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All Posts from luglio, 2005

Usurpazione, plagio, indignazione

luglio 26th, 2005 | By benty in Senza categoria | 16 Comments »

A lei il New York Times, qui neanche il gazzettino di Roccacannuccia. Ma Tragedie Greche siamo noi, dal lontano 2003. Incontestabilmente. Siamo stati usurpati del nome da una sciacquetta niuiorchese che racconta a tutti di come fa all’ammore. Ma volete mettere con l’epopea drammatica di un emigrante che si inventa professore, dico io? Ma dove a’ andata a finire la morale, porcadiunatroia?! Lo sapevo che dovevo registrare il copyright, altro che Creative Commons. Non si fa in tempo ad allontanarsi dal computer, mannaggia alla miseria. E adesso che mi sono trasferito e non ho manco internet a casa non posso difendermi. Quindi dovete farlo voi, miei fedeli lettori. Scendete in piazza, protestate, inviate email a Ciampi, promuovete campagne in mia difesa, proteggetemi come un animaletto in via d’estinzione, come la denominazione di Parmigiano nel mondo, come i Cigni di Balalaika di Al Bano. Perche’ Tragedie Greche sei anche tu (senza offesa eh).

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Traslochi

luglio 19th, 2005 | By benty in Senza categoria | 9 Comments »

Da quel momento in poi avrei dovuto fare i conti con cose di cui avevo una conoscenza solo vaga. la solitudine ad esempio…" (da "Senza un posto dove dormire", Massimo Volume).

La città si svuota ciclicamente, ogni fine settimana. La gente di qui cerca di rinfrescarsi al mare, nella vicina penisola calcidica, un posto con spiagge davvero stupende. Anche casa mia si svuota ciclicamente. Ogni anno. Da quando sono qui ho già fatto tre traslochi, in tre anni.

Il primo dall’Italia, da vero emigrante, alla prima casa di Sykies. Vicinato indifferente. Primo tentativo di convivenza, casa senza acqua calda dal lavandino del bagno, con un sistema idraulico che faticava a farci arrivare un minimo sindacale d’acqua per una doccia, senza riscaldamenti. Inoltre, ovviamente, fu l’inverno più freddo degli ultimi anni, con tanto di doppia nevicata. Epperò tanto ammore e una vista eccezionale, su tutto il golfo e su tutta la città dal balcone lungo e stretto.

Poi la seconda casa di Sykies, vicinato gioviale, addirittura l’agognato posto macchina. Molto più borghesotta, infissi nuovi e moderni, inquattata sotto la collina,con case appiccicate davanti. Abbiamo iniziato a riempirla come uno showroom dell’Ikea, è scoppiato pure un piccolo incendio, senza grosse conseguenze. Da lì ci hanno sbattuto fuori: la vecchia proprietaria ha venduto la casa con noi dentro, promettendo ai nuovi proprietari che ce ne saremmo andati subito. Avevamo un contratto, ma ho imparato che in Grecia è sinonimo di carta straccia.

Poi la terza casa, a Kato Toumba, scelta col sottoscritto in contumacia, a due passi dallo stadio del Paok. Una terrazza immensa, due posti macchina, un affitto esorbitante. Il classico passo più lungo della gamba. Poi qualcosa si è rotto. Poi anche i riscaldamenti si sono rotti. Ho sentito un sacco freddo in inverno, c’era la neve sul balcone, e io me ne stavo dentro con due paia di calzini il maglione e a dormire col giubbotto, praticamente per due settimane. Noterete il sottile passaggio al singolare. Vicinato ostile, l’inquilina del piano inferiore mi ha apertamente accusato, una volta in ascensore, di non essere mai passato a salutare, a dire – chessò io- un buongiorno.

Domani intraprenderò il quarto trasloco in tre anni. Me ne vado a Kalamarià, zona appena fuori città, considerato il quartiere degli arricchiti, quindi io non si sa davvero che c’entro lì. Ho trovato una buona occasione, una casa grande ed economica, con le sue piccole magagne a cui dovrò abituarmi. Vicinato preoccupante: la padrona, vecchietta non proprio simpaticissima, mi abiterà accanto. C’entrano altre scelte in realtà, adesso non fatemi raccontare tutto che sennò poi che ci scrivo qua dentro?

Ho cominciato svuotando le librerie, poi il mobile dei cd. Poi non avevo più scatole per imballare, che purtroppo c’è la crisi- mi ha fatto notare il tabaccaio sottocasa che mi fornisce di cartoni- e non va via mica tanta merce, niente scatole, quindi aspettiamo. Il tipo dei traslochi low cost è simpatico, si ricorda pure dei miei Dylan Dog (l’importanza di trascinarsi all’estero una collezione completa, mi direte voi), abbiamo appuntamento domani alle 10. A casa nuova ho già pulito, domani mi allacciano l’elettricità, dopodomani il telefono, fra qualche giorno pure internet. E dire che i miei genitori mi chiamavano gatto Silvestro, per la poca destrezza e la scarsa praticità. Sono diventato una macchina organizzativa, non ho praticamente chiesto l’aiuto di nessuno. Tutto è quasi pronto. Tutto sarà diverso. Ho firmato un contratto per due anni. Ma a noi ormai non ci fa paura più niente, e anzi le novità seppur difficoltose ci caricano sempre d’entusiasmo (era un plurale majestatis, così, per darmi un tono). Speriamo che tutto vada come deve andare e che ciò che deve accadere accada.

Sennò trovatevi un’altra punta per Urbino, oh splinderiani.

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I have a dream

luglio 15th, 2005 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

The Broccolone dog for president

Contro la sinistra paninara e anche metallara, per gli Arcade Fire già dalle elementari, per il trionfo planetario della BUONA MUSICA

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Revenge

luglio 13th, 2005 | By benty in Senza categoria | 18 Comments »

Enzop , fra i più laidi esempi di blogger transfuga (splinderiano prima, autonomo poi, infine blogspottista, roba che manco Rutelli) rilancia la più volte caldeggiata iniziativa della partita di calcio fra splinderiani e blogspottisti. Tiscalesi e iobloggaioli, non me ne vogliate, ma voi contate come il Molise: un cazzo. Ecco allora giunto il momento di scoprire gli altarini. Da giovane venni scartato dagli osservatori di blogspot, non passai il provino. Fu un trauma. Dicevano che ero troppo incostante. I piedi c’erano (con quelli tutt’ora mi vanto di scrivere), ma troppo poco genio e troppa sregolatezza. Poi sappiamo tutti com’è andata a finire. E’ un segreto incoffessabile, un’onta da lavare col sangue, un torto che accresce l’odio, testimoniato qui. Si dice che l’Olympiakos a suo tempo avesse fatto lo stesso errore con un quattordicenne brasiliano di nome Ronaldo. La maglia biancazzura di splinder con il numero 10 è già prenotata, giovani. Attenti alle caviglie blogspottisti: pagherete caro, pagherete tutto.

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Direi che ci siamo

luglio 13th, 2005 | By benty in Senza categoria | 6 Comments »

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Strisce bianche a Salonicco

luglio 13th, 2005 | By benty in Senza categoria | 6 Comments »

You got a reaction. Didn’t you?

(a noi ce piace er roccherolle)

L’evento musicale degli ultimi anni, in città, è questo. Non si tratta di un artista bollito, che viene da noi poveracci a digiuno di concerti ad arrotondare. Non si tratta di una reunion, più o meno triste. Non si tratta di un gruppo conosciuto a pochi. No. Si tratta dei White Stripes, la band del momento, a livello mondiale. L’ultimo gruppo a lanciare, via MTV, un anthem generazionale, dai tempi – credo – dei Nirvana. Mica bazzecole. E non si accontentano di venire per la prima volta in Grecia, che già da dire ce ne sarebbe. I signori Bianco cominciano da Salonicco. Ora, voi che abitate le province più indie dell’impero e siete avvezzi ai migliori concerti a prezzi irrisori, dovete sapere come stanno qui le cose. I concerti si strapagano, e a questo ci siamo tutti rassegnati. 38 euro per i White Stripes li dai quasi volentieri, se ne hai dati 30 euro per i Radio 4. Ma non basta. Se vengono – i gruppi – , passano da Atene, col cacchio che gli viene in mente di visitare la periferia della periferia, tipo Salonicco. Gli artisti vengono qui, in Grecia, l’est europeo prima dell’est europeo, e concedono un minimo sindacale. Ancora riecheggiano nella mia mente recensioni di concerti ad Atene sotto il limite del vergognoso. Si suona quanto meno possibile e lo si fa come fosse un piacere, anzi un dispetto. Non scherzo: il pubblico qui, è abituato a questo. Ed io, memore di tali antefatti mi appresto al concerto, primo in Grecia, dei White Stripes. Che non vengono a promuovere un best of. No no. Vengono proprio qui, apposta, per farci sentire il nuovo discusso album, Get Behind me Satan, di fresca uscita. Proprio a Salonicco. Non ci crede nessuno. Nemmeno io.

Punto di incontro casa mia, per l’occasione ben fornita di lattine di birra gelate da mezzo litro. Il concerto si terrà al teatro Gis, all’aperto. Dicono che i cancelli apriranno alle sette e mezza, e che il concerto, privo di gruppi spalla, comincerà alle nove. Noi, profondi conoscitori dei ritmi greci, usciamo di casa alle otto e mezza e quando parcheggiamo ci accorgiamo del vuoto. Alla fine io stimo 4000 presenze, ma si mormora in giro mooooolto meno. Prima delle dieci i cancelli non apriranno. Prima delle dieci e tre quarti il concerto non inizia. In mezzo tanta birra. Ma tanta. E poi, improvvisamente, Giacomo e Margherita Bianco on stage.

L’attacco è davvero violento, un uno due con Black Math (ma sei sicuro? No guarda che era  Why can’t you be nicer to me – vabbè poteva anche essere Let’s build a home – ma no dai, quella l’hanno fatta dopo – ma sei sicuro che l’hanno fatta? – ma ti dico di si- cioè secondo te mezzo De Stijl – eh si –  non è che si capiva granchè nella bolgia – no guarda per me era Black math) e Dead Leaves. Poi blue Orchid, che – dite quello che vi pare – dal vivo è pura brutalità ledzeppeliniana. In seguito arriva la pluriperformata cover di Dolly Parton, Jolene – e non calma affatto gli animi. Però in realtà, l’atmosfera, se non fosse per la sabbia che si alza, sarebbe assolutamente vivibile. Pogo si, ma composto, quasi da vergognarsi. Il sabba a base di rock&blues inizia. I due non si fermano un secondo. Non esiste il concetto di pausa fra un pezzo e l’altro. Forse avevano fretta, sailcazzo. Fattostà che Jack parla due volte per tre secondi e mischia pezzi in stile medlley, uno via l’altro, che poi per il povero blogger presenzialista, già provato dagli eccessi alcolici, stilare una scaletta diviene impresa improba (ma dì la verità che White Blood Cells l’hai rispolverato oggi dopo quattro anni!) . La reazione della gente continua ad essere veemente ma civile. Su The Nurse, non riusciamo a capire da dove cazzo sbuchi la chitarra, visto che Jack suona lo xilofono, o qualcosa di simile. Ci diranno dopo che faceva tutto lui con un pedale, e che l’hanno visto da lontano. My Doorbell purtroppo non la fanno, che a me piaceva tanto. Jack, carnagionebiancolatte-mezzatubaintesta-baffettosatanico-pizzetto-capellingelatinati- cheamemiricordanoMichaelJackson – , si divide fra chitarre varie, suonate anche slide, piano e microfoni sparsi sulla scena. E’ il mattatore assoluto, regge il palco in maniera impressionante, catalizzando su di sè tutte le attenzioni, dettando il ritmo, muovendosi il giusto da una parte all’altra. Un mostro. A me Jack mi piace, che ci ha pure le maniglie dell’ammore, eppure si ostina a indossare magliettine attillate. Alla fine sembra avere una apparenza umana, nonostante la presenza scenica soprannaturale e l’insopportabile hype che lo circonda. Meg sta lì: ogni tanto viene gratificata dal fratellone, che sembra – a tratti – suonare solo per lei. Intanto pesta le sue pelli, piegando il capo in segno di partecipazione, blusa bianca e pantalone nero rosso. Io non ci ho i mezzi per fare paralleli coi Kraftwerk come Fabione. Il duo detroitiano suona semplicemente del sanissimo "homemade roccherolle", zuppo di blues e con tracce di folk. Minimali nella presenza, debordanti nella performance. Il finale tagliagambe della prima parte del concerto consiste di Hardest button to button, Hotel Yorba (oh my God!) e I just don’t know what to do with myself, che fa scattare l’effetto karaoke. Si scatena un sacrosanto panico fra le prime file. I signori Bianco ci lasciano cantare tranquilli i chorus, accompagnandoci volentieri con batteria indolente e chitarra iperattiva. Avranno già suonato venticinque pezzi, chi ci capisce più una mazza. L’encore inizia con You are pretty good looking. Nel finale Jack torna al piano per Forever for her (is over for me). La chiusura è tutta per l’anthem di cui sopra, prima di cui Jack ringrazia tutti, che – dice – è la prima volta che vengo in Grecia e mi avete fatto stare bene – o una cosa del genere. Poi, imbracciata la chitarra che sembra ingannevolmente semiacustica, parte "il Riff". E consequenziale previdibilissima bolgia. Abbastanza sorprendente – ma forse anche no –  è che il pubblico entusiasta, come poche altre volte mi era capitato di vedere da ‘ste parti, continua per due minuti buoni a intonare "Oooh oh oh oh oh oooohh ooooohh" battendo le mani, dopo che i due hanno lasciato il palco, inchinandosi ripetutamente. Meg continua a barricarsi nel suo mutismo. Jack parla anche per lei "Thanks from my sister". Ma non ci crede nessuno.

Terminiamo sudati ma soddisfatti, (s)travolti da inaspettato impeto e fisicità, noi che ci prefiguravamo un duo posticcio, tutto mestiere e basi preregistrare. Col cazzo. Sti due sono veri, dal vivo spaccano proprio, se non ci credete fatevi un giro, poi mi dite. Abbiamo finito come avevamo iniziato, bevendo birre e connettendo il fenomeno White Stripes alla feconda scena drone-tronica finlandese  (vedi post precedenti), come nostro solito.

Setlist, raccattata in giro, che evidentemente non coincide col concerto che ho visto io, tant’è

Black Math

Dead Leaves & The Dirty Ground

When I hear My Name

Blue Orchid

Jolene

I’m Finding It Harder To Be A Gentleman

(blank)

Same Boy You’ve Always Known

Red Rain

Death Letter

(blank)

The Nurse

Apple Blossom

(blank)

Let’s Shake Hands

The Hardest Button To Button

Hotel Yorba

I Just Don’t Know What To Do With Myself

encore



You’re pretty Good Looking

Hello Operator

Astro/Jack the Ripper

The Big Three Killed My Baby

7 Nation Army

Quesiti

luglio 11th, 2005 | By benty in Senza categoria | 3 Comments »

Perchè ad Atene i White Stripes, per gli stessi euri che si beccano venendo domani a Salonicco, hanno come gruppi spalla The Coral e Sons and Daughters? Che c’entrano i The Coral con gli White Stripes? Perchè sto seriamente pensando di affitarmi una casa che quasi non potrei permettermi? Forse per la sala Jacuzzi di 12 metri? E il fatto che invece non esista un salone perchè non mi scoraggia? E il dettaglio che sopra mi abiterebbe la madre del padrone definita dallo stesso "non esattamente una liberal", perchè non mi fa scappare a gambe levate?

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Benty’s readers digest (un post nato vecchio)

luglio 7th, 2005 | By benty in Senza categoria | 16 Comments »

Soundville

Venerdì scorso ero fra i quattro gatti presenti al Soundville, festival musicale che si tiene a Macerata. Bel palco, scelta dei gruppi coraggiosa. Non potendo assistere alla seconda serata, che prevedeva Perturbazione, Arte Molto Buffa e (sigh!) Zen Circus, ho presenziato alla serata con A toy orchestra, Goodmorningboy e Benvegnù. I primi sono giovani ma già parecchio convincenti, li posizioniamo sullo scacchiere della Buona Musica dalle parti di Yuppie Flu, e per me anche un po’ Blonde Redhead. Si scambiavano strumenti come l’Inter e il Milan fanno coi giocatori finiti. Poi Goodmorningboy, che fa tutto da solo, o quasi, chitarra acustica in mano e si lascia accompagnare da un batterista solo per un paio di canzoni. Pezzi frizzanti – io avevo ascoltato roba sua iniziale, un po’ più virata allo psichedelico – potremmo ritrovarci dei (un?) Violent Femme fatti a casa. Peccato il suo set sia stato un po’ stritolato dal precedente e dal successivo. Mi sto anche gustando l’album, rivendicherò la loro (sua) scoperta qui in Grecia come mia personale, e venite a contraddirmi. Infine Paolo Benvegnù, con una resa live  molto più robusta rispetto all’album- che a mio avviso è ottimo. Per i primi cinque o sei brani non rivolge parola all’audience, poi si cimenta in una clamorosa imitazione di Benedetto Sedicesimo, con una presentazione della band davvero esilarante. Poi riattaccano, fanno quasi tutto l’album e una bella cover di In a Manner Of Speaking. Fine concerto. Saluto i soliti presenzialisti e torno a casa.

Ha senso bullarsi del fatto che i concerti siano gratis e vicino casa e poi andarsene via dopo aver comprato tre cd e una maglietta? Ha senso organizzare concerti nelle Marche, sbattersi per portare ottimi gruppi, in piazze bellissime, e ritrovarsi in cinquanta persone? Ha senso che nel discobar in fondo al corso di Macerata ci fosse almeno il triplo della gente che al concerto ad ascoltare Dame la Gasolina?

Traffic

Sabato sono salito a Torino. Lo so, la sterile aneddotica da blog è un’usanza riprovevole. Però vorrei urlare al mondo che ho fatto quasi tutto il viaggio in treno in compagnia di quattro modelle, appena silurate da un concorso di bellezza. Entrano nel mio scompartimento e volgo gli occhi al cielo, cominciando subito a credere in Dio. Poi purtroppo hanno deciso di parlare, riconvertendomi ad un ateismo intransigente. Da quel momento avrei preferito essere insieme a quattro ultrà della Lazio. Stupide, infantili, odiose, insopportabilmente vanesie, superficiali, razziste, inutili al genere umano. Almeno degli Irriducibili già si sa, e illusioni non te ne fai. La scusa della mia trasferta sabauda era vedere i New Order. In realtà andavo a vedere Enzop, non me ne vogliano Bernard, Pete e Stephen. Alla stazione incontro per la prima volta la donna che ha la colpa di avermi proiettato verso l’imperitura fama radiofonica, Violetta. Costei ci porta dalle parti di Label, ma poi per me e fratello Enzo il richiamo dell’aperitivo si fa irresistibile, quindi fuggiamo. Tre mojitos, ottanta chili di roba da mangiare e un innamoramento fugace, dopo che avevamo appena finito di parlare della scena folktronica finlandese (oh ma se sono fissati questi che ci posso fare io?) arriva Maxcar,avvolto nello splendore di una maglietta recitante "I am analog" con tanto di cassettina. Ci dirigiamo verso il parco della Pellerina, a cui ancora associo meravigliosi ricordi stoogesiani dell’anno scorso. Lì incontriamo Max, il padrone del cane broccolone, (molto California Style) e più tardi anche Dario. Da qui in poi il racconto si fa appannato, perchè il Sansimone, rigorosamente caldo, inizia a dare i suoi effetti psichedelici. Trascuro gli 808 state, che pure rafforzati strumentalmente non ne escono male, solo un po’ noiosi. Nel frattempo mi faccio due chiacchiere con Max e Jukka – che mi ha convinto sul fatto non solo che Benicassim abbia un cast coi controcazzi,  ma che perfino gli Oasis presentino validi motivi per essere visti. Poi Tony -deusexmachina – Wilson ci presenta un gruppo di suoi amici. I New Order. Perdiamo Maxcar, e se volete un bel racconto del concerto eccolo qua. Io me ne sono stato bello comodo qualche fila indietro, birre fresche in mano, a esaltarmi in compagnia dei miei fratelli. Anche di quelli che hanno urlato "Bolsi!" appena usciti i mancuniani. Non mi aspettavo una tale forza d’urto live. Il più in forma è Peter Hook, che fa il vero bassista roccherolle, con le pose e tutto. Per dire, Krafty, che a sentirla al volume ridicolo a cui mi costringono a suonare al Cuervo, sembra una mezza cagatina da frocetti, dal vivo m’ha letteralmente sventrato. Con True Faith ci è sgorgata la "deejaytelevision generation" che avevamo dentro, con Love Will Tear Us Apart si è urlato parecchio avvicinandosi all’orgasmo, con Blue Monday introdotta pure da un campionamento di Kylie si è addirittura ridacchiato, oltre che zompettato. Con She’s lost control, penultima nell’encore, è infine arrivata l’eiaculazione. Si è vero, la voce di Ian Curtis non è che me la sostituisci così come nulla fosse. Quella disperazione cupa era ben lontana dai festosi cinquantenni che rockeggiavano elettronici sul palco. Qualcuno mi ha detto che avrebbero dovuto limitarsi a fare pezzi dei New Order, lasciando in pace i Joy Division. Io non lo so bene, ascoltare quei pezzi, anche se mi ha trasmesso un umore ben diverso da quello che provo con i brani originali, mi ha fatto piacere – da fan dei Joy Division. Alla fine, la storia umana del gruppo, per tre quarti, era quella, erano quei tre sul palco. E così ci si mette in pace l’anima sul fatto che New Order e Joy Division siano musicalmente band diverse, e non una la continuazione dell’altra. Ma questo nessuno lo mette in dubbio, nemmeno i tre superstiti, che hanno semre rivendicato, strumenti alla mano, una svolta decisa. O quasi. No?

Lo scoppiettante finale della serata prevede la conoscenza di innumerevoli bloggerz della lobby della bagnacauda (alla vostra sinistra, di recente apertura) fra cui Catpower, Kiara (che mi viene introdotta come la blogger più baccagliata d’Italia), Rumoriesperanze, il Boss (con i capelli) e dulcis in fundo Enrico, signora e cognata. Una famiglia devastata dalla piaga blog, il governo dovrebbe intervenire. Ritroviamo Violetta e infine partiamo verso il Giancarlo. Lì, in condizioni che non definirei esattamente di freschezza e lucidità, ricominciamo ad avvertire il morso della sete e balliamo le canzoni messe da Wilson e Shaun Ryder. Alle quattro e mezza Enzop si ricorda che io ho un treno e mi riconduce mio malgrado alla stazione. Sennò mi sarei fermato a vivere a Torino, immagino.

Poi come tutti i bravi emigranti, mi sono preso o ferribbotto, ho salutato mammà, ho versato lacreme napulitane, ho fatto scorta di pummarola e me ne sono tornato a Salonicco, che da fare ce n’è parecchio.

Off topic: Bush ha vinto di nuovo: combattere la guerra contro il terrorismo fuori dall’America, diceva. In Europa per esempio (copyright Leonardo)

Update sull’attacco terroristico da Simona, che si trova in zona e ci aggiorna con notizie di prima mano.

Se ci fossi ci andassi, voi andreteci (2)

luglio 5th, 2005 | By benty in Senza categoria | 1 Comment »

Il 13 luglio, presso i Giardini del Baraccano (V.le Gozzadini vicino Giardini Margherita – Bologna), Recycled Music e il Gruppo Canicola presentano RECYCLED SUMMER – musica riciclata nella canicola .



Si alterneranno fumetto d’autore, proiezioni e allestimenti a cura dell Gruppo Canicola e dal vivo in esclusiva dall’etichetta Recycled Music di Colorno (PR):



- Bonora (Badalamenti Noise)

- Dente (cantautor-core)

- Debauchery (rolla-rama duo)

- Casper (lounge-girls band)

- Skinny Legs (shy-fi con gli occhiali)

- Vancouver (post boy-band)

+ special guest Pecksniff (stolen toys)



dj set ante post infra a cura di Franz, EbiPolaroid e MarinaP.



Dalle ore 19. Ingresso gratuito.

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Bringing it all back home

luglio 4th, 2005 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Ci avrei un sacco di belle cose da raccontare e lo farò apena posso. Bello il Soundiville a Macerata di venerdì, strepitosi i New Order al Traffic Festival. Soprattutto dovrei dilungarmi sulla gioia che non riesco a nascondere di conoscere gente che leggo da mesi via blog. Ormai sono due anni che funziona così, ma non smette di essere ogni volta un piacere, soprattutto quando – magie dell’alcol? -  ti trovi a passare serate da antologia, con i tuoi fratelli di scorribande ed ogni persona che ti presentano è una sorpresa. Voglio la cittadinanza onoraria di Torino, prometto in tal caso di non parlare mai più di caffè greco, lo giuro su Enzop. Adesso, se permettete, ci ho da andare a caricare la macchina, perchè devo tornare in Grecia a far finta di costruirmi un futuro migliore. Per fare e per crescere.

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