2007), poi abbiamo continuato a brindare, abbracciarci, baciarci facendoci gli auguri per uno strepitoso anno nuovo.

Ma il 2007 mio, e di almeno altri 5 elementi di mia conoscenza, quest’anno è iniziato – di nuovo – all’insegna dell’oblio alcolico. Il buio. Il black-out di almeno un paio d’ore, parliamo di assenza pura, spirituale e materiale. Uno che collassa in macchina, uno che forse ha addirittura ballato, uno che (highlight capodanno 2007) ha sboccato su un tavolino del locale, pulendosi poi col gilet di un componente degli Ivellezza, che non nomineremo, gli altri che dicono di non ricordare. Le domande di stasera erano del tenore: ma che avete fatto? E poi dove siete andati? Ma che avete bevuto? E la musica com’era? E fica ce n’era? E di gente alla fine ne è arrivata? Tutte persone paganti e fisicamente presenti -insieme – all’evento, racchiuse fra le mura dello stesso non gigantesco locale. Tutti personaggi su cui le doppie dosi di negroni a stomaco vuoto (promemoria per il 2007, evitare il doppio negroni come aperitivo) avevano inciso drammaticamente, cancellando definitivamente dalla memoria la partecipazione a quell’evento. Ci si ritrova alla vigilia della Befana soddisfatti, come da giovani. Perfettamente consapevoli che si è passato un ottimo capodanno, convincendoci facilmente che se fossimo stati sobri e consapevoli sarebbe stato senz’altro peggiore. Nemmeno più bere per dimenticare. Ormai è diventato bere per sperare di non ricordare.

23 dicembre, Ivellezza a Fabriano + intervista esclusiva !

December 24th, 2006 | By benty in Senza categoria | 13 Comments »

The Ivellezza, segnatevi questo nome, ne risentirete parlare presto. Sono una formazione di sette elementi dedita a coverizzare classici del rock e del blues, e a bere mistrà Varnelli in quantità industriali. Prima durante e dopo i concerti. Quest’ultimo aspetto ce li rende già particolarmente simpatici. Detengono peraltro il record di chitarristi impiegati, ben quattro, soffiando il primato a lungo in mano ai Gipsy Kings. Non si pensi che si tratti di chitarre superflue però. Il chitarrista Max Papi chi ha spiegato che è la risposta a una esigenza scenica e sonora, funzionalmente legata all’abitudine di abbeverarsi man mano che le birre e i superalcolici arrivano, cosicchè non si scaldino. "Poichè io e il Biondo suoniamo esattamente la stessa cosa in tutti i pezzi, possiamo facilmente alternarci sul palco a bere, senza che venga meno il nostro sound, nè la schiuma delle bionde medie".

Ieri sera al ristorante osteria Fortino di Fabriano c’è stato il loro pubblico debutto dopo un paio di quasi secret-gig, fortunate performance private presso feste di laurea e di matrimonio in cui il progetto Ivellezza si era prematuramente rivelato. Sold out da settimane la data di ieri, grazie anche all’ottima offerta menù fisso a 25 euro, vino incluso. Era presente tutta la città che conta e soprattutto quella che trinca. All’arrivo dell’ammazzacaffè the Ivellezza si dispongono sul palco. Nemmeno salgono sul palco, che il loro tavolino era già disposto accanto agli strumenti, ne siano testimoni gli schizzi di sugo sulla batteria (agli Ivellezza piacciono le tagliatelle al ragù ndB).

The Ivellezza sono Giallu, detto un tempo il Vertebra, anima vera e propria, deus ex machina della band, talentuosissimo chitarrista, maestro indiscusso di assoli roccherolle nonchè di Pro Evolution Soccer. Scotty, bassista dedito ai System of a Down, dal look chiaramente ispirato al più fotogenico Bin Laden che forma insieme al batterista Sandro detto One (da non pronunciarsi assolutamente Uan) la sezione ritmica più affiatata e alcolica della provincia anconetana. E anche la coppia di fegati più appesantiti. Poi c’è Bubba alla chitarra semiacustica, unico elemento del gruppo a rifiutare l’assalto delle fan e delle groupie. Non si sa bene se perchè coniugato o perchè, come si vocifera soprattutto verso Natale, gay. Comunque null’altro che un ulteriore motivo per alzare il gomito. Poi ci sono le due elettriche sporche di Max Papi e del Biondo a dare vigore e polpa ai brani, alternandosi con estrema scioltezza ed efficacia anche ai limoncelli. E infine Bentino, detto Bràdas, voce sexy e presenza scenica del gruppo, che si applica volentieri anche a numerose birre.

La prova di ieri ha fornito risposte forti agli scettici, ha incendiato gli animi degli astanti a più riprese, e ha inoltre terminato le scorte di vino rosso del locale. Personalmente abbiamo esultato su una cover di Hasta siempre comandante, che parte quasi mariachi e finisce con un tiro disco, in grado di riportare alla mente i primi Cake in salsa punk-funk. Il successo di pubblico ha convinto i gestori a posticipare l’orario di chiusura visto che l’alcolismo dilagante sul palco ha coinvolto anche gli spettatori imperterriti nel dedicarsi a questo nobile passatempo. I maligni dicono per dimenticare la scena degli Ivellezza sul palco con le corna finte da renna. La verità è che il ritmo imposto dalla band ha fatto muovere il culo alle oltre duecento persone presenti sulle note della imperitura Johnny B Goode, di Cocaine e di Bad to the bones. Al culmine del concerto si è acceso addirittura il pogo su una meta-cover (ovvero la cover della cover) di Wonderful World. E inoltre Basket case e Smell like teen spirit. Finale glorioso con Porompompero, da anni loro cavallo di battaglia presso tutte le feste popolari e osterie della provincia, e non solo.

Abbiamo ottenuto in esclusiva la loro prima intervista, due chiacchiere che potremmo quasi definire in famiglia con il cantante dei the Ivellezza, Bentino.

tragedie greche: ciao Bradas

bentino: Uè ciao

tragedie greche: a cosa si deve il nome del gruppo, Ivellezza?

bentino: il nome nasce da un manifesto elettorale di un candidato di Forza Italia di Jesi. Il suo programma era fortemente a favore della caccia. Costui si vantava di aver sterminato centinaia di starne in Romania. Nella nostra sala prove campeggiava, non so come nè perchè, questo suo manifesto, dove si presentava in giacca cravatta e cappello in pelle di coccodrillo. Il suo nome era Roberto Bellezza. Dalla fabrianesizzazione del suo cognome nasce il nome del nostro gruppo, prima i Bellezza, poi i Vellezza, poi gli Ivellezza

tragedie greche: quali sono le influenze principali della vostra musica?

bentino: a parte l’amaro Sibilla intendi? Beh, i pezzi vengono scelti seguendo il fil rouge del divertimento di chi ci ascolta. Cerchiamo di evitare il commerciale più scontato e presentare dei brani conosciuti all’orecchio dei più. In teoria ogni elemento del gruppo dovrebbe presentare delle canzoni da coverizzare di tanto in tanto. Alcune all’inizio furono scelte in base ai gusti del festeggiato (visto che abbiamo iniziato a suonare a una festa di matrimonio e a una laurea) e poi abbiamo sviluppato altre preferenze, un percorso artistico del tutto nostro.

tragedie greche: avete mai pensato di proporre pezzi vostri?

bentino: alcuni elementi del gruppo ci hanno provato, ma io ribattevo "Cantateveli da soli". Non molto democratico come metodo, ma sono pur sempre il fottuto frontman, sono io che ci metto la faccia, Cristo. A Bubba che una volta portò in sala un suo pezzo, ed era molto eccitato a riguardo, risposi dopo averlo ascoltato con attenzione "Sto pezzo me fa gelà il sangue"

tragedie greche: il progetto Ivellezza, nasce come divertissment. Visto il successo riscosso, anche ieri, avete intenzione di proseguire o si fermerà tutto qui?

bentino: la prossima data ufficiale degli Ivellezza sarà a giugno, per il matrimonio di uno dei componenti del gruppo (Il Biondo ndr). Pensiamo di spostarci in nuove aree, dove siamo meno conosciuti, per vedere se la musica che facciamo piace di per sè, o se abbiamo successo solo perchè siamo noi a suonare quasi sempre davanti a nutriti gruppi di nostri amici. C’è in cantiere un progretto di turnè, sviluppato dal nostro manager (Fuccio), che ha come prima tappa Salonicco, con organizzazione di autobus per gruppo, entourage e fan, 100 euro a biglietto andata e tirorno con free cocktail a bordo fino ad esaurimento scorte. A dire il vero ci siamo già esibiti fuori dai nostri confini, spingendoci fino a Costacciaro, peraltro. Poi si parla di affittare un tetto a Dublino per un video, ma è venuto fuori ieri sera, dopo il terzo ammazzacaffè, quindi…

tragedie greche: l’alcol come influenza il vostro processo creativo?

bentino:è una componente grazie a Dio sempre presente, e quando ce n’è diamo sempre il meglio di noi. Ieri sera ad esempio ci tenevamo dritti in due, alla fine dell’esibizione.

tragedie greche: chi è il fan tipico degli Ivellezza?

bentino: grazie per avermi fatto questa domanda. Non te lo saprei dire. Gente di una certa età che apprezza la buona musica, direi. Anche se a dire il vero tutti sembrano apprezzare le nostre scelte orecchiabili. No, non credo proprio che, come si dice in giro, essere nostri fan abbia necessariamente a che fare con spiacevoli storie di alcol alle spalle

tragedie greche: puah, dicerie senza senso. Direi di chiuderla qui. In bocca al lupo per tutto allora. Vuoi dire qualcosa ai tuoi fan?

bentino: si. Vorrei informarli che non torneremo troppo presto perchè abbiamo paura di stancare l’audience, ma faremo nuove cover di altissimo livello, potete starne certi. Ah e poi auguri a tutti i lettori del blog

tragedie greche: grazie ciao

Nonstante l’assonanza di nomi possa trarre in inganno, assicuriamo l’assoluta oggetività dei nostri giudizi su the Ivellezza, che nascono esclusivamente da attenti e ripetuti ascolti. Ci sentiamo in dovere di escludere assolutamente ogni tipo di legame familiare di alcun membro dello staff di Tragedie Greche con componenti di questa grintosa e giovane (si fa per dire) band dal futuro radioso.

bentino: Ah senti, ha detto mamma se andiamo a tavola che è pronto il pranzo, e poi si fredda il risotto e non è più buono

tragedie greche: va be’, arrivo

Inconsolabile

November 11th, 2006 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

Consapevole del fatto che l’ispirazione che conduce alla vera arte può arrivare solo dalla sofferenza e dal disagio, me ne stavo in attesa delle emorroidi per rimettermi a scrivere un post. Quando invece, ieri, il fattaccio.

Stacco tardi dal Kika, dopo una serata apprezzabile, e un set di cui andavo  piuttosto fiero. Dalle dieci alle sei e mezza sono riuscito a non suonare nessun pezzo scontato, tipo niente roba facile come Drupi o Amedeo Minghi, per dire. Nel frattempo mi sono preso cura di dimezzare le scorte settimanali di birra del bar, che nonostante ciò ancora mi paga. Solito scenario di fine serata, luci che si accendono, gente che si attarda, baristi che puliscono il bancone e cameriere che spazzano a terra. Io insonorizzo le loro ultime fatiche, fino a che il padrone mi minaccia di morte se non mi stacco dal mixer. Riscuoto il mio onorario, barcollando mi reco alla fermata dell’autobus che a quell’ora già hanno ripreso a circolare i mezzi, si fa giorno. Il 6, che mi porta dal centro a Kalamarià, passa subito e lo prendo al volo. Mi siedo con le cuffie nelle orecchie e presto crollo fra le suadenti braccia di quello sfaccimme di Morfeo, ma non non il centrocampista.

Al mio risveglio il trauma.

Non trovo una valigetta dei cd, quella grande. Zottàta come direbbero a Roma. Cerco chiedo insisto, vado al capolinea per sapere, perchè mi rassicurino. Invece no, ragazzo rassegnati, è persa. Per sempre. La mia reazione, al solito composta e signorile, compromette seriamente un posto in Paradiso alla mia anima, a meno che Dio e i suoi parenti più stretti non abbiano seri problemi d’udito. Poi, a seguire, il cupo sconforto.

"Fortunatamente" era la valigetta delle selezioni,  soprattutto dei cd masterizzati (ciao Siae! Vieni a prendermi e baciami il culo). Da un punto di vista economico non ho perso che una trentina di cd originali, nessuno dei quali introvabile. Da un punto di vista affettivo è una tragedia. C’erano dentro i primissimi cd masterizzati, roba risaliente al 97, o prima, accozzaglie informi di canzoni senza un perchè, compile adorate e straconsumate, pensate, riflettute, studiate, limate, numerate, nominate, catalogate. Quella valigetta per me era come una città. Coi bassifondi lerci dove suonavano i punk, i quartieri alti frequentati dai nomi grandi, le zone residenziali ordinate e pulite dell’indiepop, i grattacieli newyorkesi dove risuonavano i Sonic Youth e le favelas latinoamericane. Io conoscevo tutte le strade là dentro, le scorciatoie, i percorsi, le bellezze e le bruttezze. Ogni tanto costruivo un quartiere nuovo, la città si allargava. Ogni sera a mettere musica era per me un giro in quella città.

Adesso mi sento in lutto, e di ricostruire dalle macerie non ho ancora voglia. Ho diritto a crogiolarmi nel dolore insostenibile della perdita, lasciatemi solo. Ho anche buone scorte di Nutella in caso di fulminei crolli del livello di serotonina. Niente cd nuovi quindi oggi, ma solo inedia e pulsioni masochistiche. E stasera al Pulp suonerò per segno di protesta e solidarietà con me stesso, soprattutto i cd che hanno al bar.

Se ci fossi ci andassi. Wrong Pitching Alliance @ Pueblo (Torino 22/09/06)

September 21st, 2006 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Superstar djs? Here they go. Domani sera se fossi a Torino me ne andrei dritto dritto al Pueblo, dove esordirà uno strabiliante collettivo di electro djs, i Wrong Pitching Alliance. Dietro questa sigla si celano nientepopodimenochè Fabio, Danilo e i miei blogfratelli Stefano ed Enzo, che sono si dei celeberrimi bloggers, sono si dei raffinati ascoltatori e generosi dispensatori di belle musiche, ma soprattutto sono degli indefessi alcolisti, e ve lo posso garantire avendoli conosciuti di persona. Cosa di cui non smetto di andare fiero, peraltro. Se leggete da un po’ questo blog potrete capire senza sforzo le tante passioni che mi legano a doppio filo  a questi eroi della musica moderna e della blogosfera italica (si può ancora dire blogosfera, vero?). Di strabiliante in questa loro ragguardevole iniziativa c’è soprattutto il fatto che davvero si illudono di poter seguire delle playlist, quando invece è scontato che saliranno in consolle ciucchi come si conviene a gentiluomini di tal fatta, mandando allegramente a puttane ogni minimo tentativo di djing serio. Per questo li amo alla follia, pur senza averli ancora ascoltati. Sul blog e sul loro myspace trovate il manifesto d’intenti, da cui cito i due punti a mio avviso fondamentali:

– wpa è un collettivo nato senza particolari fini di lucro ma con il particolare fine di bere gratis ai propri dj set;
– e quando wpa è in forma potrebbe tranquillamente consumare al bar il corrispettivo del compenso di eric morillo.

Tutto vero. Accetto scommesse sul primo di loro che vomiterà sui cdjs. Io uno spettacolo così non me lo perderei per nulla al mondo.

Fenomenologia di una festa alcolica nelle Marche

April 19th, 2006 | By benty in Senza categoria | 9 Comments »

Manca sempre la scusa, ovvero la persona disposta per qualche motivo all’ingente investimento e a sobbarcarsi assieme a poche altre eroiche figure l’organizzazione. Trovato e convinto il pollo poi è fatta. Occorre maneggiare ingranaggi delicati, a cui solo pochi hanno accesso per aggiudicarsi quei casolari enormi e mezzo diroccati di cui le campagne marchigiane sono ricche. Quasi sempre occorre rivolgersi a gente invischiata col clero, dei preti, dei centristi ultracattolici, oppure a degli scout. Ma vale la pena sporcarsi le mani con questa gentaglia. Perchè detengono le chiavi di perfetti scenari da festa alcolica: posti raggiungibili ma isolati, dotati di ampi saloni da adibire a dancefloor, vari spazi esterni e un imprecisato numero di stanzine buie dove le coppiette possono rintanarsi ad ora tarda. Inoltre, viste le camerate sterminate, basta portarsi un saccoapelo e non c’è nemmeno bisogno di rimettersi in strada alle sei del mattino sfatti dall’alcol. Si pernotta lì, che fa tanto comune anni 70. Il clima da comune inizia già nella fase della pulizia, in genere un lavoro pesante e da svolgere presto e in pochi. Poi occorre pensare alle vivande. Cibo e soprattutto alcol.

Prima di tutto il cibo: in genere ci si butta su della sempre ottima porchetta, che rende parecchi panini e garantisce il consumo di qualche ettoilitro di vino rosso, anche di qualità mediobassa. Se proprio si hanno voglia, capacità e personale specializzato, ci si può avventurare nell’impresa di servire della pasta. Parliamo di feste che vanno dalle 100 alle 250 persone, non è proprio come fare due spaghi. In caso d’emergenza conviene sempre avere delle scorte di pane e affettati, (ciauscolo uber alles) da pagare al consumo (se non li comincio te li restituisco). I casi di maggiore accortezza organizzativa prevedono anche caffè. Noi, per dire, ci avevamo addirittura il mistrà Varnelli per fare le correzioni, non so se mi spiego.

L’alcol determina, senza altro aggiungere, il risultato della festa. Può determinarlo già a priori: se si sparge la voce di un certo quantitativo di denaro investito strategicamente in birra, vino e superalcolici, la festa può assumere dimensioni incontrollabili ed entrare di diritto nella leggenda. Questa festa era per 80 persone, e ci siamo ritrovati in oltre 250. La storia lo insegna: in alcool non si spende mai troppo. Se lo bevono tutto, è scientificamente provato. Le Marche non a caso sono la regione col maggior tasso di alcolismo giovanile, e fra i più alti tassi di consumo di alcolici in Italia. Ne andiamo vagamente orgogliosi. Il difficile è cercare di calcolare bene le proporzioni: quanto vino, quanta birra, quanto di tutto il resto. In genere è tradizione che la gente non direttamente invitata si presenti almeno con una boccia a coppia. Grazie a dio, mi sento di aggiungere, che il bar è rimasto attivo (trad, è stato barbaramente saccheggiato) circa un’ora dall’apertura. Dopodichè vedevi gente di ogni sesso, censo ed età, attaccarsi disperatamente a canna alle bottiglie che progressivamente arrivavano e venivano immediatamente messe in circolo in pista, fino a mattina. Scene che tocccano sempre e il cuore. E il fegato, visto che in consolle sono arrivate tra l’altro della grappa, un Fernet Branca, uno Sheridan, e ci mancava solo il Rosso Antico. Ma non li avevano messi fuori commercio?

Poi c’è la musica. In questo caso ero il diretto responsabile e interessato. Ciò significa, portarsi delle pesanti borse dalla Grecia (we are not dj chiavetta), contattare il service, caricarsi il materiale, portarlo e destinazione e scaricarlo, decidere dove piazzare la consolle e le casse, montarlo, provarlo, pregare che il casolare sia fornito di un adeguato impianto elettrico, che in campagna non si sa mai,  mettere musica fino all’ultimo ballerino e all’indomani smontarlo, caricarlo e riportarlo al service. La musica è un tema scottante da queste parti: abituati come sono a ballare quasi tutte le settimane gemme che vanno dalla house commerciale, fino a Pupo, Lorella Cuccarini, I Ricchi e poveri, (purtroppo non esagero nemmeno un po’) e tutti i tormentoni sdoganati in tv dalle publicità, non è che potessi aspettarmi di vederli zompettare entusiasti sui  Bloc party. Certo ci ho provato, con scarso successo. Poi ti devi piegare alle leggi della domanda, per quanto puoi. FdL te lo ha insegnato: almeno a livello di "party", il dj che fa ballare la gente ha SEMPRE ragione, non importa quanto sia di merda la musica che mette. E’ una questione di capire ( e capirsi con) chi hai davanti. Bisogna farli ballare. Certo l’alcol aiuta, parecchio pure. Io però non ce la faccio più di tanto ad andargli incontro. Posso essere commerciale come una puttana, ma questo non può significare Dame la Gasolina  e roba affine (vedi post sotto). Ho la pretesa assurda di suonare roba diversa da quella che ascoltano qui di solito, peraltro pretesa presto ridimensionata. Essere comunque riusciti a fargli ballare anche i Franz Ferdinand, i Chemical Brothers, i Clash e i Ramones, Marcho’s e soprattutto Santa Marinella dei Gogol Bordello (davanti a crocifisso ben presente in sala) è comunque da considerarsi, nel contesto, un gesto quasi eversivo, quindi mi va bene così. Imbattersi in personaggi che ti chiedono hip hop, mentre tutti stanno scatenandosi su I’m a love man di Otis Redding, o i Metallica in piena fase Subsonica (si, ancora ai Subsonica) fa parte del mestiere. Così insistenti però non me li ricordavo, arrivano a negare la realtà (del tipo "Dai cazzo, cambia, non vedi che non balla nessuno" e tu alzi la testa e vedi la pista stracolma e in delirio, alcolico, ma sempre delirio, e non sai cosa controbattere). In Grecia nel mio bar hanno maggiore rispetto oltre che competenza di quanto accade qui. E comunque alla fine, seppure a botte pesantissime di musica antica (trad revival, sigh) hanno ballato, eccome. Quindi ho vinto, no?

Scena memorabile, un personaggio che del già citato Pupo ha anche le odiose fattezze si avvicina. Lo taglio a fette con lo sguardo, non demorde e avanza. Chino la testa sulla consolle, indaffarato come neanche ne andasse della mia stessa vita. Piena fase 80 (qui ho ceduto parecchio, Tainted Love, Sweet Dreams, Blue Monday e tutto lo scontato che potete immaginare), questo mi fa "Oh guarda, la musica è bellissima, davvero, ma non è che si potrebbe virare su qualcosa di tipo anni…" Il dj durissimo "Aspetta ci ho da fare", si allontana bruscamente e si eclissa per un cinque minuti buoni, lasciandolo sospeso. Il bastardo non indietreggia di un millimetro. Putroppo si trova vicino al cdj di sinistra e alla fine mi tocca avvicinarmi, mi cerca con lo sguardo, lo fisso in cagnesco, mi fa  "No, dicevo, musica davvero straordinaria (E già mi si gela il sangue a pensare di poter piacere a un tipo del genere, ma me la sono proprio cercata ndB)… però…". Lo so, Fdl lo ha insegnato, il dj dev’essere fermo, ma sempre gentile e disponibile con le richieste. Io mi accontento del primo punto per oggi e ribatto gelido e risoluto  "Ecco, bravo, se la musica ti piace vai a ballare, che ho da fare" mi giro e mi rituffo sulle mie borse, a cercare qualcosa che deliberatamente non piacerà al nano. Dove cazzo sono gli Offlaga quando ne hai bisogno?. Mi giro dopo un po’ ma è ancora lì. Allora decido di prendere il toro per le corna. Lui si illumina e mi dice "…ecco, magari un po’ di anni settanta, di disco, così, per ballare…". Inspiro, espiro e sentenzio "Senti, a parte che stanno già ballando tutti, comunque la musica che vuoi la puoi sentire e ballare a Fabriano tutte le settimane, due volte a settimana, presso il F@@@@@@. A me non piace non ce l’ho e non la metterei neanche se ce l’avessi. Capito?". Lo squallido quarantenne abbassa occhi, orecchie, si scusa, torna in pista a confabulare con una donnina e diligentemente si rimette a ballare.

Benty’s readers digest (un post nato vecchio)

July 7th, 2005 | By benty in Senza categoria | 16 Comments »

Soundville

Venerdì scorso ero fra i quattro gatti presenti al Soundville, festival musicale che si tiene a Macerata. Bel palco, scelta dei gruppi coraggiosa. Non potendo assistere alla seconda serata, che prevedeva Perturbazione, Arte Molto Buffa e (sigh!) Zen Circus, ho presenziato alla serata con A toy orchestra, Goodmorningboy e Benvegnù. I primi sono giovani ma già parecchio convincenti, li posizioniamo sullo scacchiere della Buona Musica dalle parti di Yuppie Flu, e per me anche un po’ Blonde Redhead. Si scambiavano strumenti come l’Inter e il Milan fanno coi giocatori finiti. Poi Goodmorningboy, che fa tutto da solo, o quasi, chitarra acustica in mano e si lascia accompagnare da un batterista solo per un paio di canzoni. Pezzi frizzanti – io avevo ascoltato roba sua iniziale, un po’ più virata allo psichedelico – potremmo ritrovarci dei (un?) Violent Femme fatti a casa. Peccato il suo set sia stato un po’ stritolato dal precedente e dal successivo. Mi sto anche gustando l’album, rivendicherò la loro (sua) scoperta qui in Grecia come mia personale, e venite a contraddirmi. Infine Paolo Benvegnù, con una resa live  molto più robusta rispetto all’album- che a mio avviso è ottimo. Per i primi cinque o sei brani non rivolge parola all’audience, poi si cimenta in una clamorosa imitazione di Benedetto Sedicesimo, con una presentazione della band davvero esilarante. Poi riattaccano, fanno quasi tutto l’album e una bella cover di In a Manner Of Speaking. Fine concerto. Saluto i soliti presenzialisti e torno a casa.

Ha senso bullarsi del fatto che i concerti siano gratis e vicino casa e poi andarsene via dopo aver comprato tre cd e una maglietta? Ha senso organizzare concerti nelle Marche, sbattersi per portare ottimi gruppi, in piazze bellissime, e ritrovarsi in cinquanta persone? Ha senso che nel discobar in fondo al corso di Macerata ci fosse almeno il triplo della gente che al concerto ad ascoltare Dame la Gasolina?

Traffic

Sabato sono salito a Torino. Lo so, la sterile aneddotica da blog è un’usanza riprovevole. Però vorrei urlare al mondo che ho fatto quasi tutto il viaggio in treno in compagnia di quattro modelle, appena silurate da un concorso di bellezza. Entrano nel mio scompartimento e volgo gli occhi al cielo, cominciando subito a credere in Dio. Poi purtroppo hanno deciso di parlare, riconvertendomi ad un ateismo intransigente. Da quel momento avrei preferito essere insieme a quattro ultrà della Lazio. Stupide, infantili, odiose, insopportabilmente vanesie, superficiali, razziste, inutili al genere umano. Almeno degli Irriducibili già si sa, e illusioni non te ne fai. La scusa della mia trasferta sabauda era vedere i New Order. In realtà andavo a vedere Enzop, non me ne vogliano Bernard, Pete e Stephen. Alla stazione incontro per la prima volta la donna che ha la colpa di avermi proiettato verso l’imperitura fama radiofonica, Violetta. Costei ci porta dalle parti di Label, ma poi per me e fratello Enzo il richiamo dell’aperitivo si fa irresistibile, quindi fuggiamo. Tre mojitos, ottanta chili di roba da mangiare e un innamoramento fugace, dopo che avevamo appena finito di parlare della scena folktronica finlandese (oh ma se sono fissati questi che ci posso fare io?) arriva Maxcar,avvolto nello splendore di una maglietta recitante "I am analog" con tanto di cassettina. Ci dirigiamo verso il parco della Pellerina, a cui ancora associo meravigliosi ricordi stoogesiani dell’anno scorso. Lì incontriamo Max, il padrone del cane broccolone, (molto California Style) e più tardi anche Dario. Da qui in poi il racconto si fa appannato, perchè il Sansimone, rigorosamente caldo, inizia a dare i suoi effetti psichedelici. Trascuro gli 808 state, che pure rafforzati strumentalmente non ne escono male, solo un po’ noiosi. Nel frattempo mi faccio due chiacchiere con Max e Jukka – che mi ha convinto sul fatto non solo che Benicassim abbia un cast coi controcazzi,  ma che perfino gli Oasis presentino validi motivi per essere visti. Poi Tony -deusexmachina – Wilson ci presenta un gruppo di suoi amici. I New Order. Perdiamo Maxcar, e se volete un bel racconto del concerto eccolo qua. Io me ne sono stato bello comodo qualche fila indietro, birre fresche in mano, a esaltarmi in compagnia dei miei fratelli. Anche di quelli che hanno urlato "Bolsi!" appena usciti i mancuniani. Non mi aspettavo una tale forza d’urto live. Il più in forma è Peter Hook, che fa il vero bassista roccherolle, con le pose e tutto. Per dire, Krafty, che a sentirla al volume ridicolo a cui mi costringono a suonare al Cuervo, sembra una mezza cagatina da frocetti, dal vivo m’ha letteralmente sventrato. Con True Faith ci è sgorgata la "deejaytelevision generation" che avevamo dentro, con Love Will Tear Us Apart si è urlato parecchio avvicinandosi all’orgasmo, con Blue Monday introdotta pure da un campionamento di Kylie si è addirittura ridacchiato, oltre che zompettato. Con She’s lost control, penultima nell’encore, è infine arrivata l’eiaculazione. Si è vero, la voce di Ian Curtis non è che me la sostituisci così come nulla fosse. Quella disperazione cupa era ben lontana dai festosi cinquantenni che rockeggiavano elettronici sul palco. Qualcuno mi ha detto che avrebbero dovuto limitarsi a fare pezzi dei New Order, lasciando in pace i Joy Division. Io non lo so bene, ascoltare quei pezzi, anche se mi ha trasmesso un umore ben diverso da quello che provo con i brani originali, mi ha fatto piacere – da fan dei Joy Division. Alla fine, la storia umana del gruppo, per tre quarti, era quella, erano quei tre sul palco. E così ci si mette in pace l’anima sul fatto che New Order e Joy Division siano musicalmente band diverse, e non una la continuazione dell’altra. Ma questo nessuno lo mette in dubbio, nemmeno i tre superstiti, che hanno semre rivendicato, strumenti alla mano, una svolta decisa. O quasi. No?

Lo scoppiettante finale della serata prevede la conoscenza di innumerevoli bloggerz della lobby della bagnacauda (alla vostra sinistra, di recente apertura) fra cui Catpower, Kiara (che mi viene introdotta come la blogger più baccagliata d’Italia), Rumoriesperanze, il Boss (con i capelli) e dulcis in fundo Enrico, signora e cognata. Una famiglia devastata dalla piaga blog, il governo dovrebbe intervenire. Ritroviamo Violetta e infine partiamo verso il Giancarlo. Lì, in condizioni che non definirei esattamente di freschezza e lucidità, ricominciamo ad avvertire il morso della sete e balliamo le canzoni messe da Wilson e Shaun Ryder. Alle quattro e mezza Enzop si ricorda che io ho un treno e mi riconduce mio malgrado alla stazione. Sennò mi sarei fermato a vivere a Torino, immagino.

Poi come tutti i bravi emigranti, mi sono preso o ferribbotto, ho salutato mammà, ho versato lacreme napulitane, ho fatto scorta di pummarola e me ne sono tornato a Salonicco, che da fare ce n’è parecchio.

Off topic: Bush ha vinto di nuovo: combattere la guerra contro il terrorismo fuori dall’America, diceva. In Europa per esempio (copyright Leonardo)

Update sull’attacco terroristico da Simona, che si trova in zona e ci aggiorna con notizie di prima mano.