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All Posts from maggio, 2004

Dieci cose da non chiedere ad un greco

maggio 31st, 2004 | By benty in Senza categoria | 33 Comments »

1) Non chiedere perchè nella pressochè totalità dei bagni pubblici e privati non si può buttare carta dentro al cesso. La risposta sarà "Perchè si intasano". Si ma perchè?

2) Non chiedere perchè il cliente di qualunque bar non ha il diritto di rovinarsi da solo il caffè con un quantitativo di zucchero che può definire soggettivamente il significato da dare alle parole "poco, medio e dolce" (ligo-metrio-glikò) ovvero le tre unità di misura di zuccherazione in Grecia, da comunicare obbligatoriamente al cameriere che provvederà alla bisogna. La parola "zuccheriera" è prevista solo in ambito domestico, non vi porteranno cucchiaini, ma sempre un bicchiere d’acqua di rubinetto. Nei bar più fichi al massimo un biscotto ed un cioccolatino.

3) Non chiedere perchè si portano dietro ancora quell’alfabeto assurdo, dove la P è la erre, la H è una delle loro 5 i ( e ci sono anche due tipi indistinguibili di O ma non c’è una vocale nell’alfabeto per la U che si ottiene da OY), la B è la vu e ma la Delta non corrisponde alla nostra D, per descrivere la quale in greeklish si usano NT così come per la nostra B occorre il binomio MP, dove la Y può essere pronunciata V, F, U, I, a seconda del giorno e del mese. Ricominceranno con la storia che quando i nostri avi erano sugli alberi i loro creavano la filosofia, il teatro e metà dei vocabolari occidentali etc…

4) Non chiedere perchè i cani randagi di città si aggirano spesso in branchi numerosi ed abbaiano lanciandosi contro le auto ma non attaccano i normali pedoni. Avete però appena ottenuto la risposta alla domanda "Perchè tanti cani giacciono spalmati ai bordi delle strade greche?"

5) Non chiedere perchè da bere (caffè inclusi) costa così tanto e come mai i bar sono SEMPRE pieni anche se i salari sono così bassi. E’ il cosiddetto "grande mistero dell’economia greca", sembra che dietro ci sia Tremonti.

6) Non chiedere perchè è assolutamente necessario fumare almeno 4 sigarette con un caffè per un totale di minimo un’ora, e parliamo di un caffè veloce.

7) Non chiedere perchè in "taverna" è socialmente ammesso mangiare direttamente dai vassoi o dalle insalatiere nonchè è consigliabile la scarpetta finale, mentre al "ristorante" non si fa, che è da cafoni. Non chiedere neanche la differenza tra taverna e ristorante che è meglio.

8) Non chiedere MAI "Ma la Macedonia non è lo stato a nord della Grecia la cui capitale è Skopje?". Molti non l’hanno ancora mandata giù la storia del nome, specialmente dalle parti della Grecia del nord (fra cui figura la Macedonia nel senso di regione greca) e si incazzano come tori. Molti non hanno ancora mandato giù il fatto che Costantinupoli (Istambul) sia turca.

9) Non chiedere perchè i tassisti caricano tranquillamente altri passeggeri che si trovano sulla strada dopo che siete saliti. Basta che i nuovi clienti vadano verso una destinazione conveniente al tassinaro (trad taxizis o spregiativamente tarifa) che lui li fa salire. Non importa se state per perdere l’aereo o vostra moglie sta per partorirvi il primogenito in macchina, loro se la prenderanno col traffico. Non chiedere neanche il motivo dell’euro aggiuntivo di mancia sotto le feste.

10) Non chiedere perchè si può fumare ovunque. E’ qui che stata creata la democrazia, no?

(…could be continued…)

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No dark sarcasm in the classroom

maggio 31st, 2004 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

I corsi della scuola privata dove insegno sono finiti la settimana scorsa, alcuni dei miei studenti hanno cominciato a dare gli esami con esiti, sembra, già deprimenti. Di conseguenza è iniziata una catena di eventi mondani di fine anno scolastico. Una sera c’è stata la cena insieme a tutti gli altri professori, con gli schieramenti ben contrapposti: insegnanti di italiano tutti mogi e compunti da una parte e quelli spagnoli sbracatissimi dall’altra e bere e fare festa. Mi sono venduto al nemico in meno di un secondo, claramente.


In un altro caso mi è stata offerta una cena da sette studentesse (avete letto bene, io e 7 ragazze, asciugatevi la bavetta che vi cola all’angolo della bocca maschietti). Alla fine del desinare, nonostante le due sole bottiglie di vino bevute, le giovani elleniche stavano fuori come le zucche (bei tempi quelli dell’alcolismo giovanile, quando con due soldi raggiungevi in un minuto l’estasi etilica e il sentimento di fratellanza cosmica era così a portata di mano). Le ubriacone facevano cori e foto, ballavano e ridevano, barcollavano e insultavano i passanti, urlando parolacce in italiano del tipo ” Io fare belo bochino” (e giù risate).


Vale a dire otto mesi di duro lavoro sulla pronuncia delle consonanti doppie, l’uso degli articoli, la formazione dei plurali e quelle sciagurate non mi sanno couniugare neanche un presente indicativo. Mi sa che non mi riassumono.

Le mie amiche Electr(a)elane

maggio 24th, 2004 | By benty in Senza categoria | 13 Comments »

La mia ignoranza musicale, come è ormai risaputo ai pochi lettori di queste paginette azzurrine, non finisce mai di sorprendere, me per primo. Le Electrelane non sapevo chi fossero, non sapevo che musica suonassero, non sapevo da dove venissero. Non mi ero neanche dato pena di cercare loro materiale su internet, pur avendone incontrato alle volte il nome, in giro per i meandri della rete. Sapevo però che un loro brano compariva in una celerbe playlist di dj Enzo (che, come è risaputo, spacca) e ne avevo letto commenti lusinghieri in un post del Colonnello. Mi è bastato per decidere di investire soldi, peraltro non miei, nel biglietto del concerto di venerdì scorso. Quindi mi trovo a confermare in pieno la voce che vuole i blogger come veri trendsetter capaci di orientare i gusti del mercato, altro che pubblicità occulte e Vanna Marchi.


La geniale trovata dei gestori del Mylos è stata quella di far suonare nella stessa serata, ma in locali separati da poche decine di metri, anche i Tuxedo Moon, che qui in Grecia hanno ancora un seguito notevole. Bravi, pochi concerti ma ben sovrapposti, scommetto che ce li pagano pure per organizzare questi capolavori logistici. Apro e chiudo la parentesi sui gruppi che negli ultimi tre mesi sono arrivati a Salonicco e di cui non ho parlato. A parte i Violent Femmes e i già citati Tuxedo, anche gli Ozric Tentacles, gli Stranglers, Alice Cooper, gli Scorpions (!?) e altri ottuagenari del roccherolle. Credo che si tratti della stessa filosofia per cui Karembeu ha vinto tre scudetti con l’Olimpyakos, la sempre valida teoria del riciclo degli scarti altrui. Per fortuna ogni tanto passano di qui , per sbaglio, alcuni veri fuoriclasse e rarissimamente delle giovani promesse dei vivai musicali underground (lo so che non si dice più da eoni, ma mi andava di usare questa di parola, problemi?)


Prima delle Electralane si esibivano i Puffer Fish, superfluo ensemble locale che ci ha annoiato per qualcosa come quaranta interminabili minuti, con un funkettino disdicevole, come degli inutili Red Hot Chili Peppers sotto sedativi, ma senza palle, voce, presenza scenica e tutto il resto. Credo siano stati il motivo per cui il concerto costava dieci euro in meno del solito: riuscire a sopportarli è stato giudicato uno sforzo degno di uno sconto.


Ce l’abbiamo fatta e la nostra pazienza è stata premiata da un concerto breve ma tosto.


Allora adesso vi racconto come sono le Electrelane dal vivo un po’ on e un po’ off-stage. Ovvero ho colmato le mie lacune direttamente alla fonte, andando a rompere le palle alle ragazze nel dopo concerto, mentre terminavano una boccia di vodka con tanti succhi di frutta ad un tavolo del locale e la gente ormai era quasi tutta fuori. Il mio amico Kape dice che certe volte mi scatta l’irrefrenabile bisogno di contatto fisico con l’artista, che ormai c’ho una certa età e che divento patetico. Quest’ultima cosa non sono sicuro che me l’abbia mai detta, ma comunque l’ho capita da solo. A me comunque non hanno offerto i self-made-cocktail, ma solo perchè non ho insistito, sennò figuratevi.


Sono quattro ragazze di Brighton, insieme da circa tre anni e mezzo ed hanno già due album alle spalle ed una apparizione alle John Peel session. Non era la prima volta che suonavano qui in Grecia, ma era la prima a Salonicco. Credo che se ne sentirà parlare ancora parecchio, perchè sono proprio brave.


La leader del gruppo si chiama Verity. Assomiglia ad una bellacopia di Sarah Ferguson, credo, ed è molto simpatica. Lei si applica alle tastiere stereolabiche, a volte alla chitarra, per un breve tratto anche ad un sassofono e alla voce. Lei è quella che ha scritto tutti i testi -in 4 lingue- del loro secondo album The power out; il primo è strumentale e postrockoso, si chiama Rock it to the Moon ed ha fatto invaghire Steve Albini del quartetto e storcere il naso a Pitchfork. Poi mi ha anche raccontato che saranno in giro tutta l’estate per i festival di mezza Europa: Benincassim, Roskilde, Primavera e credo anche Reading. Inoltre è d’accordo con me sul fatto che pagare 35 euro per vedere gli Idlewilde sia un furto. Ma a questo ci arrivavo anche da solo eh.


Poi c’è Emma che sembra la più giovane, munita di polsino-che-una-volta-era-indie. Lei picchia duro sulla batteria, e dietro quel ciuffone che le copre la faccia si nascondono due occhioni azzurri da cerbiatta, un sorrisone e le lentiggini come Candy candy. E’ lei che mi ha consigliato di prendere il nuovo cd invece di quello strumentale. Sembra timida ma è molto gentile.


Inoltre c’è Rachel che suona il basso, che mi ricordava qualcuna, ma ancora non ho capito chi, e si è presentata di sua spontanea volontà mentre parlavo con Emma e neanche l’ho riconosciuta lì per lì, ma sembrava la più contenta di tutte.


Infine Mia, l’unica con cui non sono riuscito a fare due chiacchiere, che oltre alla brillante performance alla chitarra, ha assolto anche egregiamente il ruolo di catalizzatore di attenzioni maschili, ovvero era l’indiscusso pezzo di figa del gruppo. Quando la vedrete accanirsi con grinta e grazia sulla chitarra nel finale Take the bit between yor teeth ve ne innamorerete ineluttabilmente, a prescindere dai vostri gusti sessuali.


Le ragazze hanno prima dovuto montare in fretta e furia i loro strumenti, dopo che i puzzoni di supporto avevano finito di dilaniarci i testicoli. Lo hanno fatto praticamente da sole, sono tornate un attimo dentro i camerini, si sono cambiate e truccate un po’ e poi hanno iniziato. Davanti ad una platea che vedeva numerosi esponenti del movimento tracollista greco, le quattro albioniche hanno profuso parecchia energia, proponendo poco più di una decina di brani mediamente abbastanza brevi e credo anche per questo ancora più efficaci. La loro attitudine sul palco è stata per tutta la durata del set piuttosto seriosa e concentrata.


Sentite certe basi electro (Only one thing is needed) che partivano belle dritte, ascoltati certi arpeggi scarni e parecchio “hooky” al contempo (Gone under the sea, On Parade), all’inizio le quattro mi hanno fatto venire in mente certe cosette dei New Order e dei primi Depeche, ma più leggeri e abrasivi, o ancora meglio le cose meno claustrofobiche dei Joy Division. Oppure erano i Cure, insomma dai che avete capito, non mi fate continuare con le citazioni a sproposito. La struttura dei brani suonati al Mylos era piuttosto varia e dinamica, fondamentalmente pop dall’anima scura, con cambi improvvisi di velocità, stop and go, rallentamenti e ripartenze che neanche Sacchi , con finali in crescendo dove le chitarre storte prendevano spesso il sopravvento accelerando e ispessendosi, e le tastiere di Verity erano libere di spaziare a tuttocampo (la metafora calcistica mi sta decisamente prendendo la mano). Non sono mancate le atmosfere più statiche e cupe (Birds) in cui spicca il cantato monotonico di Verity, che a me ricorda un po’ Lidya Lunch, ma credo che a voi no. Gustose e “scurite” anche le due cover proposte: una di Bruce Springsteen, I’m on fire, e una dei Roxy music, More than this, suonata nel secondo bis anch’esso consistente in una canzone soltanto. Ecco, questo magari se lo potevano risparmiare, due mini-bis in un’ora e poco più di concerto, insomma. Ma le si può perdonare, sono peccatucci veniali nel contesto di un concerto impeccabile e la chitarrista, ripetiamolo, è proprio ma proprio carina. Credo che però la sezione ritmica e soprattutto le tastiere sovrastassero un po’ la chitarra come volume, e che al contempo la chitarrista non portasse il reggiseno, il che mi ha ulteriormente distratto. Preso e ascoltato The Power Out, ho constatato che dal vivo rendono meglio in potenza e non c’è traccia di alcuni finali che sconfinavano nel noise, anche se altri lati (quello psichedelico sperimentale ad esempio, o quello più “pop” dei brani) emergono meglio da cd.


Infine la testimonianza che Kape ha sempre ragione.

The bands they are a-changing

maggio 21st, 2004 | By benty in Senza categoria | 7 Comments »

Il cast del Rockwave festival di Atene del 21 giugno ha subito delle gustose modifiche: oltre ai Pixies, headliner – si parla di un’ora e venti di concerto – e ai Black rebel motorcycle club, danno forfait i Muse per lasciare spazio ai MOGWAI. Ho scoperto dunque l’esistenza dell’orgasmo multiplo anche negli esseri umani di genere maschile.


E fra mezz’oretta Electralane. Gaudemus.

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Vi prego

maggio 18th, 2004 | By benty in Senza categoria | 15 Comments »

Se non l’avete già fatto vi scongiuro, vi supplico, vi imploro: leggete due dei più grandi pezzi comici mai scritti in Italia. Roba da premio della satira, ho ancora le lacrime agli occhi. E’ tutto troppo bello, ne voglio ancora.

Lo faccio per il vostro bene

maggio 18th, 2004 | By benty in Senza categoria | 4 Comments »

Siccome l’estate si approssima, e la Grecia è una delle mete più gettonate dagli italiani per le vacanze agostane, facciamo un patto. Io vi confesso apertamente che di isole greche non ne so nulla, essendo stato solo a Santorini e Lefkada, in 7 anni di frequentazioni greche. Voi, per contraccambiarmi, mi promettete che non mi farete domande del tipo "Mi consigli un bel posto a poco prezzo dove si può stare ad agosto senza imbattersi in orde di italiani?" oppure "Mi aiuti a trovare un’isola dove stare con due soldi per un paio di settimane che sia principalmente popolata da ninfomani svedesi?". No perchè di questo periodo mi succede sempre, allora meglio evitare di fare delle figuracce. Ieri le autentiche Tragedie greche, di cui solo metà riportate su codesto blog, compivano la bellezza di due anni esatti esatti e guardacaso incocciavo in un bellissimo post ed una altrettanto bella serie di commenti sul significato da dare alla parola casa. Sono rimasto muto a pensare, ma non mi è venuto in mente niente, ancora.

p.s. nell’ultima settimana Splinder ha esaurito la mia scorta mensile di bestemmie. Sappiate, signori di Splinder, che c’è già gente in rete disposta a cercare su google www.tragediegreche.it. Non so se ci siamo spiegati. Fatevi due calcoli, vedete se vi conviene: non abbiamo più bisogno di voi (della serie figli ingrati).

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In Sakis they trusted / in Moz we trust (2)

maggio 17th, 2004 | By benty in Senza categoria | 8 Comments »

Nella speranza che Splinder non si mangi pure questo post, inizio a scrivere. La TV greca soffre di una evidente schizofrenia. Di giorno è uno dei peggiori esempi di televisione europea, roba da far rimpiangere Rete4. Ho realizzato che anche se il Nano qui non c’è, la TV fa schifo lo stesso, ci sono gli stessi programmi che avete la fortuna di vedere in Italia, e direi quasi gli stessi personaggi, ma in una versione se possibile più pacchiana e terzomondista. Una cosa raccapricciante. Il culmine è stato raggiunto sabato, quando davanti agli schermi, per tifare “Shake it” all’Eurovision, si è bloccata l’intera nazione, con uno share attorno all’85%, cinque milioni di telespettatori, record greco di audience di sempre. E ovviamente Sakis ha perso malamente, piazzandosi dietro giganti musicali del calibro di Ucraina e Serbia.


Di notte però le cose cambiano. Nel giro di tre settimane dopo mezzanotte ho potuto vedere Caro Diario, Il giardino delle vergini suicide, Reality bytes e Amarcord. Sempre di notte ci sono tutti i giorni i Simpsons, Sex and the city, i Soprano e Frasier – di giorno danno solo degli indigeribili serial greci e le telenovelas sudamericane. Per un periodo mi ricordo che hanno trasmesso addirittura “Un posto al sole” ed un serial di quelli con Marco Columbro e la Cuccarini. Ieri la TV greca notturna ha raggiunto il mio massimo gradimento. ET3 ha trasmesso integralmente un concerto del 1983 degli Smiths , con una sola brevissima interruzione pubblicitaria. Per oltre un’ora il ciuffone di Morrissey e il caschetto di Marr hanno imperversato sullo schermo, sommersi da piogge di petali e di fiori, acclamati da un pubblico nutrito e sorprendentemente entusiasta per una band che aveva alle spalle appena un anno di attività e qualche singolo. Moz, bellissimo clown romantico, ci ha deliziato con i suoi balletti sghembi, con tanto di camicione aperto sul petto e catene lunghissime al collo. Insieme ad un Marr appena ventenne proponevano, in quel dicebre del 1983, una manciata di canzoni destinate a cambiare parecchie cose, anche per me che all’epoca avevo dieci anni. Li avrei conosciuti meglio solo dieci anni dopo, quando già non sarebbero stati più gli Smiths, molto dopo le storie poco chiare di Union Jack sul palco e le accuse di razzismo. Meglio tardi che mai.

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In Moz we trust

maggio 12th, 2004 | By benty in Senza categoria | 8 Comments »

Strano che ancora nè i polaroidiAntonio ne abbiano parlato (o forse l’hanno già fatto e me lo sono perso) , ma il 19 maggio John Peel dovrebbe trasmettere un live di Morrissey .

In Sakis we trust

maggio 11th, 2004 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Sakis Rouvas, universalmente conosciuto come Sakis, voi non sapete neanche chi è. Come è pure giusto. Sakis Rouvas è un idolo pop greco, nulla più che una fotocopia sbiadita di Ricky Martin, ma andate voi a spiegarlo ai greci, che credono davvero che da Goodies (catena di fast food greca – fotocopia di Mac Donald, che qui viene superato in termini di vendite da Goodies) si mangi infinitamente meglio che da Mac Donald. Brutta bestia il nazionalismo, e scusate la divagazione fastfoodica, che però invece a ripensarci, c’entra alquanto. Perchè la musica di Sakis potrebbe essere tranquillamente accostata al sapore degli hamburger di un Goodies, plastificati ed insipidi, proprio come quelli del MacDonald. A me Sakis ricorda anche una delle geniali interpretazioni di Fabio De Luigi di qualche anno fa, Fabius, mi pare – il modello scemo. Sakis qui in Grecia è adorato da stuoli di teenager decerebrate e dalle comunità gay, per le quali è una vera icona al pari di Amanda Lear, Raffaella Carrà e Madonna. E’ quel tipo d’artista per cui non riusciresti nemmeno a provare davvero antipatia se solo non fosse onnipresente in televisione e in radio, con video che non sono null’altro che tristissimi quanto dichiarati spot Vodafone, di cui è testimonial (come l’altra gay-icon Beckham). I suoi video, in cui il fisicaccio da ex ginnasta è sempre umidiccio per arrapare le giovinastre, sono tuttavia più originali delle canzoni, per immaginare la banalità delle quali basta che pensiate ai provini scartati da Ricky Martin e dal figlio di Iglesias, reinterpretati in greco, con inserti di inglese e spagnolo. Brividi eh? Inoltre Sakis ha un notevole successo all’estero, perchè le teenager prive di encefalo sono ovunque, mica solo qui. In particolare in Francia (dove è anche entrato in classifica e si dice che riempia palazzetti dello sport quando fa tappa con i suoi tuor) e nei paesi del nord Europa. In qualche modo a me ancora poco chiaro, Sakis fa anche parte di un certo jet set europeo, millanta amicizie con attrici famose, soubrette decadute e stilisti italiani.


Sakis quest’anno è chiamato a rappresentare il suo paese all’Eurovision, la gara canora europea a cui l’Italia, autarchica e fiera del suo Sanremo, si rifiuta di partecipare (credo che l’abbia fatto in un paio di occasioni, una con “Gente di mare” di Raf ed un’altra con i Jalisse). L’atmosfera di Eurovision ricorda parecchio quella di Giochi senza Frontiere, e rappresenta per molti paesi europei quello che Sanremo è per noi. La differenza principale da Sanremo è che le canzoni sono leggermente meno incredibili, poichè del tutto appiattite sui vari generi mainstream che dominano i palinsesti radiofonici d’Europa (latin su tutti, ma anche altra robaccia etnica, pseudo r&b, fino a dei goffi tentativi di hip hop, e parecchie wannabe Kylie e Shakira). Il che le lascia dunque delle cagate inaccettabili per chiunque sia dotato del dono dell’udito e ne sappia fare un minimo di buon uso. Un’altra differenza dal festival dei fiori è che le canzoni non devono necessariamente essere inedite: il singolo con cui Sakis terrà alto il nome della Grecia, “Shake it“, ci fracassa i coglioni già da varie settimane. Il paese comunque fibrilla: un giorno si e l’altro pure le news riportano una notizia su Sakis, i bookmakers lo danno per vincente , addirittura il sindaco di Atene vola ad Istanbul, sede dell’Eurovision 2004, per mostrare l’appoggio del paese, in terra straniera e nemica. Lo sanno tutti che la Grecia è favorita quest’anno. Se non vincono con Sakis non vincono più. E non hanno mai vinto, ovviamente. Come senz’altro ben saprete, l’anno scorso fu nientemeno che la Turchia ad aggiudicarsi l’ambita competizione, l’anno prima la Lettonia. Tutti paesi che tanto hanno dato alla musica internazionale, converrete.


Purtroppo per me, in occasione della trasmissione dello show in TV, si è formato un gruppo d’ascolto piuttosto nutrito che ha deciso di fare base a casa mia, proprio in virtù delle mia idiosincrasia nei confronti della manifestazione. Speravano di mangiare a sbafo la mia celebre pasta al forno mentre mi avrebbero colonizzato casa, gli stolti. Se Dio vuole invece quella sera io dovrei essere al Casablanca a mettere dischi ed ubriacarmi, come ogni fine settimana. Se la cosa dovesse appassionarvi potete sempre seguirla qui . Nel caso in cui aveste deciso di non andarvi a leggere il testo della canzone, è mio dovere preciso informarvi che il refrain di “Shake it” fa più o meno così “Shake, shake, shake, shake it mi amor, crazy for love, gimme some more”. E come direbbe Vincenzo Crostino, viva la buona Musica !!!

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Always look at the bright side of life (e continuare fischiettando…)

maggio 7th, 2004 | By benty in Senza categoria | 5 Comments »

Era già successo. Il che non significa che non sarebbe più potuto succedere. E infatti è successo ancora una volta. Mi avvicino al parcheggio e vedo due loschi figuri che trafficano nei pressi della mia gloriosa Y10, ormai quasi maggiorenne. La portiera aperta, il finestrino pure. Anche se ricordo perfettamente di non averlo lasciato abbassato. Allungo il passo insospettito e non mi calma vedere le uniformi dei due poliziotti. Che mi fanno il superfluo racconto dell’accaduto. I frantumi e i documenti sparsi sul sedile e il cruscotto aperto dicono già tutto ciò che c’è da sapere. Non mi spiegano la cosa che più mi chiedo. Perchè? Perchè a me? Perchè di nuovo a me? Perchè non ad un’altra delle centinaia di macchine parcheggiate in quella zona e ben più appetibili? Una macchina che non porto a lavare da mesi, tanto che ha ormai cambiato colore e fa tenerezza solo a guardarla, oltre che ribrezzo. Saranno stati fuorviati dalla targa straniera? L’italiano viene sempre identificato come ricco possidente, anche se se ne va in giro con un catorcio ambulante? Ci avevo una ford Focus nuova di zecca davanti, non l’hanno neanche rigata. Mancava pure il pianale di dietro e non c’erano casse da rubare, a causa del furto subito appena pochi mesi fa. I poliziotti, gentilissimi, mi hanno spiegato il da farsi. Mi hanno detto che dalle impronte digitali (che non mi sembra nessuno abbia peraltro preso) potrebbero riuscire ad identificare il malvivente. Sono riuscito a non ridere anche in quel frangente, mantenendo una calma olimpica. Una certa rassegnazione più che altro. In compenso, aprendomi il cruscotto e vuotandolo di tutte le inutili scartoffie ivi rinchiuse da decenni, i mariuoli, oltre a rischiare il tetano, hanno dissepolto 4 cd di cui avevo perso le tracce da tre settimane. Sennò chissà quanto avrei dovuto spendere per rimasterizzarli un’altra volta.


p.s. come ho scritto su un commento ad Ink in tempi recenti ma non sospetti io, adesso in particolar modo, mi sento davvero indie.

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