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Un anno

03 settembre 2011 | By benty in Senza categoria | 3 Comments

Che sia passato un anno dal mio ritorno in Italia me ne accorgo da ricorrenze molto banali, come il fatto che sia già ora di iscriversi a certi tornei di calcetto di paese, una delle pirme cose che ho fatto l'anno scorso appena arrivato. Al tempo occorreva accelerare sul versante del reinserimento sociale.

Il torneo di calcetto di paese è un catalizzatore di frustrazioni che nemmeno certi reality show. A livello umano ci trovi davvero di tutto. Ci sono i ragazzini, tutti ciuffi gelatinosi e frangette a schiaffo, che non vedono l'ora di mettersi in mostra davanti alle ragazzine accorse per vederli partecipare a un incontro "ufficiale" (a ogni goal c'è anche lo speaker che dal microfono indica chi ha segnato e quanti goal ha fatto). Ci sono stranieri che si coalizzano in squadre multietniche per tentare un riscatto sociale sul campo di calcio. Compagini di peruviani allegri, albanesi tecnicissimi e africani atletici. C'è gente di 50 anni che in virtù delle proprie remote partecipazioni a campionati minori non accetta l'idea di dover smettere e continua a giocare anche se a correre con i ragazzini non ce la fa più, e se perde palla s'innervosice e reagisce malissimo. Ci sono semi-professionisti che passano l'estate vincendo tornei a ripetizione, accaparrandosi i premi per i capocannonieri, ingaggiati a suon di euro da chi può permettersi uno sponsor danaroso. Di solito hanno l'aria molto annoiata, anche quando realizzano goal stratosferici. Li riconosci dalle divise, dei completi scintillanti che includono anche borsa e calzettoni. Ci sono i pezzentoni (quasi sempre la mia squadra) che manco vogliono tirar fuori due lire per comprarsi una maglietta e fanno quella cosa triste dei numeri col pennarello sulla maglietta bianca. Ci sono i dribblomani che nemmeno si trovassero sulle praterie dei campi da calcio di serie A e non sul cemento stretto e malmesso di frazioni dell'entroterra. Ma soprattutto è il regno del trentaqualcosenne, percentualmente la tipologia di gran lunga più presente. 

Vittima di inesorabile calo fisico il trentaqualcosenne è sempre pronto a servire sul campo vendette che progetta da anni, a esternare sul terreno di gioco antipatie più o meno confessate di ordine personale, politico, sociale a forza di entrate sulle caviglie. Il trentaqualcosenne imbastisce con avversari, arbitri e pubblico, polemiche infinite che rinverdiscono ogni anno e si reiterano al minimo fallo laterale non concesso. Il trentaqualcosenne si iscrive per dimostrare soprattutto a sè stesso che gli anni per lui si sono fermati, che non ha affatto smesso di correre, che anzi ha ancora più fiato di prima, che "Sono andato tutto l'anno in palestra e in mountain bike", che gliela farà vedere lui a questi ragazzini, che comunque la tecnica conta più dei polmoni, che "Avrò perso dieci chili!", che l'esperienza è tutto, che al limite "Se proprio ce la vediamo brutta e restiamo senza ossigeno la buttiamo in rissa, al solito", che però, dai, alla fine abbiamo giocato bene, che l'importante è divertirsi, che tutto sommato "Guarda a me non interessa vincere o perdere, per me va bene farmi una sudata ogni tanto", che "Però a farmi prendere per il culo da questi stronzi non ci sto!" , che a fine gara batte la ritirata adducendo scuse del tipo "No, non mi fermo per la birretta che ci ho la moglie a casa che mi aspetta". Che l'arbitro comunque non capisce mai un cazzo.

Nina Bentivoglio

03 agosto 2011 | By benty in Senza categoria | 8 Comments

Il primo agosto duemilaundici, alle 17 e 17, con evidente sprezzo della scaramanzia e con gesto piuttosto punk per la tua età, hai sfondato a testate le membrane che c'erano da sfondare e sei arrivata senza stare troppo a frignare, giovane Nina. Già ieri ti vedevo fare headbanging perché ti toglievano la tetta dalla bocca, sembravi già molto determinata per averci solo un giorno. Ci hai un sacco di capelli, neri come il black metal, che sembrano molto nuovi, quasi non usati. Dicono che hai una frangetta indie, ma secondo me sei più sul versante roghenroa che altro. Ti ho visto distintamente fare  le corna, come una metallara scafata e non avevi che poche ore di vita sulla groppa. Fra domani e dopodomani, come da accordi, riceverai il primo di una lunga serie di cd che determineranno la tua forzosa educazione musicale di cui, senza che nessuno mi abbia fornito mandato, mi sono comunque fatto carico. Cominciamo coi grandi classici, Beatles direi, poi vediamo dove ci porta la tua indole. Ieri ti ho preso in braccio e ti ho imbastito lì per lì una fiaba di una bambina che si annoiava a stare nelle Marche e allora, dopo una rapida passeggiata nel bosco dove incontrava dei cavalli parlanti, prendeva l'aereo e se ne andava al sole in Brasile ad ascoltare la bossa nova e poi in Grecia ad imparare la rebetika. Non capisco le accuse di autobiografismo che mi sono state mosse. Sbrigati a crescere nipote, che già adesso non c'è nessuno che venga a vedersi i concerti con me, ma tu invece sicuramente avrai un sacco voglia. Qui invecchiano tutti tranne me e lo sappiamo che non è un paese per vecchi, ergo diamoci da fare.

Cicatrici

20 luglio 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Dice "Non scrivi più!". Eh, mica del tutto vero. Non scrivo più qui. Intanto ho scritto qui, lasciando una cicatrice eroica ma non mia, ma fa uguale. Cicatrici è un ebook collettivo, l'ennesimo progetto editoriale di successo planetario della benemerita, beneamata e santa subito Barabba Edizioni, quelli di Schegge di Liberazione (ehi, ho scritto anche lì!)  e si scarica da qui . (Vabbè poi se proprio vi va io avrei scritto anche qui ). La copertina è di Roberta Ragona aka Tostoini, una che dirle brava e basta le fai un torto. Una che dovrebbe diventare ricca per quanto talento ha. E poi dovrebbe regalarmi delle fichissime magliette coi topi e le tartarughe che disegna.

 

Cicatrici

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Debitocrazia

07 giugno 2011 | By benty in Senza categoria | 13 Comments

In Grecia è già estate, ma l'atmosfera non è per niente quella leggera di qualche anno fa, quando all'inizio di giugno il problema maggiore sembrava essere su quale isola passare le vacanze. La gente, quella che conosco, quella che non conosco e ho sentito parlare in giro, quella che occupa da giorni le piazze (senza bandiere politiche) è depressa, disperata, capisce di avere davanti il nulla. E il nulla fa paura. E la paura li unisce, li fa uscire di casa dove la tv resta accesa a parlare d'altro mentre 200.000 persone si riuniscono pacificamente in piazza Syntagma ad Atene a protestare. Non sono i "soliti" anarchici, i "soliti" studenti , nè i sindacati o i partiti di sinistra che li portano in strada. È la paura di perdere tutto il poco che gli resta, li fa sentire popolo, li avvicina, li fa parlare, anche se non si conoscono, li porta a scambiarsi opinioni sull'economia e a discutere di politica, degli errori del passato e di futuro. Li fa stare a Salonicco, sotto la Torre Bianca simbolo della città davanti a un documentario che parla di finanza e "debito detestabile" a centinaia a tentare di capire cosa cazzo sta succedendo. Chiedono di azzerare una classe politica che li ha portati sul baratro, che li ha costretti ad indebitarsi alla chetichella, che ha mentito sullo stato dell'economia, li ha oberati di costi giganteschi e inutili come l'organizzazione dei giochi olimpici del 2004. Ma non sanno cosa avverrà dopo, non sanno cosa proporre per ricominciare. Non sanno immaginare cosa li potrebbe aspettare. Non sanno come finirà la corsa, sanno però che finirà molto presto. Urlano che loro non pagheranno, ce l'hanno col FMI e con la Germania. Sentono di vivere un momento storico, hanno davanti a loro un grande cambio che potrebbe finire molto male, d'altronde vengono da esperienze di dittature militari che non hanno nemmeno quarant'anni. Sanno che le promesse del governo attuale, che ha chiesto altri soldi alla troika (BCE, UE e FMI) ovvero che restituiranno tutto il debito, non hanno nessun fondamento. Mentre lo dice non ci crede nemmeno Papandreu, il primo ministro fantoccio. Sanno che sono destinati alla bancarotta, ma non hanno intenzione di vendere nemmeno un pezzettino della loro terra meravigliosa. Non vogliono smantellare aziende pubbliche, svenderle a privati e stranieri, anche se la svalutazione di questi enti è di fatto già iniziata, così i politici avranno delle ottime ragioni per fare un buon prezzo agli amici. Sanno che li sta strozzando la finanza selvaggia e neoliberista. La loro classe politica inetta, corrotta e colpevole di aver truccato i conti per lungo tempo assieme a consulenti pagati a peso d'oro (come la Goldman & Sachs) è ovviamente impotente e di fatto desautorata. La destra e i socialdemocratici si sono alternati dal 1974 alla guida del paese, quindi non esistono colpevoli che facciano parte di una sola parte politica. Ora il cerino è rimasto in mano al goveno Papandreu che sta attuando politiche sociali durissime, impone sacrifici, pur sapendo che tutto ciò sarà inutile e non basterà nemmeno a rimoborsare gli interessi dei presiti concessi. Alcuni politici ora incolpano il popolo greco riferendosi alle assunzioni pubbliche eccessive e all'evasione fiscale fuori controllo, oltre a uno stato sociale insostenibile. Sostengono che politici e popolo hanno banchettato insieme. E intanto il paese è rimasto senza infrastrutture e stanno per togliere anche il contentino di sanità e istruzione gratuita. Gli ultimi 108 miliardi presi in prestito dal governo greco verrano girati praticamente tutti alle banche. Nel frattempo le aziende continuano a chiudere e quelle che restano aperte hanno le mani libere sui licenziamenti, i giovani continuano a non trovare lavoro, il debito pubblico continua a crescere. I tedeschi per concedere la loro disponibilità al prestito hanno imposto tagli feroci allo stato sociale greco, (diminuite bruscamente le pensioni e gli stipendi pubblici, i sostegni alla disoccupazione, il salario minimo per i lavoratori del settore privato è stato abbassato a 500 euro al mese)  ma hanno imposto anche che non avvenissero simili tagli alle importazioni di armi, guardacaso, tedesche.

Se vi interessa capirci un po' di più qua sotto vi linko Debtocracy, documentario schierato ma assai ben realizzato, con sottotitoli in italiano e un link a un po' di foto delle manifestazioni imponenti ignorate dai media di tutta l'Europa, o quasi. 

Debtocracy
http://www.debtocracy.gr/indexen.html

Pitsirikos pubblica un po' di foto

http://pitsirikos.net/2011/06/my-big-greek-summer/

Bollani

24 maggio 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Io non capisco niente di jazz, o di classica o di house, o di molti altri generi musicali se è per questo. Che poi se penso ai pochi generi di cui credo di saperne qualcosa mi viene da ridere per quanto non se so assolutamente niente. Ma tutto ciò non importa molto davanti a musicisti come Bollani. Per goderti Bollani non hai bisogno di sapere o capire di musica. Bollani è uno di quelli che "gli viene facile". Vederlo suonare il piano mentre viene percorso da scosse che gli partono da tutto il corpo, è la cosa più naturale del mondo e come molte cose naturali che vedi per la prima volta, è uno spettacolo struggente. Bollani è un meraviglopso guitto, scompone canzoni e le riassembla così da renderne riconoscibili solo alcuni mattoncini, che poi però nasconde, brucia, colora, riesuma, sbatacchia, appende dietro variazioni, divertissement, ci fa dei pallonetti, li camuffa con un paio di pennellate. Questo è stato il trattamento riservato a Dream a Little Dream Of Me e Copacabana, fra le altre. Il suo jazz libero e postmoderno si avvita, si libra, fa capriole, diventa pop, mischia brasile e Goldrake, Besame Mucho, A Taste Of Honey e il tema di Mafalda, cita, accenna si ferma e riparte, trasforma tutto in cose che sarebbe riduttivo chiamare medley. Senza contare che fa una una perfetta imitazione di Jovanotti. Un amico che ne sa parecchio di musiche alte e pianoforti mi ha detto che nell'ambiente dei musicisti classici Bollani è considerato uno che fa roba commerciale, che non ha coraggio/tecnica/testa per suonare la "musica vera". Io dico che ho visto palleggiare Maradona al Flaminio nel 91 e ancora me lo ricordo come una delle espressioni più sublimi e pure di tecnica e genio naturale, una cosa imbarazzante da quanto era bella. Anche se (pure) quella volta tifavo per l'altra squadra.

Record Stor(i)e Day

12 aprile 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Dice che il sedici aprile si festeggia il Record Store Day, il giorno dei negozi di dischi e quindi si glorificano soprattutto i vinili. La prima cosa che mi viene da chiedervi sarebbe cosa vi hanno fatto di male le (audio)cassette, formato di gran lunga protagonista della mia infanzia e adolescenza e supporto primigenio della pirateria fatta in casa? Ma va bene, stavolta parliamo dei vinili. Tagliamo corto: io di vinili ne ho pochi e quasi tutti di merda. Intendiamoci: il mio amore per il vinile è stato grande. Talmente grande da superare il pur ragionevole desiderio di perdita della verginità. E' una storia per niente lunga: la scelta di fronte alla quale mi trovavo nell'estate dei miei 17 anni era strettamente economica. Con la somma di cui disponevo (racimolata fra regali e lavoretti di basso cabotaggio) non potevo certo scialare. O me ne andavo in campeggio all'estero con gli amici che ci erano già andati l'anno prima tornando a raccontarci mirabolanti gesta erotiche (che per essere delle "prime volte" uno a sentirli ci restava secco) o realizzavo il sogno di un'adolescenza passata sbavando alle spalle dei dj in consolle, ovvero comprarmi un mixer, due giradischi e i primi vinili di orrenda musica commerciale anni 90 (poche storie, se volevi imparare a mixare nel 1990 quella era la musica). Quindi mi fregio (wtf?) di essere fra i pochi casi mondiali in cui il vinile, per l'esattezza il desiderio di imparare a maneggiare vinile, prevalse persino su degli ormoni imbizzarriti da diciassettenne di provincia. Da lì in poi è la solita vecchia storia. Tutte le scarsissime finanze di cui disponevo venivano riversate inusitatamente nell'acquisto di vinile, mix in particolare. Le ore del tempo libero venivano impiegate a vaschettare forsennatamente, ascoltare con attenzione, e provavo a scovare nuovi negozi di dischi -  in particolare quelli specializzati for djs only – in ogni città che mi capitava di visitare (visto che al paisello c'era un solo sfornitissimo negozio). Quello che avvenne poi è che con quella musica smisi, e iniziai a comprare sempre più cd e sempre meno vinili e oggi non posso certo vantare un discoteca invidiabile, a meno che non siate amanti degli Usura, Mephisto e robaccia del genere. Ci ho pure cose tipo il doppio con il best of dei Doors, ma capisco che questa potrebbe addirittura essere considerata un'aggravante, quindi mi fermo qui.

Che fai, reading? Ultimo appuntamento, Schegge di Liberazione

19 marzo 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet


 

Ultimo appuntamento con le storie ad alta voce di Che fai, reading? Oggi 19 marzo, presso la bibliteca pubblica di Fabriano, in via Le Conce 76, alle ore 17 circa, molti degli autori leggeranno brani tratti da Schegge Di Liberazione, accompagnati dalle musiche meravijose di Simonerò, Bicio e Chettimar. Tutte le informazioni qui. Dopodiché Roghenroa That's Greek To Me+ 1+1 Many djs al Circolo Arci iil Corto Maltese, via verdi 7, Fabriano

Che fai, reading? Alessandro Bonino e Stefano Andreoli presentano “Spinoza. Un libro serissimo”.

10 marzo 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Terzo appuntamento con le letture ad alta voce. Stavolta sarà un po' diverso, più dibattito/avanspettacolo che semplice lettura di battute. Interverranno gli ideatori di Spinoza, Alessandro Bonino e Stefano Andreoli, e alcuni fra i loro più stretti collaboratori, fra cui Cristiano "Mix" Micucci e Gaspare "Waxen" Bitetto. 

Venerdì 11 marzo, ore 18.00, sala "Pilati" della Biblioteca pubblica di Fabriano, via Le Conce 76. Seguirà degustazione birre artigianali offerte dall'associazione Nunc Est Bibendum

Che fai, reading? Sabato 5 marzo secondo appuntamento con Sergio Pilu ed Elena Marinelli

01 marzo 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

 

Maggiori informazioni qui

Che fai, reading?

26 febbraio 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments Yet

Che fai, reading?

Stasera alle 17 cominciamo con "Che fai, reading?" (nome bagaglinesco di cui mi assumo quasi tutte le responsabilità) cioè il ciclo di letture accompagnate da musica che si terrà presso la biblioteca pubblica "Romualdo Sassi" di Fabriano, a partire da oggi per le prossime 4 settimane. Cominciamo con Giulia Blasi che viene a leggere estratti dal suo libro "Il mondo prima che arrivassi tu" accompagnata alla chitarra da Marco Bonini dei Mamavegas . Qui c'è un assaggio

Siamo anche su facebook in tutti i luoghi e in tutti i laghi ci abbiamo pure il blog nuovo di zecca della sedicente associazione culturale Ikarìa che comunque sempre un po' greci ci sentiamo e un po' isole (e che è sempre meglio che alcolisti anonimi, dove ci avevano indirizzato inizialmente)

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