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Music is my girlfriend

ottobre 2nd, 2010 | By benty in Senza categoria | 6 Comments »

Giochino facile facile, prendi una ex pensa alla musica che la contraddistingueva, spiegati delle cose

Hootie and the Blowfish: gruppo di AOR americano di una certa inutilità che nella vita di una persona media può destare l'attenzione al massimo in un paio di casi. Una prima volta perché citati in un episodio di Friends e una seconda perché la “ex-quella-davvero-ricca” si intigna e sbraita che deve assolutamente riavere indietro la sua fottuta audiocassetta di H&tB che mi aveva regalato. Tutto ciò dopo che l'avevo lasciata preferendole – inspiegabilmente – un anno di crassi bogordi a Lisboa. Cassetta registrata, peraltro.

Aqua: fastidiosissimo combo di pop-house-commerciale-plasticoso, imperdonabili autori di una hit mondiale che ha devastato i testicoli dell'umanità anni orsono. Rappresentano perfettamente “il nemico” per un giovine grunge degli anni 90. Mai vi aspettereste di incontrare il loro capolavoro quale UNICO cd presente in libreria appena entrati a casa della della donna che, dichiarandosi per mesi fan sfegatata degli Smiths, vi ha addirittura convinto a trasferirvi in Grecia. I'm a Barbie girlfriend in a coma.

Cure: Gruppo simbolo della “ex-quella-gotico/darkettona”, quella dei polsi tagliati, dei pianti di notte, dei lunghi capelli neri, delle poesie, degli esoterismi, delle depressioni interminabili, delle lettere pesantissime, dei silenzi gravidi di pensieri e degli sguardi intensi che significano-più-di-mille-parole. Quelle che non possono durare oltre le due settimane, altrimenti uno inizia a riconsiderare davvero l'opera omnia degli Aqua.

Umberto Balsamo: indimenticato autore di “Balla”, brano che ha conosciuto purtroppo una seconda giovinezza con un remix nei primi anni 90, quando sarebbe stato meglio evitare che ne vivesse una prima, di giovinezza. Canzone che si lega indissolubilmente all'ossessione sentimentale dei 18 anni, relazione sbocciata dentro un'orrenda discoteca dell'entroterra marchigiano – appunto sulle note di “Balla” – e abortita in meno di 24 ore, ma con strascichi incredibilmente pesanti per almeno un anno e mezzo. Una storia così platonica che Platone a confronto sembrava John Holmes. Visto l'accompagnamento musicale mi piace crederla una specie di punizione divina.

Litfiba: una delle pagine più ignominiose del mio tutt'altro che impeccabile curriculum di fan. Una cotta musicale presa a 17 anni, il gruppo di cui ho visto il primo concerto al paisello e di cui ho assistito incredulo alla vergognosa decadenza. Il gruppo che dal 1991 al 1995 (sì, anche Spirito) ho ascoltato più spesso in macchina, sulla gloriosa Panda rossa modello base, dove ho tentanto i primi goffi approcci sessuali con la “ex-quella-che-ti-lascio-ma-scusa-non-è colpa-tua-sono-io-che-ho-dei-problemi”. Retrospettivamente forse erano i Litfiba il problema e non potrei manco darle torto. Come non fosse stata sufficiente la macchina scomoda.

Rick Astley: recentemente tornato ai clamori delle cronache per una specie di meme di proporzioni mondiali, autore nel tardi anni 80 del tormentone “Never gonna give you up”. Basso, fuori moda già ai suoi tempi, vestito come un testimone di Geova la domenica mattina, col vocione da crooner dei poveracci. Non poteva essere che l'inno di un due di picche epico, ancora più doloroso perché somministrato da una che ti moriva dietro da due anni. Una specie di gol a porta vuota sparato invece mestamente in tribuna. Ogni tanto, di notte, ancora sento i fischi dagli spalti.

Avril Lavigne: esempio di musica per iggiovanidoggi. Un rock finto cantato da una vera giovane finta ribelle. Un gran successo e una gran tristezza, soprattutto per uno che di rock si ciba fin da piccolo. Si sarebbe potuta bellamente ignorare senonché la “ex-quella-che-voleva-fare-la-cantante-alternativa” ne era affascinata e ne traeva apertamente ispirazione per i suoi pezzi, tragicamente autografi e autoprodotti, che ero costretto ad ascoltare con sguardo concentratissimo, commentare contrito, “consigliare” agli amici dj. Raramente il sesso anale ha assunto connotati più punitivi, per quanto mi riguarda.

Hana-bi: gruppo misconosciuto di noise greco, pretenziosissimi, gentaglia uscita da centri sociali che credeva d'essere i Sonic Youth, invece di abbracciare la sacrosanta via del tornio. La “ex-che-viveva-nella-comune” diceva che erano suoi amici, che erano un sacco bravi, che avrei dovuto assolutamente metterli nei miei dj-set, che di lì a poco sarebbero esplosi, altro che Fugazi. Un ascolto, un ipocrita “Si, davvero bravi”, una fine della relazione rapida, un cd immediatamente scagliato dalla finestra con maestria.

James: gruppo di britpop dalle misteriosissime quanto eclatanti fortune in Grecia. Per ogni italiano che ascolta i Negramaro c'è un greco che ascolta i James, sono per i greci oggi quello che gli U2 erano negli anni 90 per l'Italia. Universalmente acclamate le loro tre-quattro hit, sempre sold out i loro concerti in terra ellenica, tormentoni sempre presenti nei dj set poprock salonicchesi, e se non li suoni tanto te li chiedono. La “ex-che-una-botta-e-via-basta-e-avanza” li scelse come colonna sonora dell'unica serata passata insieme. Non c'è da spiegare molto altro sul perché del suo nome d'arte.

U2: gruppo da menzionare unicamente perché autori di Zooropa che, registrato su una cassettina bianca, ti venne regalato dalla “ex-che-se-la-tira-perché-abita-in città” ben diciassette anni fa. Cerbiatta altezzosa di cui avresti incrociato il cammino a più riprese. Il pezzo più melenso, più uduistico in senso dispregiativo, era “The first time”. Ovvero il pezzo che cantavate insieme. E che poi ti struggevi a sentirlo da solo in cameretta dopo che a settembre lei, come sempre, ti lasciava. Lo stesso pezzo che hai cantato anche ieri sera proprio insieme a lei che, con soli 15 anni di ritardo, è diventata finalmente tua moglie.

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