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All Posts from aprile, 2006

Ri-partenze (roba che nemmeno il Milan di Sacchi)

aprile 29th, 2006 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

Solita ambientazione da partenza: stanze scaraventate nel caos più totale, cose da fare all’ultimo secondo che si rimandano da due settimane, valigie incomplete, rimpianti improvvisi, messaggi e telefonate di saluti, stato d’animo nemmeno più teso, che ormai gli arrivi e le partenze fanno parte integrante della normale routine (quella delle feste) e ci si è pressochè abituati. Stasera vado a Roma, per le ultime dosi massicce d’alcol, domani volo. Il pensiero (debole) si trastulla in oziose giravolte, configura possibilità eventuali, prosegue i "se" e i "nel caso che". C’è la voglia di partire e un po’ anche quella di rimanere, e pure quella di tornare. Che ormai non riesco più a capire bene se torno quando vengo in Italia o quando vado in Grecia. Il concetto di posto mio si fa sempre più confuso e ambiguo, e spesso si stacca dai miei affetti stessi. Non riesco nemmeno a decidere se ciò sia necessariamente un male, o semplicemente parte inevitabile della mia natura indecisionista. L’importante alla fine è non scordarsi il biglietto dell’aereo. Tanto torno da queste parti a luglio, che l’epidemia matrimoniale sta stendendo una a una le menti migliori (?) della mia generazione. E’ un’età pericolosa, decisamente.

Dolci commiati: Offlaga Disco Pax ad Ancona

aprile 28th, 2006 | By benty in Senza categoria | 10 Comments »

Si conclude in gloria, più che in bellezza, la mia abituale permanenza pasquale nel suolo italo-marchigiano. Infatti ieri sera mi sono tolto lo sfizio, non piccolo, di ri-assistere, ad un anno di distanza, al concerto della mia band italiana del corazon dell’ultimo anno e mezzo, almeno. Di scena, ancora al Thermos ( strenuo baluardo della buona musica nelle Marche, vista la finaccia che stanno facendo Barfly e Mamamia) gli Offlaga Disco Pax, e non aggiungo aggettivi, che il nome ormai basta a sè stesso, e a me pure. Il locale comincia a riempirsi presto, tanta gente lì dentro non l’avevo mai vista. Me lo sentivo che il tam tam blogghico, le copertine dei magazine, i premi accumulati nell’ultimo anno e soprattutto il passaparola, avrebbero richiamato molta più gente rispetto all’anno scorso. Quindi arrivo con largo anticipo e mi piazzo fra le prime file. I simboli più rappresentativi dell’immaginario offlaghiano sono già ben disposti sul palco: manifesto anti centrale Offlaga, proveniente dalla bassa bresciana, tabella "Ceska Posta" in legno, confezioni di Tatranky a go-go e sopra di esse la foca talpa dei cartoni animati cechi, del periodo guerra fredda. Sul leggìo di Max troneggia anche una copertina – credo -di cronaca vera.

Purtroppo prima degli Offlaga si abbatte sull’ignaro pubblico una estenuante e superflua performance di un duo, dedito ad una specie di elettronica tamarroide a tratti con interventi di chitarra, su cui vengono riversati testi random, o almeno così voglio sperare. Primo pezzo: te lo ricordi Kurt Cobain, con i capelli lunghi e la camicia a quadri? Secondo pezzo: guarda il porco davanti alla tv che ingrassa, ad libitum. Terzo, quarto e temo quinto pezzo: mi arrendo, e accendo ripetute sigarette all’esterno del locale. Quinto pezzo: Iggy pop suck my dick, col finale a medio alzato e urletti di circostanza, chino il capo in segno di resa incondizionata, idealmente sventolo bandiera bianca. Ma passiamo al clou della dorica serata.

Introdotti da inadeguate canzuncielle cubane si sistemano sul palco Enrico (boccia di vino e tastiere) Max (maglietta Diaframma e tosse) e Daniele (maglietta Bright Eyes e nonchalance). Partono con Kappler, dopo i proclami autoreferenziali (ODP è un collettivo neosensibilista contrario alla democrazia dei sentimenti etc..), che l’anno scorso mi ero probabilmente perso. Fanno tutti i pezzi di Socialismo Tascabile e nei bis anche l’inedita Cioccolato IACP e di nuovo Enver (non il noto epigono di Paulo Sousa). Li trovo molto a loro agio, nonostante qualche problema alle luci, sciolti e sicuri. Dopo oltre un anno di concerti e di crescente successo era quanto mi aspettavo. Daniele ed Enrico restano come l’altra volta abbastanza defilati e dediti alle musiche (alcuni brani credo abbiano subito dei lievi riarrangiamenti, sia rispetto all’album che al concerto dell’anno scorso) e lasciano a Max la scena, il ruolo dell’istrionico narratore, che assolve con teatralità misurata ma efficace. Non mancano le piogge di Tatranky e Cinnamon, di cui approfitto a piene mani. L’anno scorso non mi ricordo di aver visto le copertine di Felicità di Al Bano e Romina, esibite sempre su Tatranky. Il pubblico degli Offlaga è composto da gente strana, direi; gente che canticchia racconti, che ridacchia amaro, gente attenta alle storie quanto trasportata dalle musiche. Gli Offlaga lo sanno bene, ed hanno imparato a giocare con le pause, attendendo prima di far partire quelli che sarebbero equivalenti dei refrain delle canzoni, se quelle degli ODP fossero normali canzoni. Fra cui ormai arcinote sono Kappler: "suo figlio signora ha la faccia come il culo…" , Tatranky: "… la fabbrica ! " e "ci hanno davvero preso tutto", praticamente tutta Robespierre,e  "bisogna avere stile anche nei momenti peggiori" su De Fonseca. C’è entusiasmo fra gli astanti, gli anthem vengono urlati dai più. Gli ODP non sono più pertinenza di una minuscola nicchia e non si può che compiacersene.  Gli annunciati 5 quarti d’ora scorrono via rapidi. Questa la fredda cronaca.

Poi dovrei starvi a tediare sui peli che mi si drizzano e sugli agghiaccianti scenari di desolazione da abbandono che si materializzano davanti agli occhi dell’intrepido cronista ogni volta che ascolta De Fonseca, di quelle che non saranno mai emozioni da poco per me, o dello stomaco tagliato a fette da Cioccolato IACP, che non avevo mai ascoltato. Meglio di no direi. Un rapido saluto a Max, il furto di un manifestino che arricchirà il mio parco arredamento casalingo e poi via, si ritorna al paisello. Offlaga Disco Pax: tutto il resto…beh, lo sapete anche da soli, via.

After Benty my sweet: di quella volta che ho salvato un concerto dei Julie’s Haircut

aprile 26th, 2006 | By benty in Senza categoria | 4 Comments »

I sassuolesi Julie’s Haircut hanno suonato al meritevole Thermos di Ancona venerdì scorso, ma ne scrivo solo oggi, causa conclamata pigrizia. Devo scriverne in quanto non ho solo assistito al concerto, ma ho addirittura dovuto dare una mano ai ragazzi, non proprio salendo sul palco , ma quasi. Adesso vi spiego, anzi dopo. Intanto va detto che mi sono piaciuti e pure parecchio nella nuova versione virata psychedelic. Più di quanto mi sarebbero piaciuti anni fa, immagino. Si presentano tonici e piuttosto intercambiabili agli strumenti (3 chitarre, basso, batteria, tastiere e moog e altre diavolerie a me ignote) davanti a un pubblico attento ma ingenerosamente scarso.  Pensavo che ci sarebbe stato il pienone, in un locale piccolino come il Thermos, per il concerto di una delle band capofila da anni dell’indieroccherolle made in Italy. Vabbè, c’era pure Beppe Grillo quella sera ad Ancona.

"I JH sono maturati" non si può più dire, perchè questa ovvietà era già stata spesa al tempo di Adult Situations (2003), giocando col titolo. Che però il loro suono sia cambiato si può dire, che non si sbaglia. Sono passati dal garage ruvido ma canticchiabile di Fever in the funk house, che me li aveva fatti conoscere qualcosa come sette anni fa, dopo altri due album, a un tipo di musica meno strutturato in forma di canzone, più complesso, rumoroso. Questi sono i JH 2006, quelli di After Dark, my Sweet: scorribande soniche, improvvisazioni oniriche, riff di chitarra in loop da cui partire per altre mete sonore, perse in territori quasi jazz (almeno come idea di fondo). Mogwaiano e post-rockoso a tratti, ancora meno Pavement e più Sonic Youth, se volete.

Infilano in scaletta anche una cover dei Can, che io dall’abisso della mia ignoranza musicale, nè so nominare, nè ricordo bene, nè sono riuscito a trovare su gugol, figuratevi. C’era una Laura che non era la Laura quella lì, ma bensì un’altra Laura. Io non lo sapevo, perchè era la prima volta che riuscivo a vederli dal vivo, e devo dire che mi è piaciuta anche la Laura di riserva. Inoltre al moog non c’era il Reverendo, bensì Andrea Rovacchi (co-produttore fra l’altro del loro esordio su album). Non mi hanno suonato Fish and Chips Brain che è da sempre la mia preferita, o Nuclear Core Blues, che è quella che suono di più al Kika. Ma il concerto mi è davvero piaciuto, più di quanto mi aspettassi. E poi è giunto il momento del mio storico esordio nel mondo dell’indierocherolle.

Verso la fine del concerto i JH stavano eseguendo un pezzo piuttosto noise del nuovo album (i titoli non li ho assimilati ancora, l’album l’ho comprato solo dopo il concerto) , che prevedeva l’utilizzo di un aggeggio dal funzionamento strano. Si trattava di una scatoletta maneggiata da Luca G, su cui si trovavano due pertugi. Maneggiando una specie di piccola torcia elettrica in direzione delle due aperture si otteneva un suono acuto e distorto, simile a quello di un theremin, i suoni che emetteva cambiavano di frequenza a seconda della intensità della luce e del calore, ovvero avvicinando, smuovendo, allontanando la fonte luminosa. Fattostà che il barbudos Luca, dopo lungo smanettare con il coso, scende dal palco ed offre al pubblico la torcia per cacciarne fuori rumori, nella coda jammata del pezzo. Ovviamente non mi sono potuto tirare indietro e ho partecipato, assieme ad altri, al rito collettivo. Ho rumoreggiato, dando un decisivo contributo alla riuscita del concerto. Devo dire che nel mio primo live me la sono più che cavata, e infatti a fine gig i ragazzi mi hanno chiesto se potevo seguirli in tour, per continuare a smanettare, che ci sarebbero state anche delle groupies pronte sul furgone. Ma ho dovuto declinare l’invito, che la Grecia fra un po’ m’aspetta, e ci sono gli esami. Mi è dispiaciuto deludere i simpatici indierocchers, sarà per un’altra volta.

Forget me not / Nun te scurdà

aprile 25th, 2006 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Buona festa della Liberazione

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Come Inkiostro e Cabal

aprile 24th, 2006 | By benty in Senza categoria | No Comments »

Le 50 cose peggiori successe alla musica: fra cui Sting, Woodstock 99, il Jazz Fusion, e gustosissimo numero 1.

Da Platone al più logoro Battisti, in sole 4 mosse

aprile 22nd, 2006 | By benty in Senza categoria | 3 Comments »

Dopo almeno tre anni te la ritrovi di fronte. Lei è convinta che l’ultima volta vi siate rivisti l’11 settembre del 2001. Si, eri a casa sua durante l’attacco alle torri gemelle. In realtà vi siete incontrati almeno un’altra volta in seguito, ma la memoria non è decisamente il suo forte, e lo sai. Per convincersi le ci vogliono tre bicchieri di rosso. Qualche settimana fa un suo messaggio ti aveva fatto sorridere amaro "Tu imprenditore, io avvocato …".

Lei era nientepopodimenochè l’amore platonico dei tuoi vent’anni, il nodo irrisolto della tua post-adolescenza, divenuta poi l’ossessione taciuta dei tuoi 22, nonchè l’infatuazione recidiva dei 23. Lei era l’estate al paisello paterno, l’unico vero motivo per esserci alla fine, le chiacchiere infinite in agosto al parco comunale, la cassettina bianca con Zooropa, fra festeggiamenti del santo patrono (mi dice " Mi manca il gioco della cavia, te lo ricordi? E i go-kart, con il percorso delimitato dalle balle di fieno"), e le struggenti dediche sui libri regalati, le interminabili serate al bar, le prime timide festicciole alcoliche.

Poi ogni volta l’estate finiva, dovevi rassegnarti, lei tornava in città, praticamente scompariva e tu ci restavi sempre abbastanza male. Crudele, lo ha ammesso anche ieri sera, un po’ scherzando un po’ no "Io stavo in città, tu a Fabriano, nel villaggio, ero piccola, che dovevo fare?". Infierisce "Se avessimo fatto sesso secondo me sarebbero cambiate tante cose". E invece no, platonico appunto. Fottuto Platone.

Poi ci siamo praticamente persi. Poi ci siamo un po’ ritrovati, seppure scarsamente aiutati dalla sua indole pigra e dalle direzioni sideralmente lontane che le rispettive routine prendevano ciclicamente. Ormai ci si vede molto di rado; oltre ai riassunti sulle evoluzioni delle nostre esistenze, si finisce sempre all’ ineluttabile momento del revival. La cosa inquietante a quel punto divento io. Nonostante le 5 pinte di Guinness, riesco a riesumare una tale quantità di dettagli, a un tale livello di analisi, da sfiorare e a più riprese oltrpassare il limite del patetico.

Ieri però era diversa. Vagamente angosciata dal suo destino di avvocato penalista, piuttosto prossima (a suo dire) ad uno sbarco in Ecuador, con lo scopo preciso di spaccare noci di cocco ed abbronzarsi, ancora indecisa se amare o odiare il posto in cui vive da sempre, iperbolica come la ricordavo, piacevolmente logorroica. Inaspettatamente più bella che a 18 anni.

Post-adolescenza finita da parecchio ormai, ricordi simili a scenari di pessimi film, vite pressochè antitetiche, vicende personali varie ed eventuali. Ma certe cose non cambiano.Trovarmi davanti a quegli occhi mi farà sempre lo stesso effetto che ascoltare, per dire, un qualunque brano degli Yo la Tengo. Tu chiamale se vuoi emozioni.

The world is a vampire (ma pure voi non è che scherzate…)

aprile 21st, 2006 | By benty in Senza categoria | 3 Comments »

It’s official, The Smashing Pumpkins are currently writing songs for their upcoming album, their first since 2000. no release date has yet been set, but the band plans to begin recording this summer. (da http://www.smashingpumpkins.com/ )

Fenomenologia di una festa alcolica nelle Marche

aprile 19th, 2006 | By benty in Senza categoria | 9 Comments »

Manca sempre la scusa, ovvero la persona disposta per qualche motivo all’ingente investimento e a sobbarcarsi assieme a poche altre eroiche figure l’organizzazione. Trovato e convinto il pollo poi è fatta. Occorre maneggiare ingranaggi delicati, a cui solo pochi hanno accesso per aggiudicarsi quei casolari enormi e mezzo diroccati di cui le campagne marchigiane sono ricche. Quasi sempre occorre rivolgersi a gente invischiata col clero, dei preti, dei centristi ultracattolici, oppure a degli scout. Ma vale la pena sporcarsi le mani con questa gentaglia. Perchè detengono le chiavi di perfetti scenari da festa alcolica: posti raggiungibili ma isolati, dotati di ampi saloni da adibire a dancefloor, vari spazi esterni e un imprecisato numero di stanzine buie dove le coppiette possono rintanarsi ad ora tarda. Inoltre, viste le camerate sterminate, basta portarsi un saccoapelo e non c’è nemmeno bisogno di rimettersi in strada alle sei del mattino sfatti dall’alcol. Si pernotta lì, che fa tanto comune anni 70. Il clima da comune inizia già nella fase della pulizia, in genere un lavoro pesante e da svolgere presto e in pochi. Poi occorre pensare alle vivande. Cibo e soprattutto alcol.

Prima di tutto il cibo: in genere ci si butta su della sempre ottima porchetta, che rende parecchi panini e garantisce il consumo di qualche ettoilitro di vino rosso, anche di qualità mediobassa. Se proprio si hanno voglia, capacità e personale specializzato, ci si può avventurare nell’impresa di servire della pasta. Parliamo di feste che vanno dalle 100 alle 250 persone, non è proprio come fare due spaghi. In caso d’emergenza conviene sempre avere delle scorte di pane e affettati, (ciauscolo uber alles) da pagare al consumo (se non li comincio te li restituisco). I casi di maggiore accortezza organizzativa prevedono anche caffè. Noi, per dire, ci avevamo addirittura il mistrà Varnelli per fare le correzioni, non so se mi spiego.

L’alcol determina, senza altro aggiungere, il risultato della festa. Può determinarlo già a priori: se si sparge la voce di un certo quantitativo di denaro investito strategicamente in birra, vino e superalcolici, la festa può assumere dimensioni incontrollabili ed entrare di diritto nella leggenda. Questa festa era per 80 persone, e ci siamo ritrovati in oltre 250. La storia lo insegna: in alcool non si spende mai troppo. Se lo bevono tutto, è scientificamente provato. Le Marche non a caso sono la regione col maggior tasso di alcolismo giovanile, e fra i più alti tassi di consumo di alcolici in Italia. Ne andiamo vagamente orgogliosi. Il difficile è cercare di calcolare bene le proporzioni: quanto vino, quanta birra, quanto di tutto il resto. In genere è tradizione che la gente non direttamente invitata si presenti almeno con una boccia a coppia. Grazie a dio, mi sento di aggiungere, che il bar è rimasto attivo (trad, è stato barbaramente saccheggiato) circa un’ora dall’apertura. Dopodichè vedevi gente di ogni sesso, censo ed età, attaccarsi disperatamente a canna alle bottiglie che progressivamente arrivavano e venivano immediatamente messe in circolo in pista, fino a mattina. Scene che tocccano sempre e il cuore. E il fegato, visto che in consolle sono arrivate tra l’altro della grappa, un Fernet Branca, uno Sheridan, e ci mancava solo il Rosso Antico. Ma non li avevano messi fuori commercio?

Poi c’è la musica. In questo caso ero il diretto responsabile e interessato. Ciò significa, portarsi delle pesanti borse dalla Grecia (we are not dj chiavetta), contattare il service, caricarsi il materiale, portarlo e destinazione e scaricarlo, decidere dove piazzare la consolle e le casse, montarlo, provarlo, pregare che il casolare sia fornito di un adeguato impianto elettrico, che in campagna non si sa mai,  mettere musica fino all’ultimo ballerino e all’indomani smontarlo, caricarlo e riportarlo al service. La musica è un tema scottante da queste parti: abituati come sono a ballare quasi tutte le settimane gemme che vanno dalla house commerciale, fino a Pupo, Lorella Cuccarini, I Ricchi e poveri, (purtroppo non esagero nemmeno un po’) e tutti i tormentoni sdoganati in tv dalle publicità, non è che potessi aspettarmi di vederli zompettare entusiasti sui  Bloc party. Certo ci ho provato, con scarso successo. Poi ti devi piegare alle leggi della domanda, per quanto puoi. FdL te lo ha insegnato: almeno a livello di "party", il dj che fa ballare la gente ha SEMPRE ragione, non importa quanto sia di merda la musica che mette. E’ una questione di capire ( e capirsi con) chi hai davanti. Bisogna farli ballare. Certo l’alcol aiuta, parecchio pure. Io però non ce la faccio più di tanto ad andargli incontro. Posso essere commerciale come una puttana, ma questo non può significare Dame la Gasolina  e roba affine (vedi post sotto). Ho la pretesa assurda di suonare roba diversa da quella che ascoltano qui di solito, peraltro pretesa presto ridimensionata. Essere comunque riusciti a fargli ballare anche i Franz Ferdinand, i Chemical Brothers, i Clash e i Ramones, Marcho’s e soprattutto Santa Marinella dei Gogol Bordello (davanti a crocifisso ben presente in sala) è comunque da considerarsi, nel contesto, un gesto quasi eversivo, quindi mi va bene così. Imbattersi in personaggi che ti chiedono hip hop, mentre tutti stanno scatenandosi su I’m a love man di Otis Redding, o i Metallica in piena fase Subsonica (si, ancora ai Subsonica) fa parte del mestiere. Così insistenti però non me li ricordavo, arrivano a negare la realtà (del tipo "Dai cazzo, cambia, non vedi che non balla nessuno" e tu alzi la testa e vedi la pista stracolma e in delirio, alcolico, ma sempre delirio, e non sai cosa controbattere). In Grecia nel mio bar hanno maggiore rispetto oltre che competenza di quanto accade qui. E comunque alla fine, seppure a botte pesantissime di musica antica (trad revival, sigh) hanno ballato, eccome. Quindi ho vinto, no?

Scena memorabile, un personaggio che del già citato Pupo ha anche le odiose fattezze si avvicina. Lo taglio a fette con lo sguardo, non demorde e avanza. Chino la testa sulla consolle, indaffarato come neanche ne andasse della mia stessa vita. Piena fase 80 (qui ho ceduto parecchio, Tainted Love, Sweet Dreams, Blue Monday e tutto lo scontato che potete immaginare), questo mi fa "Oh guarda, la musica è bellissima, davvero, ma non è che si potrebbe virare su qualcosa di tipo anni…" Il dj durissimo "Aspetta ci ho da fare", si allontana bruscamente e si eclissa per un cinque minuti buoni, lasciandolo sospeso. Il bastardo non indietreggia di un millimetro. Putroppo si trova vicino al cdj di sinistra e alla fine mi tocca avvicinarmi, mi cerca con lo sguardo, lo fisso in cagnesco, mi fa  "No, dicevo, musica davvero straordinaria (E già mi si gela il sangue a pensare di poter piacere a un tipo del genere, ma me la sono proprio cercata ndB)… però…". Lo so, Fdl lo ha insegnato, il dj dev’essere fermo, ma sempre gentile e disponibile con le richieste. Io mi accontento del primo punto per oggi e ribatto gelido e risoluto  "Ecco, bravo, se la musica ti piace vai a ballare, che ho da fare" mi giro e mi rituffo sulle mie borse, a cercare qualcosa che deliberatamente non piacerà al nano. Dove cazzo sono gli Offlaga quando ne hai bisogno?. Mi giro dopo un po’ ma è ancora lì. Allora decido di prendere il toro per le corna. Lui si illumina e mi dice "…ecco, magari un po’ di anni settanta, di disco, così, per ballare…". Inspiro, espiro e sentenzio "Senti, a parte che stanno già ballando tutti, comunque la musica che vuoi la puoi sentire e ballare a Fabriano tutte le settimane, due volte a settimana, presso il F@@@@@@. A me non piace non ce l’ho e non la metterei neanche se ce l’avessi. Capito?". Lo squallido quarantenne abbassa occhi, orecchie, si scusa, torna in pista a confabulare con una donnina e diligentemente si rimette a ballare.

E’ ora di dire basta

aprile 15th, 2006 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Al mio ritorno ho trovato un paese senza speranza. Dove la gente non capisce che il tempo passa e occorre fare scelte diverse e nuove. Svoltare, abbandonare i vecchi tormentoni vuoti, non se ne può più, ci stanno rendendo ridicoli.  Potrete parlare di pregiuduzi, ma per me una delle due parti è decisamente sbagliata, e sono fiero di non appartenervi. IL paese è veramente spaccato in due metà che si odiano. Infatti ieri sera, presso l’unico locale accettabile di Fabriano, la metà erano seduti a bestemmiare e bere birre e la metà ballavano come matti sulle note di Da-me la gasolina.

Stendete tappeti rossi, e non dimenticate le lanciatrici di petali di rosa

aprile 13th, 2006 | By benty in Senza categoria | 4 Comments »

E rieccolo fra voi, il salvatore della patria, la bestia nera di Tremaglia & co., l’italiano all’estero che non è più solo baffi neri, pizza e mandolino. Si è scritto parecchio della generazione di nuovi emigrati, in questi giorni. Da domani avrete la possibilità di osservarne uno da vicino, di porgli domande mordaci, di ringraziarlo per aver votato, scaraventando giù dal trono il nano. Se siete donne non lesinate affatto effusioni e body tequila. Fra l’altro avrete la possibilità di interagire con lui presso il Thermos di Ancona dove il 27 suonano gli Offlaghi, e il 20 i Julie’s Haircut, e spero davvero di poter vedere tutti e due i concerti. Inoltre, date le imminenti celebrazioni per il trentennio della nascita mio fratello, sabato prossimo venturo dispenserò pessime musiche, seducenti sorrisi e preziosi autografi presso un qual certo casolare perso nelle campagne fabrianesi. Se volete, intervenite. Sennò preparate pure una opposizione parlamentare come si deve e salutatemi Casini, forzitaliani che non siete altro.

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