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Patti Smith a Salonicco

25 September 2007 | By benty in Senza categoria

Si apre (e immagino si chiuda contestualmente) la sempre piu’ triste e povera stagione concertistica salonicchese. Ormai siamo a un paio di esosissimi concerti l’anno quando va bene. L’anno scorso Morrissey e Devastations: quest’anno si inizia da domenica scorsa, con una nuova promessa della musica alternativa americana, una di quelle giovani leve che fa ben sperare per il futuro dell’indie made in U.S.A., Patti Smith.

L’arzilla performer si presenta puntuale al Vellidio, un centro conferenze assolutamente inadatto a ospitare concerti (s’era gia’ notato ai tempi di Nick Cave) a causa anche di un’acustica assolutamente inadeguata. Sul palco con lei una band essenziale: basso, chitarra, batteria e tastiere. Il tour non e’ casuale, ma serve a promuovere l’ultimo disco della poetessa di Chicago, l’album di sole cover Twelve, che mi ha convinto solo a tratti. Ma ovviamente uno Patti Smith se la va a vedere non solo per quello che ha prodotto di rilevante recentemente (poco o niente) ma per quello che ha rappresentato e rappresenta, ovvero un pezzo di storia della musica contemporanea bello grosso. Inoltre vale assolutamente il prezzo del (salatissimo al solito) biglietto, anche solo per sentirla cantare "Redondo beach" e "Dancing Barefoot", oltre che per struggersi durante l’immancabile "Because the night", con la propria amata fra le braccia e l’immagine di Ghezzi che parla fuori sincrono a fare da virtuale background.

Patti Smith ha sul palco movenze assolutamente semplici ma che sprigionano carisma, apre con Redondo Beach, balla felice e coinvolta dalla sua musica come un’adolescente farebbe da sola in cameretta sua, continua con Free Money, introduce al clarino la cover di "Are you Experienced" citando le note di "A Love Supreme" di Coltrane (che domenica era appunto il suo compleanno), si toglie la giacca, scende dal palco, si assenta per lasciare la scena a Lenny Kaye e soci che suonano una "Pushin Too Hard" davvero garage, prova per la prima volta la cover di Children of the Revolution dei T-Rex di Marc Bolan sbagliando clamorosamente parole e tempi (ma ci aveva avvertito, "i might fuck it up"), intercala brevemente le sue canzoni con appelli contro la "fuckin war"  che nemmeno i Modena City Ramblers, oppure dice solo "Hello!" e fa ciao con la manina, che nemmeno una bambina piccola, poi scaracchia abbondantemente, incolla alcune sue poesie dentro le canzoni di Twelve (versioni di Beatles, Dylan,Nirvana) di lunghezza a volte un po’ eccessiva, canta Pissin in the river, fa ballicchiare un po’ tutti quando suona Gimme Shelter, chiude una prima volta con Gloria, chiude infine davvero in bellezza con un doppio bis, composto da People have the power, qui di recente tornato in auge grazie a delle pubblicita’ di compagnie telefoniche, e soprattutto una versione bella tirata di Rock’n’roll Nigger.

Patti Smith ci ha una voce assolutamente sensazionale e inossidabile, bella e viva come se fossi a casa tua e avessi messo sul giradischi Horses. Il concerto non e’ decisamente travolgente, ma e’ assolutamente gradevole. Fra il mettere un cd di Patti Smith nello stereo e l’andare a sentirla dal vivo un’ulteriore differenza si scorge nel fatto che dal vivo, fra una canzone e l’altra, Patti ci ricorda che la rivoluzione nasce dal cuore ognuno di noi e che siccome we are people and we have the power, and the night belongs to lovers, dobbiamo essere i primi a fare qualcosa e muoverci, che insomma c’e’ sta revolution da fare a colpi di true love contro la fuckin war.

Capisco che sei Patti Smith, e devi difendere la tua fama di sacerdotessa roccherolle e di profetessa beatnik ma pure punknewave, che sei un mito della musica, e capisco pure che ti vergogni che sei americana e tutti ti ricordano che i tuoi connazionali hanno voluto Bush. Ma, cara Patti, pure i miei compaesani un paio di volte hanno voluto Berlusconi, figurati , mica e’ colpa nostra no? Non me la fare tanto lunga , che senno’ mi sembra di stare a un raduno di figli dei fiori, mi innervosisco e appena uscito dal concerto l’unico istinto che ci ho e’ quello di picchiare le vecchiette che incontro per strada.

2 Comments on “Patti Smith a Salonicco”

  1. Ma in fondo, Patti Smith può cantare e dire quello che le pare, suvvia.

    Se penso che gli americani hanno Patti Smith e noi i MCR mi intristisco…

    (PS. forse ti sfugge ma da sullatv italiana People Have The Power è stata usata un paio d’anni fa per lo spot di una BANCA….sigh)

     

  2. in effetti mi sfuggiva, e poi concordo, Patti può dire ciò che vuole