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Posts Tagged ‘homecomings’

Un anno

settembre 3rd, 2011 | By benty in Senza categoria | 3 Comments »

Che sia passato un anno dal mio ritorno in Italia me ne accorgo da ricorrenze molto banali, come il fatto che sia già ora di iscriversi a certi tornei di calcetto di paese, una delle pirme cose che ho fatto l'anno scorso appena arrivato. Al tempo occorreva accelerare sul versante del reinserimento sociale.

Il torneo di calcetto di paese è un catalizzatore di frustrazioni che nemmeno certi reality show. A livello umano ci trovi davvero di tutto. Ci sono i ragazzini, tutti ciuffi gelatinosi e frangette a schiaffo, che non vedono l'ora di mettersi in mostra davanti alle ragazzine accorse per vederli partecipare a un incontro "ufficiale" (a ogni goal c'è anche lo speaker che dal microfono indica chi ha segnato e quanti goal ha fatto). Ci sono stranieri che si coalizzano in squadre multietniche per tentare un riscatto sociale sul campo di calcio. Compagini di peruviani allegri, albanesi tecnicissimi e africani atletici. C'è gente di 50 anni che in virtù delle proprie remote partecipazioni a campionati minori non accetta l'idea di dover smettere e continua a giocare anche se a correre con i ragazzini non ce la fa più, e se perde palla s'innervosice e reagisce malissimo. Ci sono semi-professionisti che passano l'estate vincendo tornei a ripetizione, accaparrandosi i premi per i capocannonieri, ingaggiati a suon di euro da chi può permettersi uno sponsor danaroso. Di solito hanno l'aria molto annoiata, anche quando realizzano goal stratosferici. Li riconosci dalle divise, dei completi scintillanti che includono anche borsa e calzettoni. Ci sono i pezzentoni (quasi sempre la mia squadra) che manco vogliono tirar fuori due lire per comprarsi una maglietta e fanno quella cosa triste dei numeri col pennarello sulla maglietta bianca. Ci sono i dribblomani che nemmeno si trovassero sulle praterie dei campi da calcio di serie A e non sul cemento stretto e malmesso di frazioni dell'entroterra. Ma soprattutto è il regno del trentaqualcosenne, percentualmente la tipologia di gran lunga più presente. 

Vittima di inesorabile calo fisico il trentaqualcosenne è sempre pronto a servire sul campo vendette che progetta da anni, a esternare sul terreno di gioco antipatie più o meno confessate di ordine personale, politico, sociale a forza di entrate sulle caviglie. Il trentaqualcosenne imbastisce con avversari, arbitri e pubblico, polemiche infinite che rinverdiscono ogni anno e si reiterano al minimo fallo laterale non concesso. Il trentaqualcosenne si iscrive per dimostrare soprattutto a sè stesso che gli anni per lui si sono fermati, che non ha affatto smesso di correre, che anzi ha ancora più fiato di prima, che "Sono andato tutto l'anno in palestra e in mountain bike", che gliela farà vedere lui a questi ragazzini, che comunque la tecnica conta più dei polmoni, che "Avrò perso dieci chili!", che l'esperienza è tutto, che al limite "Se proprio ce la vediamo brutta e restiamo senza ossigeno la buttiamo in rissa, al solito", che però, dai, alla fine abbiamo giocato bene, che l'importante è divertirsi, che tutto sommato "Guarda a me non interessa vincere o perdere, per me va bene farmi una sudata ogni tanto", che "Però a farmi prendere per il culo da questi stronzi non ci sto!" , che a fine gara batte la ritirata adducendo scuse del tipo "No, non mi fermo per la birretta che ci ho la moglie a casa che mi aspetta". Che l'arbitro comunque non capisce mai un cazzo.

Everything is ending here

agosto 26th, 2010 | By benty in Senza categoria | 16 Comments »

I was dressed for success

But success it never comes

~

ogni stop è solo un altro start
 

 

E mo con cazz’ ‘nge cacciat’

agosto 22nd, 2009 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Oggidì 22 agosto 2009 vengo a conoscenza che il mio paisello – Fabriano – si è dotato, con soli venti anni di ritardo rispetto a "quando andava di moda", di un centro sociale.Il CSA FabbriDopo varie vicissitudini il CO.A.F (Collettivo Autonomo Fabriano) si è accordato per l’uso di un magazzino di 600 mq  in località Ca’ Maiano: non è proprio occupato perchè pagano un affitto seppure simbolico (300 euri al mese) ma ci ha tutto il fascino  e la contraddizione di trovarsi in mezzo a una delle aree industriali cittadine.

Il ritardo "storico" dell’iniziativa può invitare a varie riflessioni. Una potrebbe essere l’assoluta veracità e la voglia di fare dei ragazzi: non si può certo dire che la tendenza recente nazionale sia quella di aprire spazi sociali, semmai chiuderli (come hanno fatto con lo storico TNT a Jesi) e sicuramente non si gode del clima politico  e sociale più favorevole (e qui c’è da decenni una giunta di "sinistra" ma la gente vede un centro sociale come una centrale di spaccio, fondamentalmente, non essendoci mai stata una tradizione locale). Hanno occupato adesso non perchè oggi il centro sociale "tira", ma perchè evidentemente ce n’era una forte esigenza.

Altra riflessione da fare potrebbe essere quanto qui nella provincia tutto arrivi in modo tragicamente lento e fuori tempo. I centri sociali in Italia sono realtà che oggi soffrono una grande crisi (sgomberi o trasformazioni in qualcosa di diverso e non necessariamente equivalente) mentre fiorirono e guadagnarono grande visibilità soprattutto nei primi anni 90. A fabriano apre un centro sociale nel 2009. Forse a questo punto lo sfalsamento temporale diventa un vantaggio e un pregio: oggi uno spazio sociale che offre – fra le altre iniziztive – divertimento diverso a due soldi a ragazzi che non si riconoscono nei triti e costosi riti del fine settimana della provincia (aperitivo, cenetta, discoteca) assume un significato ancora più alto e importante sia alla luce della crisi che Fabriano accusa molto più che altri distretti industriali, che alla luce del clima destroide che serpeggia furibondo ormai pure a sinistra e non vi dico nelle realtà piccoloborghesi, cattolicissime, omologate come Fabriano. Inoltre questa iniziativa spicca davanti al deserto culturale di questo posto, che significa solo teatro Gentile (ogni tanto passa un Guzzanti,  ma con 1300 cassintegrati della sola Antonio Merloni non è che tutti abbiano 30 euri da spendere per due ore di svago da queste parti) e iniziative istituzionalissime pretenziose finanziate da soldi pubblici e privati, ma raramente "popolari" e scarsamente interessanti o stimolanti. Ci sono, va detto, sporadiche altre manifestazioni che si prendono kudos e thumbs up a volontà, ma restano dentro ottiche un po’ più commercialotte e virate a gente di una certa età, poco attente ai chi abbia meno di trent’anni. Oltre alla Notte Bianca, al festival musicale Contro Tempo e al festival Multirazziale e le iniziative del sempre meritevolissimo ciroletto a.r.c.i Corto Maltese, resta davvero poca roba.

Personalmente la primissima riflessione che mi è venuta da fare è stata che oggi in questo posto esistono giovani leve che si sono finalmente rotte i coglioni di come stanno le cose, hanno deciso di cambiarle e per questo si sbattono e acquistano visibilità per loro e per gli altri, aprono opportunità, fanno network con altre realtà simili (per quanto in rete, a parte myspace, dovrebbero darsi forse una mossa). Il confronto è assolutamente impietoso con la mia di generazione: eravamo gente assolutamente sterile, incapace di coalizzarsi, negli anni che avrebbero dovuto essere "nostri" non abbiamo proposto niente di interessante, salvo poi lamentarci e bere per dimenticare (poi smettere, sposarci e barricarci a casa con la prole). O nel migliore dei casi darci da fare in realtà simili ma fuori dai confini cittadini. Quindi tanto di cappello e i migliori in bocca al lupo a questi giovani fabrianesi, coraggiosi e riottosi, cui la cittadina non renderà certo le cose facili.

Ieri c’erano dei gruppi metal – per me assolutamente insascoltabili – col loro pubblico dal forte impatto tricologico, birre caldine a prezzi sociali, giacchetti di jeans senza maniche (con gigantesche toppe dei guns n roses!), manifesti No Dal Molin, tatuaggi  a gogo, murales, atmosfera diy molto distesa, rasta, locandine di prossimi eventi, goth girls sovrappeso e tutta la variopinta fauna che animava negli anni novanta posti che frequentavo in altre città (Perugia, Jesi, Ancona). Niente frangette fighette, magliette a striscette, occhiali tendenziali, pantaloni attillati e socialità plasticosa, milanesità wannabe newyorkesità. Sembrava il 1994. Era il posto che avrei sempre voluto a casa mia, quando avevo 20 anni. Ora c’è, per me magari è un po’ tardi, ma bravi quelli del Co.A.F.

The procreators connection

dicembre 29th, 2008 | By benty in Senza categoria | 10 Comments »

Credo fosse la mia prima cena con amici che hanno prole al seguito. Tutte coppie. Tutta gente della mia (non più tanto giovane) età, gente che non vedevo da anni, parecchi dei quali amo senza riserve.

Ero l’unico spaiato, che mia moglie se ne era rimasta a casa sua, nel capoluogo. I non proliferanti, oltre a me solo altre tre coppie, si sono trovati in nettissima minoranza. Nel nostro sguardo si leggeva il terrore: sentire questi nostri ex compagni di liceo o università, argomentare così dotti su pappine, poppate, ciucci e via discorrendo ci ha spiazzati. Vederli che si scambiavano assensi amplissimi ("Eh ti capisco, dillo a me!") nelle loro dissertazioni pre-post gravidanza, ci ha fatto sentire degli emarginati. A un tratto credo di aver voluto un figlio, come il protagonista di About a boy, ne avrei affittato uno se avessi potuto, per sentirmi uno di loro. Un’altra coppia senza pargoli al seguito ha pure annunciato che sarebbero rimasti ancora per poco senza pargoli al seguito. Eravamo ormai accerchiati. Come un’epidemia che ha colto la mia generazione pressochè contemporaneamente, il tempo di trovarsi un lavoro stabile, sposarsi e fare un mutuo per la casa, è arrivata ‘sta sfornata di eredi da competizione. E’ la vita eccetera eccetera. Non lo so, forse sono io che non li vedo spesso e di alcuni mi ero pure dimenticato che avessero procreato e allora mi fanno più impressione, in particolare a vederli tutti insieme coi mostriciattoli in braccio.

E improvvisamente, hai voglia ad atteggiarti con le tue felpette col cappuccio, i veri giovani erano loro: giovani genitori. Noi dovevamo solo sbrigarci a figliare, che eravamo quelli strani, o in ritardo, e che aspettate (a seguire tutta una serie di frizzi, lazzi, battute o goffe giustificazioni). C’erano così tanti passeggini che a un certo punto i camerieri non passavano più.

Una nota comune ho potuto notare e non posso non condividere con voi, oh amati lettori. Una cosa di una banalità quasi seccante. Sembravano tutti stanchi, spossati, devastati dall’immane compito di essere diventati genitori. Ciò, confesso, mi ha ulteriormente spaventato. Anche di più del fatto che non ero mai tornato a casa così presto da una cena negli ultimi 20 anni, credo.

Mio fratello è figlio unico

agosto 29th, 2008 | By benty in Senza categoria | 8 Comments »

TEMA : DOMANI C’E’ IL MATRIMONIO DI MIO FRATELLO, SENSAZIONI E PENSIERINI

Domani convola a giuste nozze anche mio fratello quello piccolo, che però sembra quello più grande dei due per tutta una serie di motivi, in genere legati alla testa.

Dentro la testa: mancanza di grilli per la suddetta, stabilità, maturità, capacità di apprezzare quanto di bello e buono hai vicino, concretezza, intelligenza di grado superiore, buongustaio e palato da fine intenditore di vini, legami inossidabili al territorio, amicizie bellissime e indispensabili, che gli invidio e amo, che ha saputo coltivare con premura e gioia negli anni, capacità di farmi sganasciare con mezza parola e un sacco di altre doti che spesso fanno di lui il fratello maggiore, quello serio, insomma e di me – percezione comune dell’opinione pubblica o anche solo dei parenti- il matto che non si sa esattamente dovecazzostà e checcazzostaaffà. Io però gli ho fatto conoscere gli Squallor e forse anche Elio e le storie tese (ma non ne sono certo). Mica bruscolini.

Fuori dalla testa: mancanza di capelli, che fanno di me – sempre nel’immaginario collettivo familiare – il "ribelle insegnante dj precario capellone scansafatiche sciupafemmine intellettualoide giovane a vita" e di lui l’ometto a cui rivolgerti senza dubbi, se serve un consiglio o anche solo una lavatrice 800 giri a basso prezzo. Lui sì, un vero imprenditore, fra i pochi che hanno continuato antistoricamente a votare rifondazione, finchè ha potuto. Come me peraltro.

Io sarò suo testimone e suo dj del dopocena, cosa che mi inorgoglisce e un po’ spaventa perchè mi tocca restare sobrio o quasi, almeno fino a una certa ora, mentre tutti gli altri 249 invitati saranno ebbri di contentezza e Verdicchio dei colli di Jesi. E poi non metto le mani su una consolle ormai da maggio e non metto dischi a una festa in Italia da anni. Quindi potrete capire la ragionevole agitazione.

Io e mio fratello abbiamo tre anni di differenza, ma ci siamo laureati con una settimana di differenza, ci stiamo sposando con pochi mesi di differenza, entrambi usciti malconci (un paio d’anni fa) da lunghe storie sbagliate e salvati come dei gattini di strada da donne bellissime e dalla forte personalità che tornavano dai nostri ripettivi passati, praticamente i nostri primi amori. Parallelismi quasi inquietanti.

Vedere mio fratello che si sposa mi commuove ma non mi sconvolge, nel senso che se non lui e Ilaria, la sua degna e meravigliosa sposa, non capisco chi altro dovrebbe sposarsi. Ero molto più sconvolto dal mio di matrimonio, per dire.

Io gli volevo solo fare gli auguri pubblicamente a tutti e due e spero che a una certa ora mi faccia il suo strepitoso ballo di Celentano nel bisbetico domato, quando pesta l’uva (girl in the ring – boney M), io contraccambierò con quello di Jovanotti in Walking. Per il mio fratellino questo e altro.

Roba per uomini veri e stomaci forti

agosto 25th, 2008 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Ieri il quarto addio al celibato di mio fratello, destinato a pochi ma ottimi partecipanti. Non avendo io preso parte ai primi tre si è deciso di dare una possibilità anche all’esule greco di ritorno. Niente strappona che arriva a sorpresa nel finale però, su questo erano stati chiari, nonostante le mie vigorose insistenze. Le attività previste in cartellone, da affrontarsi rigidamente a torso nudo/panza di fuori sono state:

ricchi aperitivi: alcolismo precoce in attesa della laboriosa preparazione del pasto, tartine alla salsa scaduta, alle melanzane scadute fatte dalla mamma di Mig (scaduta anche la mamma)

calcio virtuale: tradizionale partita a PES, con possibile gara di bestemmie, molte delle quali associate alle mie prestazioni in campo.

intermezzo di walkie talkie: obbligo di pronunciare almeno un paio di cazzate al walkie talkie nuovi di zecca di Fuccio. Assolutamente irresistibili, spoecialmente se volete comunicare con qualcuno chiuso in bagno a fare i suo bisogni. Gettonatissimi gli Squallor ed Elio e le Storie tese. Parecchio vino bianco di supporto.

grande abboffata: domina la scena la celeberrima pasta al forno del sottoscritto, per continuare con le ottime "patate allo strutto di maiale obeso morto per overdose di colesterolo" di Mig, che di solito lui usa accompagnare con delle donne nude e disponibili a numeri da circo, (o che diventano tali subito dopo aver ingerito la pietanza) e invece ieri ci siamo accontentati di una insalatina. Infine ciambellone allo yogurt del Giallu e Mig, venuto buono pure per la colazione di stamane.

telefonata libera con cellulare greco: così per divertirsi, in simpatia. E io pago.

proiezione di filmati d’epoca: grande entusiasmo per il restaurato "Moana e Cicciolna ai mondiali", e per le acrobazie delle favolose compagini asiatiche, in particolare al dildo.

calcio reale : incontro di calcio su campo non arato, 15 contro 15, mischiandosi a una formazione di autoctoni Macedonini, di età comprese fra gli 8 e i 12 anni, più vari fuoriquota e un paio di pregiudicati. Praticamente pallastrada, con possibilità di soddisfacente scatarro selvaggio a terra. Durata indeterminata e birre fredde in panchina al posto del Gatorade. Un successone, a parte l’aneurisma che mi ha colpito sul finale, i due legamenti crociati saltati e quel ragazzino finito in ospedale, ma che tanto se l’era cercata e poi lo sappiamo che sono tutte scene alla fine.

svacco inconcludente e doccia non obbligatoria. Rutto libero (la pasta al forno non è un alimento dietetico, nè facilmente digeribile, ma sa piacere) e florilegio di ascella di calciatore ultratrentenne in affanno. Immancabile.

calcio assistito: gara di supercoppa italiana in TV, assistita in stato seicomatoso sul divano, con gente che ancora ansimava per via della partita vera del pomeriggio, birre fresche, ultime sigarette (le mie, che sembra in italia non se ne trovino altre a giudicare dal numero di scrocconi) e possibilità di abbiocco, sia semplice che russato.

Insomma, come avrete potuto facilmente intuire, una giornata magnifica, forse anche perchè – tristesse- fra le ultime di un’ epoca (o così sperano le mogli, presenti e future – maledette illuse!!!  – n.d.B. ).

Oh uh!

agosto 21st, 2008 | By benty in Senza categoria | 1 Comment »

Non tornavo da Natale in Italia. La sensazione ricorrente che avverto, guardandomi in giro, è quella di trovarmi in un aeroporto a pieno regime ma completamente vuoto. Con me che guardo dalle vetrate aerei bellissimi che decollano di continuo e non riesco a fare altro che commentare tutto con stupitissimi "Oh" e anche "Uh".

To shoot or not to shoot the dj, that is the question

gennaio 3rd, 2008 | By benty in Senza categoria | 16 Comments »

A mente fredda, oggidì tre gennaio, possiamo tornare con  la memoria sul solito dramma capodannesco. Si ritorna nei lidi di gioventù, ci si accoda a decisioni pressochè prese da altri, cenone esoso ma anche delizioso, e da lì il baratro. Il dopo. Chè lo sai benissimo, l’alternativa è una sola. Non hai nè l’età, nè la possibilità, nè la voglia, nè il tasso alcolico abbastanza alto da formulare soluzioni alternative/avventurose che ti portino lontano, a finire l’anno degnamente, almeno divertendoti. No.

L’unica soluzione è la "discoteca" del borgo natìo, che visitare una volta l’anno è ormai divenuta tradizione che odora di revival, e quindi, affrontata col giusto grado alcolico potrebbe essere pure , in certa qual misura, divertente. Almeno speri. E per questo ti dai un tono semi-vivace mentre chi ti circonda è già in preda al pessimismo cosmico nella sua peggiore versione capodannesca.

Poi invece arrivi. Li vedi. Richiami alla mente tutti i perchè. Sono tantissimi, accalcati, accaldati, ingellati, dolcegabbanati, rissosi, ubriachi, socievolissimi, sconosciuti eppure familiarissimi, orrendi nel loro dilagante entusiasmo. Nè più giovani nè più vecchi di te. Solo orrendi.

Non sai se fargliene una colpa, o meno. Sai solo che quando, come tutti gli stracazzo di capodanni, parte il discosamba, loro fanno il trenino, che si snoda felice attorno a tutto il locale. A te, che vieni dopotutto da lì, vengono i brividi. Ero come loro? SONO come loro?

Sai che dopo i Ricchi e poveri il dj, peraltro tuo amico, metterà Raffaella Carrà, e dopo ancora Lorella Cuccarini. Lo sai tu, e lo sanno quelli attorno a te, partiti da tempo e per le feste tornati al borgo natìo, che smadonnano amareggiatissimi. Tu invece hai deciso che per quella sera canticchi. Sarebbe un ripetersi inutile smoccolare (di nuovo) per qualcosa che non è destinato a cambiare, smoccolare come fai tutti gli anni. Abbiamo resistito un’ora scarsa là dentro, il tempo di un paio di consumazioni veloci.

La stessa domanda si pone ogni anno. Perchè in quel posto, e per esteso in quella cittadina, continua ad esserci, da sempre, la stessa invariabile musica di merda? E’ colpa del dj che non si azzarda a proporre niente di nuovo da 10 anni ( e lui è un dj relativamente giovane) o è colpa della gente che a ben vedere tutti gli anni reagisce entusiasta alla stessa immutabile scaletta? Ha ragione De Luca che dice che il dj che fa ballare il dancefloor ( e avreste dovuto vedere con quale trasporto) ha sempre e comunque ragione, che il dj è pure psicologo e forse anche un po’ sociologo, sa e deve interpretare e soddisfare le esigenze di chi gli si pone davanti? O ha ragione Kape ("Il dj è insostenibile, ha veramente rotto i coglioni, non è colpa della gente") e anche Enver (io come dj metto il cazzo che voglio, se non vi va bene andatevene in culo)? O è possibile una sintesi fra le due posizioni ovvero il dj dovrebbe andare un po’ incontro alla folla danzante (non avrebbe senso mettere i Fugazi a capodanno, immagino) ma pure mantenere un suo stile, una sua "personalità" sempre ammesso che ne abbia una?

Ce ne siamo andati mentre tutta la discoteca cantava, con le braccia in alto, un tamarrissimo remix di 7 Nation Army. Tutto molto amaro.

Capisci che il tempo passa

dicembre 29th, 2007 | By benty in Senza categoria | 11 Comments »

Quando tua sorella, quella piccola compie trent’anni (auguri), tua nipote che era nata l’altro ieri ne ha già dieci. Non capisci che succede visto che tu di anni continui ad averne venticinque. Da 10 anni.

Quando il blog che avevi appena aperto passa i 100.000 contatti (fonte shinystat) e si avvia verso i 5 anni di età. E ancora ci sono persone che non arrivano qui cercando "pompini greci", ma proprio per leggere e farsi una cultura. Sui pompini greci.

Quando sotto Natale comincia a piacerti addiritura la tombola. Dev’essere stato perchè ho fatto ambo e terno, per un jackpot di sei euo e quaranta centesimi. Poi ho perso i soliti cinquanta euro.

Quando una tua ex, sempre presa in giro per il suo pesante accento del basso maceratese, ti parla con una forzatissima, fastidiosissima cadenza comasca: si è trasferita nel nord anni fa, ma è come se io parlassi con cadenza greca. Ti dice che forse per capodanno farà una cosa tranqui, forse Sharm, ti racconta delle sue amiche napoletane schizzatissime conosciute a Zanzibar, del fatto che sta in Cina 7 su 12 (ancora non ho capito che vuol dire). Ed è pure invecchiata malissimo.

Quando ti rendi conto che sono due anni che non metti i dischi al paesello ed è la prima volta in un locale pubblico e a fine serata oltre ai complimenti al "bravissimo dj" per "la bellissima musica" ti attiri anche le critiche di "commercialità" da due dj alle prime armi, che l’anno scorso eri al loro djset in quello stesso posto e mettevano musica fichissima col computer ma ogni tanto gli saltava tutto l’impianto e non ballava nesuno. In effetti in quel momento della serata m’ero abbastanza sbragato ormai in fase alcolico revivalistica. Ma credo di essere stato il primo a suonare gli Shins e i Les Fauves a Fabriano. L’anno prossimo proviamo pure coi Pavement.

Quando gli amici a cui l’anno scorso hai fatto da balia a capodanno, che s’erano ubriacati troppo presto, adesso maneggiano con poca e finta disinvolutra esseri umani che hanno meno di un mese. E non li hanno rubati, sono proprio loro che hanno procreato. O nei casi peggiori sono diventati i tuoi procacciatori d’ingaggi locali.

Quando per domenica è previsto il pranzo dalla futura suocera con parentado annesso e la cosa ti non ti intimorisce, nè ti preoccuopa per niente. Anzi, ti rallegra proprio.

Poi si parla di capodanno, Kape ha già stabilito minuziosamente il tour di bar da visitare in devota sucessione per aperitivizzarsi pesantemente prima del cenone. Del dopocena non abbiamo idea, nessuno dei tanti, di cosa succederà esattamente, dove e perchè. E allora capisci che per quanto il tempo passi, e certe situazioni cambino, si evolvano più o meno naturalmente, e si cresca e si invecchi, certe cose non cambieranno mai. Anche quest’anno abbiamo infatti deciso che ci ubriacheremo solennemente. Buon 2008.

Solite fisime da emigrante, ma a punti e dal paisello

aprile 2nd, 2007 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

L’incremento di extracomunitari va di pari passo con manifesti e adesivi di Forza Nuova, che sono attaccati ovunque in città. Due cose di cui precedentemente non mi ero accorto.

Le Iene non fa (più) ridere e non ha senso, non lo baratterei con mezza puntata settimanale sul GF che fa Zoro.

E’ bastato guardare blob per imprimermi in mente il diktat morale "Mai più deridere la tv greca, mai più".

Ancora esiste Alda D’Eusanio. Come anche Intini e De Michelis. Fatico a capire.

Trovo assolutamente consolatorio che Barbareschi sia tutt’ora considerato un intellettuale di destra.

Sono quasi sicuro che quando domani chiederò all’unico rivenditore di musica locale il nuovo degli A toys orchestra mi guarderà inebetito come fece 12 anni fa. L’album era Catartica dei Marlene Kuntz.

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