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Bollani

maggio 24th, 2011 | By benty in Senza categoria | No Comments »

Io non capisco niente di jazz, o di classica o di house, o di molti altri generi musicali se è per questo. Che poi se penso ai pochi generi di cui credo di saperne qualcosa mi viene da ridere per quanto non se so assolutamente niente. Ma tutto ciò non importa molto davanti a musicisti come Bollani. Per goderti Bollani non hai bisogno di sapere o capire di musica. Bollani è uno di quelli che "gli viene facile". Vederlo suonare il piano mentre viene percorso da scosse che gli partono da tutto il corpo, è la cosa più naturale del mondo e come molte cose naturali che vedi per la prima volta, è uno spettacolo struggente. Bollani è un meraviglopso guitto, scompone canzoni e le riassembla così da renderne riconoscibili solo alcuni mattoncini, che poi però nasconde, brucia, colora, riesuma, sbatacchia, appende dietro variazioni, divertissement, ci fa dei pallonetti, li camuffa con un paio di pennellate. Questo è stato il trattamento riservato a Dream a Little Dream Of Me e Copacabana, fra le altre. Il suo jazz libero e postmoderno si avvita, si libra, fa capriole, diventa pop, mischia brasile e Goldrake, Besame Mucho, A Taste Of Honey e il tema di Mafalda, cita, accenna si ferma e riparte, trasforma tutto in cose che sarebbe riduttivo chiamare medley. Senza contare che fa una una perfetta imitazione di Jovanotti. Un amico che ne sa parecchio di musiche alte e pianoforti mi ha detto che nell'ambiente dei musicisti classici Bollani è considerato uno che fa roba commerciale, che non ha coraggio/tecnica/testa per suonare la "musica vera". Io dico che ho visto palleggiare Maradona al Flaminio nel 91 e ancora me lo ricordo come una delle espressioni più sublimi e pure di tecnica e genio naturale, una cosa imbarazzante da quanto era bella. Anche se (pure) quella volta tifavo per l'altra squadra.

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