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All Posts from giugno, 2005

Santo subito !!!

giugno 30th, 2005 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Cortese Attenzione tribunale diocesano

Reverendissimi componenti del tribunale diocesano

Quella che vi racconto è una storia di redenzione personale, realmente accadutami pochi giorni fa. Il Santo Padre (Santo subito!) è venuto a cercarmi, mi ha trovato, e ha salvato la mia anima nera di peccato. Mi trovavo in quel di Ferrara, luogo di perdizione, tradizionalmente frequentato da miscredenti. Oppure solo pecorelle smarrite sulla strada del Nostro Signore. Devo ammettere che io stesso, fino all’episodio che sto per raccontarvi, non ero migliore di loro. Ero lì che sorseggiavo la mia solita red bull, in cerca di donne da sedurre e possedere – magari provvisto di sordidi anticoncezionali – , come mia abitudine. Quand’ecco che vengo colto da un forte giramento di testa, seguito da nausea, con spasmi di stomaco violentissimi. Nel bar ero da solo, il barista non mi prestava alcuna attenzione. Mi trovavo all’esterno del locale, su una panca che dava sulla piazza del Castello. All’improvviso sento l’impulso irresistibile ad inginocchiarmi. Credo di aver perso i sensi, così mi hanno raccontato gli astanti che mi hanno prestato soccorso. Nei miei ricordi è apparso il Santo (subito!) Padre Karol Woytila, sorridente e intento a gustarsi un gelato alla nocciola, avvolto da una luce accecante e accompagnato da rumori paradisiaci, catartici, come quelli di una fender distorta. Le sembianze ricordavano più un giovane americano, biondo e spilungone, forse San Giovanni Sonico, protettore dei chitarristi noise. Ma era il santo padre, non vi è dubbio. La T shirt che indossava recitava la scritta "I got an anti-catholic block". Il Santo non mi ha dovuto dire nulla. Ho capito da solo, che era finalmente giunta l’ora di abbracciare la fede. Al mio risveglio mi sentivo diverso. I gestori mi hanno offerto una birra per riprendermi. Il forte shock mi aveva causato una crisi di vomito. La chiazza immonda di vomito sul selciato estense, e ve lo potranno confermare molti presenti, aveva le sembianze del Santo Padre. Se non è un segno questo, ditemi voi. Preferisco mantenere l’anonimato, per evitare speculazioni scandalistiche, tipo la madonnina lacrimosa di Civitavecchia, o il busto di Lenin a Cavriago.

distinti saluti

un redento

 

questo post aderisce a questa meritevole campagna , un passatempo per l’estate, meglio del Sudoko. Visitate anche questo sito , giustificate l’otto per mille che gli versate, fateli lavorare, sommergeteli di email miracolate. E pregate, Cristo !

We are a happy (sonic) family: Sonic Youth a Ferrara

giugno 28th, 2005 | By benty in Senza categoria | 9 Comments »

Sonic Ice cream

La mia gitarella a Ferrara comincia praticamente quando incrocio Thurston Moore per strada che si mangia un gelato passeggiando spensierato. Sgrano gli occhi, non posso credere di trovarmi di fronte all’uomo il cui taglio di capelli tento inutilmente di eguagliare da decenni. Lui vede la mia maglietta d’ordinanza da "Concerto dei Sonic Youth" sorride e mi fa "Hi!". Io non riesco a rispondere che "Hi!" a mia volta. Vorrei essere ricordato per questo, scrivetelo sulla mia lapide. Dio, come so essere adolescenziale a volte. Comunque voi ce lo fareste scrivere su uno dei migliori magazine nostrani di musica uno che vede il caposcuola indiscusso della coolness indie a un metro e non lo riconosce? Isidoro gimme a call.

Youth (?) against fascist bartenders

Insomma con il suddetto giornalista decidiamo di andarcene a bere, nel caldo assassino delle 4 di pomeriggio. Sapete come sono ‘sti tipi indiesnob, si riesce a parlarci solo della scena indietronica finlandese per ore, ma si mostra poi interessato anche agli ultimi sviluppi del fiorente movimento glitch-pop greco, su cui lo aggiorno abbondando nei dettagli. Quando decidiamo di cambiare posto ci ritroviamo in una famosa "Spritzeria" del centro. Famosa per gli spritz forse, ma non per il fatto che è un ritrovo di militanti di forza nuova, evidentemente: campeggiano manifesti inneggianti a Borghese, e altre facezie paramilitari. Il barista, rasato, annovera vari tatuaggi, fra cui ne spicca uno molto bello e colorato sul polpaccio, che recita "A noi". Mi è bastato per decidere di prendere volentieri un secondo spritz, e al contempo di non pagare neanche il primo e fuggire. "A voi" non vi do un cazzo, merde.

Sonic Youngsters

Il tempo di rimettere il giornalista su un treno e torno in piazza, prendo il biglietto, entro all’apertura dei cancelli e mi piazzo fra le prime file, per inerzia. E dire che c’era gente che mi cercava (cliccate assolutamente, è di una bellezza straziante). L’attesa al caldo è sfibrante, ma ho modo di venire a contatto con i "Giovani fan dei Sonic Youth". Ne ascolto rapito le discussioni. C’è uno con la maglietta degli Mc5, che tenta di spiegare a una fanciulla chi siano i componenti della band "E poi c’era Fred Sonic…coso". C’è uno che ci ammorba per ore con il suo gruppo che "Prima suonavamo tipo i Marlene, poi adesso suoniamo più indie-emo-hardcore" e poi si scaglia con una violenta requisitoria verso il magna magna dei locali di musica dal vivo. C’è quello di diciotto anni che si è fatto quattro ore d’autobus per vederli, e quando si trova Moore a due metri a momenti sviene. C’è quello di vent’anni che recensisce pubblicamente ed elogia gli Zu. C’è quello che ti fa vergnognare di essere marchigiano per quanto è coglione, e mi sa che toccherà ritrovarselo fra le scatole pure a Urbino. Sono tanti, giovani e belli. Ed è bello che ci siano. Sono abituato a trovarmi attorno gioventù diverse, malsane nei loro riferimenti televisivi, rincretinite da idoli pop e reality show, praticamente dei decerebrati con cui si ha difficoltà a rapportarsi. Viene da pensare al gap generazionale. E invece no, la meglio gioventù esiste, ed è qui stasera, nonostante le esagerazioni e le ingenuità, che a 18 ci stanno, per forza. Davanti ad un gruppo che è nato nei primi anni 80, ovvero quasi 25 anni fa, e che ha dato il meglio di sè a cavallo fra fine ottanta e primi novanta, (voce di popolo, che a me se proprio lo volete sapere piacciono sia Nurse che Murray Str.) il pubblico che osservo risulta un po’ "vascorossizzato", nel senso buono del temine appena coniato. I fan dei SY hanno subito un ricambio generazionale impressionante, come quelli di Vasco. La differenza sta nel come è invecchiato Vasco e  come i SY, tutto lì. Mica poco. Sono, con distanza, il più anziano là in mezzo (d’accordo, le prime file sono per gente dura, chiedetene conferma a lui) e la cosa non mi intristisce. Anzi, quasi mi commuovo per la speranza che mi infonde  vedere adolescenti con le magliette dei Velvet Underground, invece che della Guru. Certo, poi alla fine sono solo atteggiamenti. Certo, per gli integralisiti i SY sono finiti con il primo album, dopo di cui si sono venduti alle multinazionali, e adesso fanno twee-pop, vanno a MTV, sono commerciali e sputtantati, quindi è ovvio che piacciano ai giovani pseudo alternativi. Per me invece quei diciottenni là sono tutte orecchie strappate ai Tizianiferri e alle Laurepausini, cervelli che hanno fatto uno sforzo per ricercare qualcosa che non viene vomitato dalla televisione. Quindi me ne rallegro. Poi tocca anche sentire cose del tipo "Kim è una gran figa" manco fosse Beyoncè, da uno che poteva esserne il figlio.

Total trash

Cominciano i Fantomas. Una ragazzetta vicino a me non smette istericamente di urlare "Buzzo, Buzzo, voglio Buzzo". Lasciandomi impietrito. Dico vabbè il fascino dell’artista, vabbè i Melvins, vabbè che avrà tirato su a pane e chitarre Kurt Cobain, ma tu che hai neanche diociott’anni, che te ne fai di un ciccione cinquantenne, possibilmente tossico, con dei capelli che neanche Telespallabob? E poi perchè non provi a pronunciare il nome in inglese, che se gli dici Buzzo -così come si scrive – magari poi si offende? I Fantomas stanno troppo avanti per me: un modo gentile per dire che non li capisco, e mi hanno fatto abbastanza schifo, detto con una metafora ardita. Il batterista si arrocca dietro una fortezza di percussioni, charleston, casse e grancasse. Per smontarla ci hanno messo una mezz’ora buona. Patton è posseduto, urla, strepita, fa versi, ammicca, smanetta le sue macchinette, intona canti a satana e dirige l’orchestra. La musica (?) che ne scaturisce è un coacervo di punk, operetta, noise, metal, pop, industrial, concrete music e altri duecento generi. Il tutto frullato insieme, con effetto piuttosto pesante per lo stomaco. Quei poveri ragazzi lì davanti nemmeno riuscivano a pogare, che appena partiva un riff adatto era già finito e cominciava un assolo di batteria interminabile o un latrato agghiacciante. Suonano mezz’ora che sembra non finire mai. La cosa che ho preferito è stata la presentazione  della band, in impeccabile italiano, che ha fatto Mike Pattton nel finale "Il cugino di Rocco Siffredi (batterista), il fratello di Renato Zero (Buzzo), un’incrocio fra Asia Argento e Pierino (bassista)". Rispetto ai Fantomas i SY suonano easy-listening, sia chiaro. Estenuanti.

Sonic Family

Poi, dopo ulteriore lunga attesa tocca a loro, la famiglia Sonica. C’è Jim, il cugino silenzioso, ha la giacca all’inizio, se la mette e se la toglie più volte, sembra per quasi tutto il concerto abbastanza sulle sue. Poi sul finale rumoroso abbandona ogni contegno, si spettina, suda, si sbraccia, assume un’espresione stravolta, si piega a terra sullo strumento e lo stupra cacciandone suoni lancinanti, scuotendola, sbattendola a terra facendo passare tra le corde un nastro metallico giallo, tipo metro da falegname. Schizophrenia.

C’è zio Lee, quello simpatico, quello che ti vizia e ti fa assaggiare il vino di nascosto. Sembra il più entusiasta, ripete quanto sia bello essere qui, sorride sempre. I pezzi in cui canta sono quasi tutti i miei preferiti. Anche lui nel crescendo noise si avventa contro l’indifesa chitarra con bacchette da batteria, arco da violino, e ci mancava solo l’alabarda spaziale. Sweet shine.

C’è Steve, il pacioso amico di famiglia, dietro la sua batteria minimale, sembra capitato lì per caso. Se ne sta tutto tranquillo ma fa quello che deve fare come Dio comanda, per tutto il concerto. Vederlo scaraventare a ripetizione sulla batteria un "pezzo di qualcosa" sul finale sonico di Teenage Riot è stato uno show nello show. Peace attack.

Poi ci sono i John e Yoko del noise, Thurston e Kim.

Lui eterno adolescente, capelli perennemente a coprire il volto, è il fratello minore, il talentuoso scavezzacollo. Sembra abbia bevuto, ma sembrava pure a Bologna l’anno scorso. O gli piace il vino emiliano o ci fa. Dev’essere colpa dello zio Lee. Prima di Pattern Recognition cita Bon Jovi, su un paio di code al calor bianco mi viene quasi da chiamare la lega protezione chitarre, che è indicibile (e assolutamente meraviglioso) cosa combina a quei poveri strumenti. Se le struscia ovunque, dal basso ventre all’impalcatura, dalla telecamera di un malcapitato cameraman all’asta del microfono. Le brandisce, le solleva, le trascina  per il palco (stesso numero fatto anche all’independent a settembre scorso), le fa volteggiare. Sul finale indossa una t-shirt lanciata dal pubblico sopra la cinghia della chitarra e un’altra maglietta la stende su un amplificatore. Poi salta, sputa, si rotola, si dimena, si accascia. Finisce il concerto da solo sul palco, con una specie di microfono infilato dentro la bocca che distorceva le sue urla, steso per terra, con la testa che pendeva dal palco, e zio Lee che è andato a suonargli dei campanacci metallici sopra. E’ il mio Dio personale della serata, e non solo. Kool thing.

Lei, algida, vestitino giropassera, sguardo severo, splendida. Kim è ovviamente la mamma. Quando attacca il primo pezzo "I love you golden blue" il microfono fa le bizze, si volta spesso a cercare un fonico che non si presenta, e subito si stranisce. Nel frattempo gli imbecilli (si perchè i giovani sono anche spesso imbecilli, lo siamo stati tutti chi più chi meno) iniziano a tirare bottigliette verso il palco. Kim allora si irrigidisce ulteriormente, e compie il gesto altrettanto poco carino di tirarcela aindietro, seppure con grazia. Spesso sul palco arrivano spruzzate d’acqua, tappi di bottiglia e altri oggetti non contundenti, ma fastidiosi. Loro che suonano da tempo immemore e hanno affrontato palchi ben più difficili, lo sanno che è solo amore. Perchè di amore profondo si tratta, dichiarato, urlato, esplicito. Però secondo me gli ha dato fastidio, soprattutto a lei. Si è ammorbidita solo sul finale, quando tutti urlavano Sonic Youth Sonic Youth, si è fatta un po’ da parte e ha sorriso, proprio come sorridono le mamme, tenera e orgogliosa, davanti a un pubblico che per la buona metà poteva essere di suoi figli. Che poi i pargoli poghino senza motivo anche su Rain on Tin, si può pure perdonare. The ineffable me.

Report della serata molto migliori di questo si trovano da Gecco e ancora qui (via Pao-lino in inglese), dove c’è anche una scaletta quasi completa , qui delle foto (courtesy of Wild Side, come anche la foto sopra).

update: foto anche qui e qui e qui e qui

Re della convenienza e lotta alle sedie

giugno 26th, 2005 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Bella Umbertide, bellissima Piazza San Francesco: così minimale sembrerebbe l’ideale cornice per i delicati ricami acustici intessuti con eleganza dai Kings of Convenience. Ci attirano in lontananza verso la piazza le note gentili di I don’t know what i can save you from, e appena girato l’angolo ci troviamo davanti un muro umano compatto, con il palco che sembra lontano chilometri. Sgomento !

Ed io che sognavo un concerto semideserto, da gustare seduto in comodità, a due passi da Erlend ed Eirik, a farmi cullare dalle note di Winning a Battle , magari schioccando le dita a tempo, con una brezza a incresparmi i capelli e dei fili d’erba tra le labbra, con un sorriso stampato in faccia. E invece la situazione è molto meno bucolica: una folla imponente di persone, pressate nella piazzetta, ammassate, accaldate, vocianti, che brandiscono cellulari in continuazione o parlano di cazzi loro a voce alta. Abbandono i miei compagni di viaggio e provo ad avvicinarmi, fendendo il pubblico con gomitate neoacustiche (che mica siamo al Gods of Metal) ma mi areno dietro le transenne del mixer, immalinconendomi. I volumi sono bassissimi, soprattutto quando parlano fra un brano e l’altro i Re non si sente quasi niente da dove sono io.

Da qui nasce una proposta impopolare: primo, abolire i concerti gratis, soprattutto in spazi angusti e facilmente raggiungibili. Imporre un prezzo anche simbolico per effettuare una scrematura ed allontanare chi non viene a sentire un concerto ma a farsi vedere e disturbare. Lo so, sono diventato una fighetta. Secondo: lancio una campagna contro le fottute sedie nei concerti estivi che non siano di musica classica. La combinazione malefica concerto gratis e sedie in prima fila ha come conseguenza l’ingiustizia di assegnare  le posizioni migliori a vecchie col gelato e giovani tamarri con la maglietta De Puta Madre che limonano con la morosa. Così chi si fa i chilometri (in maniera molto indie) per venire a vedere un concerto resta dietro, non sente niente, si incazza sospirando amaramente (che mica siamo a un concerto punk, qui si sospira malinconici). Magari si potrebbe intimorirli sparando a volume inaudito mezz’oretta di trash grind death metal, così da ripulire le primissime file. Si vabbè, potevo pure partire un po’ prima però. La situazione è che nella metà di piazza  davanti al palco si trovano un quinto delle persone, ma comodissime. Nelle retrovie pressati in metà piazza come sardine, tutti gli altri, scontenti e sudati. Quindi dico "No alle sedie ai concerti: vuoi vedere un concerto stai in piedi, Cristo!".

Ma torniamo al duo norvegese. Parlano parecchio i ragazzi di Trondheim Bergen dal palco, gigioneggiano, scherzano, giocano con pubblico, si autocompiacciono, forse esagerano un filo. Presentano un paio di special guest (violino e bassone acustico), Eirik dice pure "E’ bello essere a Umbertide" , chiedendo prima il nome della città al turnista italiano. Erlend balla, nerd roscio, stiloso e dinoccolato, incita il pubblico al singalong, è tutto un battimani dall’inizio alla fine, a volte richiesto dall’occhialuto norvegese. Si sprecano gli applausi a scena aperta nel mezzo delle canzoni. C’è il momento autoironico, quando Erlend annuncia "Questa si chiama Bridge over troubled water" e invece Eirik lo smentisce "Sta scherzando" e parte Misread con un boatino di gridolini. La presenza femminile è maggioritaria, e sembra una sola voce di donna a intonare il coro che accompagna I’d rather dance with you. E si addice a perfezione al mood quieto del concerto. Presentano anche un brano nuovo, che inizia parlando di due che non si vedono da 7 anni. Infilano tutta una serie di singoloni, soprattutto da Quiet is the new loud, da Singing Softly to me a Toxic girl. Il concerto sarebbe adorabile, forse troppo breve, ma essenziale - circa un’ora o poco più, con un unico bis finale, reclamato a gran voce dalla folla. Ecco, alla fine non è che fossero proprio tutti disinteressati: forse ero solo io ad essere invidioso, lontano e in fase di liquefazione.

Del Palio, ma non solo

giugno 25th, 2005 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

Il Palio di Fabriano, secondo me, non esiste più per varie ragioni. Tanto per cominciare forse il palio non è mai realmente esistito: è semplicemente frutto dell’invidia dei fabrianesi per tutte le cittadine limitrofe dell’entroterra marchigiano e umbro, che vantano tradizioni radicate di rievocazioni medievali. Le quali si traducevano in fiumane di sghei per i bottegai locali, e allora la cosa deve aver iniziato a solleticare anche l’appetito dei cartai. Solo che ci hanno messo qualche decennio a capirlo. Fu così che undici anni fa, per mettersi alla pari con gli altri, si sono inventati la storia del ritrovamento di un documento del 1436, che puzzava di bufala da molto lontano. Il documento parlava dei festeggiamenti in occasione del giorno del santo patrono, San Giovanni Battista e di ‘sto palio, dove c’era "la corsa del maglio". Quindi hanno tirato su tutto l’ambaradan organizzativo, in larghissima parte basato su ammirevoli volontari che si dannano l’anima per una decina di giorni, pur di ricreare al meglio l’atmosfera della Fabriano del 300, in modo però del tutto pretestuoso.

Si sono re-inventati quattro zone della citta ribattezzate Porte, assegnando ad ognuna un colore: porta Pisana verde, porta Cervara rossa, porta del Piano blu, borta del Borgo gialla. Così hanno potuto vendere centinaia di stendardi e drappi, coccarde e fazzolettoni da appendere alle finestre o da sfoggiare in giro, per testimoniare la fiera appartenenza alla propria porta. La centenaria arte del merchandising. Io per la cronaca sono di porta Pisana, l’unica che in undici anni di palio non ha mai vinto. Gli organizzatori hanno riproposto varie competizioni, giochi popolari come tiro alla fune, tiro con l’arco, le corse delle brocche, palio dei monelli (i bambini) e le bellissime infiorate nelle chiese, per l’occasione addobbate a festa. Col tempo si sono anche immotivatamente aggiunti tornei di medievalissimo basket e fra un po’, secondo me, arriveranno pure quelli di playstation. Si moltiplicano per una decina di giorni vari spettacolini, sfilate in costume, mostre di vario genere in ogni suggestivo angolo della città della carta. Per la prima volta a Fabriano è iniziata a vedersi gente in giro, anche durante la settimana, anche di sera. Nulla di che, non facciamoci illusioni. Ma faceva già parecchio effetto.

La serata finale, la sera del 24 giugno le due piazze, quella del Podestà e piazza Bassa, si riempiono di migliaia di persone, che accorrono a sostenere i colori della propria porta. Il regolamento della sfida prevede prima una staffetta di atleti in calzamaglia: il testimone ultimo è un pezzo di ferro che l’ultimo staffettista consegnerà al proprio fabbro che si trova sul palco, già da un po’ a preparare il fuoco. C’è un fabbro per contrada, assistito dai suoi fuochisti. Il fabbro deve modellare a colpi di martello il ferro che avrà in precedenza arroventato sulla fucina, dimodochè prenda una forma tale da poter essere utilizzato come chiave. La chiave permetterà di issare lo stendardo che si trova alle spalle dei fabbri. Il primo fabbro che innalza il drappo colorato, farà vincere il palio alla sua Porta. Un regolamento complicatissimo che in realtà cambia ogni anno e che nessuno conosce fino in fondo. Ci si limita a inveire contro le altre porte e a sostenere la propria durante la corsa oltre ad incoraggiare/insultare il fabbro quando batte il ferro. Tradizionale canto di dileggio verso quelli di porta Pisana, "la Pisana ancora batte", perchè noi il drappo verde non l’abbiamo mai visto sventolare per primo, e siamo sempre gli ultimi a finire di battere. Si dice che abbiamo trovato il fabbro all’agenzia di lavoro interinale. Sempre per la cronaca ieri l’hanno ri-vinto i blu del Piano, maledetti, con questo ne hanno cinque. Durante le giornate del palio, la nota più importante è che gli organizzatori hanno riconvertito dei ristoranti in Hostarie, dove il vino è pessimo, il cibo segue teoricamente ricette medievali (i medievalissimi spaghetti allo scoglio, ad esempio) , in genere si spende un sacco, e (novità) non si può più neanche far tanto casino. Una volta invece le hostarie erano il cuore pulsante del palio.

Si, perchè nelle prime edizioni del Palio, le cose stavano ben diversamente. L’entusiasmo giovanile/iniziale – anche del sottoscritto – e un probabile errore di calcolo dei gestori, portava all’occupazione sistematica delle hostarie per la durata intera della manifestazione. Tavolate di balordi crapuloni, animati da profondo spirito alcolico e anticlericale, si abbandonavano all’ebbrezza e alla dissoluzione totale per dieci giorni. Si intonavano sguaiati canti da taverna e cori da stadio, perlopiù in piedi sulle panche e seminudi, abbracciati, avvinazzati, sudati. Ci si lasciava andare agli insulti più beceri provando ad alimentare una rivalità fra porte assolutamente artificiosa, inesistente fino al giorno prima, ma lo stesso divertente. Soprattutto si insultavano quelli del Borgo, in quanto quartiere più antico, credo. Ci si dedicava al corteggiamento delle donne finalmente meno arroccate del solito, grazie alle copiose brocche di vinaccio che circolavano senza sosta. Quando le taverne chiudevano – un tempo succedeva parecchio più tardi – ci si riversava tutti in piazza, e ci si dilettava al gioco medievale della "pallaalcorso": misteriosamente spuntava un pallone, e una mandria di oltre quaranta persone rigorosamente ubriache a notte fonda inseguiva per la piazza del podestà (ovvero il corso) una palla che veniva calciata senza motivo e senza direzione verso l’alto con quanto più forza possibile, per ore, senza scopo apparente. Si partecipava alle infinite jam session spontanee per chitarre, bonghi, sassofoni, fisarmoniche e percussioni di bottiglie di birra. Manifestazioni che certi circoletti comunisti incoraggiavano, innaffiandoci con casse di birre fresche. Ed esistevano esimi bluesman locali che si cimentarono in performance indimenticabili, come il celebre "Blues delle emorroidi" , interpretato sotto il loggiato di San Francesco da U., summa di sofferenza negra, improvvisazione e vino rosso di Porta pisana. Ci si abbandonava ad atti di leggero vandalismo urbano, o più semplicemente a bagni notturni nelle varie fontane pubbliche. Si tornava a casa rotolando, anche senza discese da percorrere. Poi c’è stato il giro di vite. Le proteste dei residenti fioccavano, Fabriano è fondamentalmente una città di vecchie. Vanno bene le ghirlande di fiori al davanzale di case del centro, non vanno bene le chiazze di vomito rossastro sullo zerbino. La polizia iniziò ad inseguire i gruppetti sospetti fuori dalle taverne e ad intimidirli, palesandosi ad ogni angolo, spingendosi fin dentro al Giardino, un tempo zona quasi franca. Le hostarie persero il loro carattere goliardico, e rivelarono la loro natura da ristoranti, anticipando la chiusura su ordinanza del sindaco, alzando i prezzi, cacciando di fatto le orde di alcolisti per far spazio alle famigliole, con la scusa che "c’è gente fuori in piedi che aspetta", ci sono altri soldi da spillare. Fu imposto un clamoroso coprifuoco, esteso a tutti gli esercizi cittadini, anche non direttamente coinvolti nel palio. All’una le taverne e i bar non lasciavano più entrare, alle due tutti fuori, con una volante dei carabinieri determinata a scoraggiare il formarsi di capannelli.

Com’era prevedibile i moderati hanno prevalso. Il fabrianese non ha un carattere combattivo. Si lamenta ma alla fine si adegua. Quindi anche l’unica occasione di far davvero festa durante l’anno in giro per i vicoli medievali si sta perdendo, per emorragia di entusiasmo. Ogni anno va peggio. Qualche sprazzo di vecchio Palio ogni tanto, a tratti, si rivive. Probabilmente ha a che fare anche con la sostanziale differenza che corre fra il vivere certe cose a vent’anni o a trenta. Probabilmente i giovani che si ubriacano in hostaria adesso, si divertono più di noi una volta. Finite le rievocazioni e la corsa di cui sopra però la musica è cambiata. Ci si rassegna, si va tutti a casa, o si passa dallo chalet – ad scoltare la musica peggiore del mondo. Ecco perchè poi – intransigenti blogger appassionati di musica – quando mi venite a dire che i Franz Ferdinand non si sopportano più, che si ascoltano dappertutto, vorrei pestarvi amorevolmente. Io lo so che da un certo punto di vista avete pure ragione, ma qui musica commerciale vuol dire ancora Shakira e Ricky Martin, ve lo assicuro.

Se questa cittadina si è meritata a suo tempo l’appellativo di Manchester delle Marche, un motivo ci sarà. Industrie e go-go – peraltro in lenta inesorabile crisi – , polo lavorativo capace di attrarre gente da fuori, senza però che la popolazione locale abbia ancora sviluppato i mezzi (culturali?) per convivere con gente che di diverso può avere il colore della pelle, oppure solo l’accento. E poi, tutto attorno, il nulla. Tanto che fino a pochi anni fa per farsi una birra si era costretti a emigrare in cittadine  circostanti, più piccole, ma con almeno una stracazzo di birreria. Poi dice, le stragi del sabato sera. Fa sempre ridere il fatto che da Fabriano, 30.000 persone, la gente vada in discoteca a Matelica, circa diecimila anime, ma all’attivo anche due o tre pub. Una situazione culturale asfittica, dove spesare il dott. Vasco Rossi, che veniva a farsi le prove del tour per una settimana a nostro carico, lasciando che il pubblico pagasse anche un biglietto da 25 euro per entrare alla data zero presso lo stadio comunale, veniva spacciata dall’assessore alla cultura come "brillante operazione culturale". Dove non c’è mai stato un posto per ascoltare musica dal vivo. Dove in tour passa solo gente tipo Biagio Antonacci. Dove esistono solo cover bands, che io sappia. Un posto in cui, a confronto con qualunque città vicina- le già non vivacissime Jesi e Ancona -  non si muove nulla. Dove fino a pochi anni fa non c’era praticamente un bar. Dove nessuno frequenta i centri sociali-ovvio che in città non ce ne siano –  ma tutti affollano le palestre. Dove l’unica discoteca, la tragica "San Cassiano", suona da 15 anni la stessa orrenda musica. Dove la radio locale, Radio Blu, è un surrogato in peggio del peggio trasmesso dai peggiori network nazionali. Il Palio aveva forse la pretesa di rianimare in qualche modo questa città moribonda, alle cui strade deserte a mezzanotte non mi abituerò mai. Invece ne costituisce il perfetto paradigma: smontare il palco e sfollare la piazza del Podestà gremita, nella serata finale, è l’operazione più rapida del mondo. Come se tutti non vedessero l’ora di tornarsene a casa, l’unico giorno dell’anno in cui escono dai loro bunker. Lasciando solo pochi disperati a girovagare di hostaria in hostaria, fra presidi di forze dell’ordine che manco a Genova durante il G8. Nessuno si chiede più perchè, oppure che cosa si potrebbe fare dopo, approfittando del fatto che il Palio porta la gente finalmente fuori di casa. No. Tutti hanno quell’aria rassegnata, come a dire "Da questo posto cosa vuoi aspettarti?". Il lamento è lo sport cittadino, non il basket. Infatti cos’altro vuole essere questo post se non l’ennesimo inutile flebile lamento? Qualcuno, al massimo, ogni tanto se ne va.

Nella foto il campo da gioco di pallalcorso.

Annunciaziò annunciaziò: autoreferentiality is my reality

giugno 23rd, 2005 | By benty in Senza categoria | 16 Comments »

Ovvero il Benty alcoholic tour , summer 2005, dove potrete trovare lo scribacchino di questo blog prossimamente

L’informazione risulta di particolare interesse se avete dei debiti da saldare col sottoscritto, o se siete delle blogger avvenenti e vagamente ninfomani. Alla vostra destra come per magia è pure ricomparsa l’email, io di più non so davvero che farvi, giovani. Se leggendo penserete "Ma quest’uomo non ha null’altro da fare nella vita?" la risposta è dentro di voi, ma riflettete sul fatto che intanto perdete parte del vostro tempo a leggere il suo trascurabile blog e quindi non state messi tanto meglio, mi pare. Se invece penserete "Ma questo qui dove li trova tutti ‘sti soldi?", nella sezione di Ebay organi usati da espiantare  troverete un mio rene all’asta, usato ma ancora in buono stato. Fa parte della campagna di sostegno "Support Benty: aiuta uno che vive a Salonicco a vedere quanti più concerti in un mese, che poi comincia il periodo di magra"

25 giugno Umbertide, Kings of Convenience, gratis (probabilità 100%)

27 giugno Ferrara, Sonic Youth, 20 euri (probabilità 100%)

1 luglio update Soundville Festival, Macerata, A toys Orchestra, Goodmorningboy, Paolo Benvegnù, gratis (probabilità 90%)

2 luglio Torino, New Order, gratis (probabilità 80%)

12 luglio Thessaloniki, White Stripes , 38 euri – mortacci loro – (probabilità 100%)

29 luglio Homesleep weekend, Ancona, Yuppie Flu e Patrick Wolf, 12 euri solamente (probabilità (70%)

30 luglio Soundlabs festival , Roseto degli Abruzzi (TE) Offlaga Disco Pax, Marlene Kuntz, Raveonettes, Perturbazione, euri 18, probabilità (70%)

5 (?) 6 (?) 7 (?) agosto Frequenze disturbate , Urbino – Yo la Tengo .Quello che costa costa. Nessuna probabilità, solo certezze.

Possibili altre comparsate 29 giugno -se non ci ho proprio niente da fare- Max Gazzè, Ancona, gratis, il 26 luglio se vinco il totocalcio per i Franz Ferdinand ad Atene e il 13 per Patti Smith sempre ad Atene, e le altre due giornate di Frequenze disturbate e l’ultima di Soundlabs coi Calexico, poi ce ne dovrebbero essere pure altri che al momento mi sfuggono.

L’utilità del post vorrebbe essere la seguente: se ci sarete battete un colpo, che una birra da voi me la faccio sempre offrire volentieri.

We don’t need no Benicassim

On the road again

giugno 15th, 2005 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

Il tempo di portar giù la spazzatura e ci si rimette in strada, direzione Igoumenitsa per imbarcarsi in serata. Dicono che hanno aperto una strada nuova di zecca, che ti porta a destinazione in men che non si dica. Il programma che mi attende nella vostra repubblica teocratica prevede un dj set matrimoniale, e comparsate varie ai concerti dei Kings of Convenience, Sonic Youth e forse si mormora addirittura New Order. Ci si vede in giro, giovani astensionisti.

Saluti dalla Grecia

giugno 13th, 2005 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

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Distrazioni offlaghiane

giugno 13th, 2005 | By benty in Senza categoria | 2 Comments »

Tanto se dovevate votare lo avete già fatto, e sembra comunque che non sia servito a nulla. Potete evitare di intristirvi pensando all’esito scontato del referendum che ci farà morire di crepaquorum. Ci pensa Benty a voialtri. Per premiare i valorosi Don Chisciotte anticlericali, questa perla rinvenuta in rete. Il racconto di Max Collini da cui è stata tratta Kappler . Genuflettetevi.

Lasciatemi votare, con la chitarra in mano: SI.SI.SI.SI.

giugno 11th, 2005 | By benty in Senza categoria | 14 Comments »

Ciao a tutti amici lettori italiani,e  dunque compaeSanI. Qui è un emigrante che vi parla. Un povero emigrante disperato che le poste greche hanno privato del diritto di sbattere quattro roboanti SI nel culo di quel nazista di Benedetto sedicesimo. Si, la dialettica è il mio forte, come avrete capito. Adesso, il fatto che dal consolato mi abbiano mandato il plico postale a un indirizzo sbagliato può darsi che sia pure colpa mia, che in tre anni già sono pronto al quarto trasloco e non ho fatto della stabilità il mio credo. Il fatto che gli ex-vicini  – in genere celerissimi ad avvertire su pagamenti da effettuare e plichi provenienti dall’Italia  – mi abbiano informato dell’arrivo del kit referendario con notevole ritardo, potrebbe far pensare al caso. Il fatto che abbiano detto al postino semplicemente "Se ne sono andati da oltre due anni", oltre ad essere una bugia darebbe un po’ da riflettere, ma insomma. Il fatto che il postino ci abbia creduto, come avrebbe creduto forse al primo passante ubriaco, e abbia rispedito il pacco al consolato italiano di Atene in men che non si dica, lascia quantomeno insospettiti. Il fatto che sono andato il primo giungo alla centrale delle poste che sta in culo al mondo a cercare il pacco e non sapevano che rispondermi, mentre ho visto altri dieci plichi identici provenienti dal consolato ancora da spedire, mi ha lasciato un filo di inquietudine. Il fatto che ho telefonato al consolato il 3 giugno (perchè il due festeggiano la festa della repubblica) chiedendo di rispedirmi il pacco immediatamente all’indirizzo esatto e loro mi hanno risposto molto flemmaticamente "No, ormai non si fa più in tempo" mi ha fatto davvero imbestialire, e propendere per la teoria del complotto astensionista. Ora io lo so che da queste parti, e intendo dire dalle parti dei blog, non è che serva  a granchè dare ragioni sul perchè e percome sia pressochè obbligatorio segnare quattro fragorosi SI. Siete gente informata, per iniziare. E poi si ha un po’ l’impressione di tentare di convincere chi è già bello che convinto. Ne hanno parlato fra i bloggaioli anche Miic, Daniela, Abboriggeno, Calamar, Vertigoz, Garnant, Leonardo e molti altri meglio di quanto possa mai fare io. Se avete bisogno di ragioni dettagliate sulle motivazioni e le implicazioni etiche cercatele lì o qui. Mi sembra che sul piatto ci siano – oltre ai quesiti referendari - anche questioni collaterali mica da ridere, quali la reale laicità dello stato. Quindi, se proprio non avete voglia di informarvi sulle materie in questione, votate lo stesso, fatelo per semplice, genuino, cristallino odio. Fatelo contro l’inaccettabile ingerenza di quella sordida puttana di santa madre chiesa. Fatelo con forza, pensando al contorcersi delle facce orrende della Fallaci, di Baget Bozzo, Ferrara e Buttiglione. Fatelo, pure se così date una soddisfazione a Fini, pazienza. Magari così facciamo a cambio con quell’ameba di Rutelli e la sinistra non ci rimetterebbe nulla. Però Fatelo. Fatelo anche perchè io non posso. Fatelo per mettere a tacere i cattolici, che vogliono decidere anche sui comportamenti e sulle scelte di chi cattolico non è. Fatelo, perchè sennò si mettono in testa che il prossimo passo sia mettere le mani sulla legge 194, l’ha capito persino Fassino. Quindi avete altre ragioni per farlo. L’importante è che lo facciate. Fatelo. Fatelo.  SI.SI.SI.SI. (Fatelo).

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03.06.2055

giugno 3rd, 2005 | By benty in Senza categoria | 26 Comments »

Un anziano signore sull’ottantina, che chiameremo per comodità con il nome di fantasia B*nty, capelli lunghi e candidi, pizzetto e barba poco curata,orecchino al lobo sinistro – ricordo di frivolezze giovanili – , si appresta a gustarsi la sua dose quotidiana di minestrina in brodo, merluzzo lesso e mela al forno. Siede al tavolo con altri due vecchietti che per motivi di riservatezza chiameremo con i nickname di  *nv*r e *nzop. Si tratta di due attempati gentiluomini appena più giovani di lui, e i tre si trovano presso l’accogliente mensa dell’ospizio per ex blogger  "Casa Template", ente finanziato da Splinder-blogspot, da anni multinazionale leader nel campo delle telecomunicazioni informatiche, che aveva a suo tempo spodestato agilmente Sky e Microsoft, dopo la clamorosa fusione. E dire che tutto era cominciato con i blog, una cinquantina abbondante di anni prima.

B*nty – Delizioso pranzetto anche oggi signori eh?

*nv*r – Che fai prendi per il culo?

*nzop – Sempre stato ironico lui, non ti ricordi il suo blog di merda? Per fortuna che l’hanno chiuso. Dai, lascialo perdere

*nv*r – Sentite, a me sto posto fa schifo. Sono mesi che lo ripeto. E dire che avevo ricevuto offerte dall’ospizio Stefano Isidoro Bianchi, pace all’anima sua. Son venuto qua per vedere qualche faccia conosciuta, e mi ritrovo ‘sto stronzo greco che prende in giro. Se ne andasse a mangiare tsatsiki in Grecia

B*nty – hi hi… Certo che il "ciosoto" da quando gli hanno tolto lo spriz serale è diventato intrattabile eh? E poi greco ci sarai tu

*nzop – Sentite, ma voi gli altri qui li conoscete? Gente che avevate fra i link non ce n’è? Qualche tardona ancora fattibile?

*nv*r – Ma figurati se venivano a morire in questo posto squallido gli altri. Mica scemi. E d’altronde loro coi blog hanno fatto strada davvero, mica come noi coglioni. Anzi come voi, perchè io – vorrei ricordare – sono arrivato alle soglie della direzione di Blow up. Se non fosse stato per quel maledetto Zingal*s…

B*nty – Ah che palle co’ ‘sta storia ! Ma che ce la dobbiamo sorbire proprio tutti i giorni? E non stiamo tanto a bullarci poi, che mi pare che anche noi le nostre porche soddisfazioni ce le siamo tolte. Non è così *nzop? Vuoi ricordare al rincoglionito qui, quante copie ha venduto la tua compilation "La terra sotto Pinerolo 4" ?

*nzop – 300.000 solo in Italia e due volte disco di platino in USA, con trionfale turnè coast-to-coast. Quelli si che erano tempi. Groupies, coca e rock’nroll, show televisivi, amicizie importanti, la sponsorizzazione dell’amaro SanSimone, le copertine del magazines musicali, gli Strokes all’apice della carriera che mi implorarono di includerli nella compila successiva. E adesso guardate dove siamo finiti, in un’ospizio insieme a ex blogger adolescenziali, vecchiazze che ci hanno ancora in camera le immaginine di Hello Kitty e  gente da meno di 20 accessi al giorno. Io, che di accessi quotidiani ne facevo fino a 5000, nel 2010 !

*nv*r -  Seeee bum! 5000 accessi, se li hai mai sfiorati, sarà stato solo dopo che *l Rocco ti ha denunciato in televisione da Costanzo, attorno al 2015

B*nty – *l Rocco, poverino, che finaccia. Ma d’altronde doveva aspettarselo. Dopo aver creato un movimento anticopyright così vasto e radicale,  accettare il posto di presidente della Riaa è stato davvero uno shock per tutti. Dicevano che avesse pure cominciato a tifare Genoa. Com’è che scriveva sempre? Ah si, lo slogan che preferivo era "A ogni mercenario dell’mp3 a pagamento faremo fronte con mille Mblog volontari".

*nzop -  … e infatti poi diventò il più spietato persecutore di downloaders di tutti i tempi. Quando si dice la coerenza…

*nv*r – Vi ricordate? Dicevano che eravamo un mucchio si segaioli e di nerd sfaccendati e poi invece ci fu davvero una blogrivoluzione nel 2006. E chi se l’aspettava?

B*nty – Se ne parlò perfino in Grecia, dove mi trovavo al tempo. Una presa sistematica di tutti i posti chiave, un’ascesa irresistibile, governo destituito, impressionanti movimenti di piazza, occupazioni ovunque, servizi sui telegiornali, inchieste sui magazines, bandiere col cubo azzurrino di Splinder alle finestre. Il mio slogan preferito era "Bloggerz: la logorrea al potere"

*nzop – Vi ricordate come andò a finire vero? Al governo salirono solo le blogstar, e noi che avevamo fatto tanto per il movimento fummo tagliati fuori immediatamente. Maledetti bastardi

*nv*r – tagliati fuori? Perseguitati vorrai dire ! Dopo il primo governo GNeri ci dichiararono fuorilegge e dovemmo rifugiarci in montagna. Che sei rincoglionito a tal punto da scordarti le notti passate a cercare una connessione via satellite in mezzo ai boschi?

B*nty – Me lo ricordo si che me lo ricordo, cazzo. Solo chi sapeva vendersi bene al nemico sopravviveva. Altro che trasformismo ! Ma ve li ricordate i ministri? PL2 di Loser ministro della cultura, Achille ai trasporti, i Polaroidi agli esteri, Inkiostro alle innovazioni tecnologiche, Violetta Bellocchio alle telecomunicazioni, Aiki al ministero della famiglia, Livefast alla salute, Miic all’istruzione, Trentesimo anno alle pari opportunità, Speraben allo sport, Maxcar alle risorse energetiche, A day in the life, Gomitolo e Colas alla direzione della Rai. Il blog della domenica si ribattezzò blog del lunedì, dopo aver preso il posto del mago Gino su Repubblica si candidò alle elezioni con la sinistra metallara. Scum venne assoldato dalle multinazionali della birra, e come prima mossa alzò i prezzi delle medie a dieci euro, rivendette il brevetto di una versione edulcorata del Raw Power alla Bacardi. Gli Indiechi ad organizzare Sanremo ci chiamarono pure i Mogwai come ospiti. Delio, dopo tanto infierire su La Repubblica, ne venne eletto direttore plenipotenziario, si ritagliò una rubrichina intitolata "Mio amato pubblico" in cui recensiva entusiasticamente gli album di Gigi D’Alessio. Mammara lo misero a condurre Domenica In(die) con la Fiò, Bop fu messo a capo dei lavori per il ponte sullo stretto, Margherita F scrisse il best seller soft-porno "Noi dello zoo di Vicenza" …

*nzop – Senti stronzo, non venire a farci la morale proprio tu, che semmai hai raggiunto mai un po’ di visibilità è stato quando hai fondato il Movimento Mondiale Antibestemmie, per favore

*nv*r – Ecco, infatti. Eppoi scusa, alla fine eravamo tanti sui monti a guerreggiar agli ordini del subcomandante Leonardo, se ben ricordo. E soprattutto un sacco di blogger pasionarie: Marinap la francofona, Secondsight la cinefila (cfr), La Fagotta con la C., la compagna Garnant e la sua brigata Cale, Friendsofmine, Ele, la rediviva Uliva, Roisin la lookologa. Che poi era l’unico motivo per cui si arruolò fra i partigiani anche quella quasi-blogstar di *nzop. Tira più un pelo di blogger …

B*nty – Non mentire, eravamo tutti lì per quello, altro che blogresistenza. Io,te, lui, l’esegeta Frittole, Blueblanket, Gecco. Tutta gente da meno di cento visite al giorno. E poi senti chi parla, "mr indie", quello che ha lanciato sui blog gli Offlaga Disco Pax, mi sembra. I vincitori di Festivalbar 2010, o no? Quelli della pubblicità Tim-Vodafone, o no? Il mio slogan preferito comunque era "Più accessi per tutti"

*nzop – E dagli con gli slogan. A questo la moussakà gli ha definitivamente unto il cervello. E poi meno di cento accessi li avrai fatti te, mezzasega di un blogger. Io nel 2016 ne facevo almeno 10.000 al giorno !

Interviene l’infermiera – Signori, è l’ora del riposino. Coraggio tornate nelle vostre stanze.

*nv*r  – Ma un’oretta in meganet, non si potrebbe fare? Mi scappa un post…

Infermiera – No, lo sapete. L’orario delle connessioni a meganet è rigidissimo, e per voi ex blogger dissidenti è limitato. Soltanto il fine settimana.

B*nty – Ai miei tempi era tutta blogosfera, postavamo ovunque, a tutte le ore, non come oggi. Infatti fra i miei slogan preferiti c’era "Un’altra connessione è possibile"

Infermiera – Si certo, capisco. Adesso però alzatevi per cortesia, che le inservienti dovrebbero pulire la mensa

*nzop – Ma quel bel tocco di figliola laggiù non è Pulsatilla? O è la Siri?

*nv*r  – Ma figurati se Pulsatilla o la Siri te le ritrovi in un ospizio del genere, quelle stanno svernando in Messico coi soldi che hanno fatto. Una la testimonial di Splinder, l’altra di Blogspot. Avevano fatto anche lo spot insieme in TV quando venne annunciata la fusione…

B*nty – Si mi ricordo, lo slogan diceva …

*nzop – Senti, mi hai rotto le palle co’ ‘sti slogan, io me ne vado in camera, che stasera voglio provarci con quella ex gothic blogger, laggiù, e se non mi faccio un riposino poi oltre le 9 e mezza non reggo

*nv*r – Scusate, ma che giorno è oggi?

*nzop – Aspetta che guardo. E’ il tre giugno

B*nty – Oh cazzo!

*nzop/*nv*r – Cosa?

B*nty – No, niente. E che come oggi il mio blog farebbe 52 anni, se non me lo avesse chiuso la commissione Blasi. E infatti il mio slogan preferito diceva…

*nzop – Oh sentite, io vado, che devo dare una lucidata alla dentiera

*nv*r – Si, me ne vado pure io, che devo cambiare il pannolone. Maledetto abuso di spriz illegali !

B*nty – Ma come?! Non festeggiamo? Magari con un post commemorativo a sei mani ! Eh?

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